ARTHUR CLARKE.
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I GUARDIANI DEL MARE.
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1962. ARNOLDO MONDADORI EDITORE, MILANO.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
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      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Presentazione.
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Un uomo nello spazio che non pu pi staccarsi dalla Terra, che non pu pi guardare il vuoto perch una spaventosa avventura gliene ha dato il terrore. Un uomo del mare che vive nel ristretto mondo della sua Subvedetta immersa in quell'altro immenso e imprevedibile mondo che  l'oceano. E le creature del mare, gli abissi del mare, i pericoli sempre presenti nel mare, e sempre pronti a ostacolare l'uomo che nel futuro immaginato da Arthur Clarke dipende dal mare, e a contestargli il diritto di percorrere le sue profondit per ricavarne il cibo che gli serve per sopravvivere. E l'astronauta che ha paura dello spazio trover nella sfida continua dell'elemento liquido un nuovo scopo alla sua vita, ma prima di affrontare coscientemente l'ignoto dovr vincere la diffidenza dei compagni, strani cow-boy delle acque, e vincere se stesso. Questo, secondo Arthur Clarke, il mondo del ventunesimo secolo, e questi gli uomini che hanno offerto allo scrittore-scienziato ampia materia per un romanzo rigorosamente fantascientifico.
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L'AUTORE.
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Sir Arthur Charles Clarke (Minehead, 16 dicembre 1917, Colombo, 19 marzo 2008)  stato un autore di fantascienza e inventore britannico.
Noto ai pi per il suo romanzo 2001: Odissea nello spazio del 1968, cresciuto assieme alla sceneggiatura del film omonimo realizzato con il regista Stanley Kubrick ed ispirato al racconto breve La sentinella dello stesso Clarke, lo scrittore ha per al suo attivo una produzione letteraria assai estesa, tra cui la celebre serie di Rama;  considerato un autore di fantascienza hard o "classica", dato che una caratteristica saliente dei suoi romanzi  l'attenzione per la verosimiglianza scientifica.
In suo onore l'orbita geostazionaria della Terra  stata chiamata "Fascia di Clarke". Egli infatti fu il primo ad ipotizzare, in un articolo pubblicato nel 1945, l'utilizzo dell'orbita geostazionaria per i satelliti dedicati alle telecomunicazioni.
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I GUARDIANI DEL MARE.
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Capitolo 1.
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Un pericoloso predone vagava indisturbato nella riserva di pascolo. Una pattuglia aerea del Pacifico Meridionale aveva scorto una gigantesca carcassa galleggiare sulle onde arrossate di sangue.
In pochi secondi, il complicato sistema di allarme si era messo in moto: da San Francisco a Brisbane, gli addetti alla sorveglianza facevano calcoli e delimitavano la zona tracciando cerchi sulle carte. E Don Burley, che ancora si sfregava gli occhi per il sonno, era chino sul quadro di comando del sommergibile subvedetta N. 5, e si portavavelocemente a profondit quaranta metri.
Don era contento che l'allarme fosse stato dato nella sua zona; qualcosa di emozionante ci voleva, dopo tanti mesi di calma. Teneva d'occhio automaticamente gli strumenti dai quali dipendeva la sua vita, ma il suo pensiero era altrove. Chiss cos'era successo? Il breve messaggio non dava particolari: il corpo di una balena uccisa galleggiava in superficie a una distanza di circa quindici chilometri dal grosso del branco che in preda al panico procedeva veloce verso il nord. Veniva il sospetto che, chiss come, un piccolo gruppo di balene-squalo fosse riuscito a penetrare oltre le barriere che proteggevano il vivaio. In questo caso Don e i suoi colleghi avrebbero avuto il loro da fare.
Le luci verdi sul quadro davano un senso di sicurezza. Finch quel disegno luminoso non si alterava, finch nessuna di quelle piccole stelle color smeraldo ammiccava e diventava rossa, per Don e il suo minuscolo scafo tutto procedeva a gonfie vele. Aria, combustibile, energia. I tre elementi che regolavano la sua vita. Se uno dei tre fosse venuto a mancare, lui sarebbe colato a picco nella sua bara d'acciaio, com'era capitato a Johnnie Tyndall qualche mese prima.
Ma non c'era ragione perch si verificasse un incidente del genere, e poi, pensava Don per darsi coraggio, i guai che si prevedono non accadono mai.
Si protese oltre il piccolo quadro di comando e parl nel microfono. La subvedetta 5 era ancora abbastanza vicino alla sua portasommergibili per poter comunicare via radio, ma tra non molto sarebbe stato necessario ricorrere agli ultrasuoni.
Rotta 225, velocit 50 nodi, profondit 37 metri, controllo sonar in perfetta efficienza. Tempo calcolato per raggiungere il punto segnalato, 40 minuti. Chiamer a intervalli di dieci minuti.  tutto. Chiudo.
La risposta dalla "Rorqual" arriv fievolissima, e Don interruppe il contatto. Era tempo di dare un'occhiata attorno.
Diminu le luci della cabina in modo da vedere con pi chiarezza le immagini sullo schermo, si cal sugli occhi i polaroid e scrut nelle profondit marine. Ci vollero alcuni secondi perch i segnali prendessero forma nella sua mente; poi la visione tridimensionale balz nitida dallo schermo.
Quello era il momento in cui Don si sentiva simile a un dio, capace di dominare una zona del Pacifico vasta pi di trenta chilometri e di scrutare abissi quasi totalmente inesplorati fino a una profondit di tremila e settecento metri.
Rotando lentamente, il raggio invisibile frugava il mondo sottomarino e distingueva gli amici dai nemici nelle tenebre eterne in cui la luce non sarebbe mai penetrata. L'emissione di suoni impercettibili, troppo acuti perfino per l'udito dei pipistrelli che avevano inventato il sonar milioni d'anni prima dell'uomo, pulsava nella notte acquatica; i deboli echi di ritorno erano captati e amplificati, fino a divenire macchioline verde-azzurre in movimento sullo schermo.
Don spense il raggio di profondit e si concentr sulla ricerca orizzontale. Non c'erano ostacoli al suo sonar: quella nube, che biancheggiava circa tre chilometri pi avanti era un branco di pesci insolitamente numeroso.
Don la osservava incuriosito, e intanto la sua subvedetta, forma d'acciaio pi rapida e mortale di ogni altra creatura che si movesse in quelle acque, proseguiva la sua corsa verso ovest.
La ricevente a lunga distanza fece udire il suo pigolio lamentoso, e Don mise in funzione la trascrivente. Non aveva mai imparato a leggere il codice a orecchio, come facevano tanti, ma la striscia di carta che spuntava col messaggio gi trascritto ovviava all'inconveniente.
rapporto pattuglia aerea, 50-100 balene si dirigono a 95 griglia riferimento x186593 y432011 stop dopo cambio di rotta procedono forte velocit stop nessun segno orche ma si pensa siano vicinanze stop Rorqual.
Don si sent scettico circa l'ultima parte del messaggio. Se fossero proprio state le orche, i temibili aggressori di balene, le responsabili di tanto trambusto, a quell'ora le avrebbero gi avvistate in superficie, a banchettare coi resti della loro vittima. Nessun aereo di pattuglia le avrebbe spaventate e indotte ad abbandonare la preda. Parte del messaggio invece era certamente esatta: le balene si muovevano a velocit insolita. Il branco infatti era gi stato avvistato dal sonar, e sull'orlo estremo dello schermo era apparsa una flottiglia di puntolini luminosi. Le balene terrorizzate venivano proprio nella sua direzione, e Don calcol che, data la velocit con cui avanzavano, la subvedetta 5 si sarebbe trovata in mezzo al branco entro cinque minuti. Don spense i motori, e avvert subito la resistenza dell'acqua che rallentava lo scafo sino a fermarlo.
Simile a un cavaliere in armatura Don Burley aspett a pi fermo nella sua minuscola cabina fiocamente illuminata, esaminando le sue armi per il conflitto che avrebbe avuto luogo tra poco. In quei momenti, Don provava un'istintiva affinit con i pastori che avevano sorvegliato i loro greggi fin dagli albori della storia. Si considerava un Sir Lancellotto e insieme un David, intento, tra le colline della Palestina, a proteggere il suo gregge dalle belve che lo minacciavano. Don si compiaceva di queste fantasie romantiche, anche se non l'avrebbe mai confessato agli altri.
Ora il branco era a meno di tre chilometri, e Don poteva contare le balene una per una, e farsi perfino un'idea esatta della loro dimensione. Con occhio esperto, cominci a cercare eventuali segni di lotta.
La sua attenzione venne attirata da quattro echi al centro dello schermo. Due erano piuttosto grossi e a una certa distanza l'uno dall'altro, ma uno dei due era accompagnato da due satelliti pi piccoli. Don si domand se per caso non fosse arrivato troppo tardi. Quei due echi minori dovevano essere i nemici che si aggiravano intorno a una delle balene, mentre l'altra se ne stava in disparte terrorizzata, non avendo altra arma di difesa che la sua potente pinna caudale.
Adesso era abbastanza vicino per mettere in funzione la telecamera di prua. Lo schermo TV inquadr dapprima soltanto la nebbia lattiginosa del plankton, poi un'immensa sagoma scura apparve proprio al centro del quadro, con due compagni pi piccoli al di sotto. Don cap immediatamente il suo errore: i due echi satelliti si rivelavano in realt due balenotteri. Era la prima volta che gli capitava di vedere una balena con due gemelli, e in circostanze normali lo spettacolo l'avrebbe affascinato. Ma in quel momento significava solo che lui era balzato a conclusioni errate, e aveva perso minuti preziosi.
Quasi automaticamente spost la telecamera in direzione del quarto eco rilevato sul sonar, quello che lui, fidandosi delle dimensioni, aveva considerato senz'altro una seconda balena. Quell'idea l'aveva talmente fuorviato che passarono alcuni secondi prima che i suoi occhi riuscissero a riconoscere l'immagine inquadrata dalla telecamera.
Dio santo!, mormor poi. E chi sapeva che potessero raggiungere simili dimensioni!, Era uno squalo, il pi grosso che Don avesse mai visto. I particolari erano ancora indistinti, ma doveva trattarsidel re della specie: il "Carcharodon", Grande Squalo Bianco. Don sapeva che, verso il 1990, un esemplare di circa quindici metri era stato ucciso al largo della Nuova Zelanda. Questo, per, superava i venti metri di sicuro.
Mentre quei dati gli balenavano nella mente, Don si rese conto che il bestione stava gi puntando su uno dei balenotteri. C'era una sola cosa da fare: avrebbe ritardato l'inseguimento e l'uccisione dello squalo, ma per ora l'importante era di salvare il balenottero. Con lo stesso gesto Don ridiede vita al motore e premette il pulsante della sirena. Un breve urlo meccanico si propag nelle acque che circondavano la subvedetta 5.
Squalo e balene rimasero ugualmente terrorizzati dall'urlo assordante. Con un guizzo losqualo descrisse una curva inverosimilmente stretta, per la sua mole imponente, e per poco Don non venne scaraventato via dal sedile quando il pilota automatico spost il sommergibile sulla nuova rotta. Descrivendo guizzi e curve con agilit pari a quella di ogni altra creatura marina, la subvedetta si lanci sulla scia dello squalo. Il suo cervello elettronico seguiva automaticamente l'eco isolato del sonar, lasciando libero Don di concentrarsi sulle armi a sua disposizione. Don aveva bisogno di quell'aiuto: la prossima operazione sarebbe stata molto difficile, a meno che la subvedetta non avesse mantenuto una rotta stabile per almeno quindici secondi.
Ora il sommergibile era a soli venti metri dallo squalo, e guadagnava terreno a ogni istante. Forse era l'occasione propizia. Don abbass la leva che comandava l'espulsione degli speciali siluri.
Da sotto lo scafo, qualcosa che sembrava una razza sfrecci in avanti svolgendo, durante la rapidissima traiettoria, la sagola di recupero. Lungo quella sagola speciale passava la corrente che animava la coda della finta razza e guidava lo strano missile fino al bersaglio.
Lo squalo vide il pericolo solo un secondo prima dell'urto. Prima che il suo piccolo cervello ottuso potesse comprendere che nessuna razza si comportava cos, il siluro l'aveva colpito. La siringa d'acciaio, fatta scattare in avanti dall'esplosione di una carica detonante, penetr nella pelle corazzata dello squalo, e il gigantesco pesce inizi una terrorizzata sarabanda. Don fece rapidamente macchina indietro, perch un colpo di quella coda poteva sbalzarlo via come una pagliuzza, danneggiando perfino il sommergibile. Ormai non gli restava altro da fare, salvo aspettare che il veleno compisse il suo effetto.
Il feroce squalo faceva sforzi enormi per liberarsi del grosso ago avvelenato. Don aveva recuperato il missile, e osservava con piet e quasi con rispetto l'agonia del predone vittima della paralisi.
Ormai lo squalo si dibatteva sempre pi debolmente. Il corpo tendeva a spostarsi verso l'alto, e Don non si prese il disturbo di seguirlo. Prima doveva badare a cose pi importanti.
Cerc il mammifero e i due balenotteri. Li trov a poco pi di un chilometro di distanza e li esamin accuratamente. Stavano benone, quindi non c'era bisogno di scomodare il veterinario che, col suo sommergibile speciale e l'aiuto di un assistente, poteva curare qualsiasi crisi cetologica, da un mal di stomaco a un taglio cesareo.
Le balene non mostravano pi alcun segno di paura, e un controllo sonar rivel che anche il branco aveva rallentato la sua fuga impetuosa. Don si domandava se le balene del branco sapessero gi quello che era accaduto; molto era stato gi scoperto sui loro metodi di comunicazione, ma il pi restava ancora un mistero.
Spero, madama, che possiate apprezzare quanto ho fatto per voi, mormor. Poi vuot i serbatoi e torn in superficie, pensando che cinquanta tonnellate di amor materno erano uno spettacolo tale da incutere quasi un senso di riverenza.
L'oceano era calmo. Il giovane apr il portello e mise fuori la testa dalla piccola torretta.
L'acqua era di pochi centimetri al di sotto del suo mento, e di tanto in tanto un'onda tentava di investirlo. Ma non c'era pericolo che lo scafo si allagasse, perch il suo corpo riempiva il boccaporto in modo da fungere quasi da tappo.
A una ventina di metri dalla subvedetta un lungo monticello grigio, simile a una barca rovesciata, galleggiava sulla cresta delle onde. Don lo contempl pensoso, domandandosi quanta aria compressa doveva immettere nel gigantesco pesce morto per impedirgli di affondare prima che gli addetti al recupero venissero a prenderlo. Tra pochi minuti avrebbe trasmesso il suo rapporto radio, ma per il momento era bello respirare la brezza salmastra del Pacifico, sentire il cielo aperto sopra la testa e osservare il sole che, percorrendo la sua ascesa, tra poco avrebbe segnato mezzogiorno.
Per far trascorrere il tempo pi in fretta, e anche per dimenticare di aver saltato la prima colazione, si mise a comporre mentalmente il rapporto da trasmettere. Parecchie persone, senza dubbio, sarebbero rimaste parecchio sorprese. Gli ingegneri addetti alla manutenzione delle invisibili barriere di suono e di elettricit, erette a dividere il Pacifico in zone ben delimitate, avrebbero dovuto mettersi alla ricerca della breccia. I biologi marini, i quali avevano giurato sull'impossibilit che uno squalo attaccasse una balena, avrebbero dovuto spremersi il cervello per trovare una giustificazione. Don era certo che sarebbe stato fatto tutto con la massima seriet, per proteggere le grandi fattorie di plankton dove le balene, ormai asservite dall'uomo, pascolavano per fornire all'umanit le loro tonnellate di proteine che avevano debellato per sempre lo spettro della fame. Il pi serio impegno da parte di tutti avrebbe improntato i provvedimenti necessari, e ogni cosa sarebbe tornata sotto controllo fino a che il mare non avesse scatenato una nuova crisi.
Ma un'altra crisi, alla quale Don stava facendo inconsapevolmente ritorno, era statainvece complottata dall'uomo, e organizzata, senza nessuna cattiva intenzione verso Don Burley, nelle pi "alte sfere ufficiali.
Era cominciata con un suggerimento partito dal Dipartimento Spaziale, e doverosamente inoltrato al Segretariato Mondiale. Poi era arrivato ancor pi in su, fino a raggiungere la stessa Assemblea Mondiale, dove era stato approvato da alcuni senatori direttamente interessati. Trasformato cos da proposta in ordine, attraverso il Segretariato era filtrato gi nell'Organizzazione Mondiale .per gli Approvvigionamenti, da qui alla Divisione della Marina, e finalmente all'Ufficio Balene.
L'intero processo si era svolto nel tempo incredibilmente breve di quattro settimane.
Don non ne sapeva ancora niente. Per quanto lo riguardava, quel complicato tramestio di burocrazia mondiale si risolse nel saluto che il capitano gli rivolse appena lui entr nella mensa della "Rorqual" per la tanto sospirata colazione.
'giorno, Don. Dal Comando dicono che devi andare subito a Brisbane. Hanno un incarico da affidarti.
Un incarico per me? Che roba sar?
Non me l'hanno detto. Forse non lo sapevano bene neanche loro. Speriamo che sia una faccenda spiccia, e attento alle case da gioco, mi raccomando.
Devo starci attento per forza, con quello che mi pagano, rise Don. L'altra volta per poco non ci rimettevo anche la camicia.
Ma la volta prima ti eri portato via una sommetta discreta, no?
La fortuna dei principianti... Cose che non si ripetono pi. Basta, l'ho fatta finita col gioco d'azzardo, con le scommesse e tutto il resto.
Scommettiamo? Cinque dollari che ci cascherai anche stavolta.
D'accordo.
Allora pagami... hai gi perso accettando.
Una cucchiaiata di elaboratissimo plankton rimase a mezz'aria mentre Don rifletteva sul tiro giocatogli dal suo capitano.
Sar, ma tanto non li beccate ugualmente. Non avete testimoni, e io non sono un gentiluomo. Don ingoll in fretta un po' di caff, respinse la sedia e si alz per andarsene. Sar meglio che vada a fare i bagagli, credo. Saluti, capitano. Ci vediamo presto, spero.
Ciao, imbroglione, e salutami Queensland.
Poi, imprecando contro il Comando che per un motivo o per l'altro lo privava continuamente dei suoi uomini migliori, il capitano si avvi verso il ponte, deciso a stendere un rapporto di protesta addirittura incendiario, con minaccia di dimissioni. Ma quando arriv in cabina l'ira gli era gi sbollita, perch aveva avuto tempo di ripetersi per l'ennesima volta che un lavoro migliore del suo non esisteva.
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Capitolo 2.
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Walter Franklin s'era immaginato di trovare il direttore solo, o al massimo in compagnia di un segretario. Il giovanottone rude che sedeva di fronte alla scrivania sembrava stranamente fuori posto in quell'ufficio ordinatissimo, e non smetteva di fissare Franklin con un'insistenza che sapeva pi di curiosit che di simpatia. Subito Franklin si irrigid. Quei due avevano parlato a lungo di lui, ne era certo. Automaticamente si mise sulla difensiva.
Il direttore Cary, che s'intendeva di esseri umani quasi quanto s'intendeva di mammiferi marini, percep la tensione e fece del suo meglio per dissiparla.
Ah, eccovi, Franklin! -disse, con un sorriso anche troppo cordiale. Spero che visiate trovato bene da noi. Siete soddisfatto del trattamento?
Franklin fu dispensato dal disturbo di rispondere perch il direttore non gli diede tempo di aprire bocca.
Vi presento Don Burley -aggiunse subito. Don  Guardiano di Prima Classe sulla "Rorqual", ed  uno dei nostri uomini pi in gamba. Gli  stato assegnato il compito di istruirvi. Don, questo  Walter Franklin.
I due si scambiarono una stretta di mano, tentando di soppesarsi a vicenda. Poi Don sorrise. Il sorriso di chi si vede assegnare un incarico poco gradito, ma ha gi deciso di fare ugualmente del suo meglio.
Lieto di conoscervi, Franklin. Benvenuto nella Pattuglia Sirene.
Franklin tent di sorridere alla frase scherzosa, ma senza molto successo. Capiva che bisognava mostrarsi cordiale, e che quella gente stava facendo il possibile per aiutarlo, ma non riusciva a vincere la tensione interna. Il timore di essere compatito, e il sospetto che quei due avessero discusso il suo caso a sua insaputa, nonostante tutte le assicurazioni ricevute, paralizzavano tutte le sue buone intenzioni.
Don Burley non sapeva niente di questi suoi problemi. Capiva solo che l'ufficio del direttore non era il posto pi adatto per fare amicizia con un nuovo collega. Prima ancora di rendersene conto, Franklin si ritrov fuori dell'edificio e sospinto verso il piccolo bar di fronte, tra il via-vai di gente in maniche di camicia che affollava George Street.
Prima di iniziare la conversazione, Don aspett che Franklin avesse terminato la prima birra e ne ordinasse un'altra. Il direttore gli aveva raccomandato di non rivolgere a Franklin nessuna domanda personale, ma lui intuiva che il suo nuovo allievo nascondeva un mistero, ed era deciso a risolverlo al pi presto. Un Guardiano di Prima Classe non veniva distolto dai suoi doveri per fare da balia a un tipo evidentemente troppo maturo per seguire il corso normale. Doveva esserci un motivo tutto speciale. A occhio e croce, Don avrebbe giurato che Franklin avesse gi superato la trentina. Non si era mai dato il caso di un allievo di quell'et al quale, per giunta, venisse assegnato un istruttore personale.
Una sola cosa era chiarissima sul conto di Franklin, e rendeva il mistero ancora pi complicato. Franklin era un uomo dello spazio, lo si capiva a un miglio di distanza. Chiss, forse era un pilota spaziale che aveva commesso qualche distrazione imperdonabile, magari quella di atterrare su Venere quando avrebbe dovuto dirigersi su Marte.
 la prima volta che venite in Australia? domand Don, per iniziare il discorso.
Ci sono nato, rispose Franklin, e la conversazione minacci di insabbiarsi di nuovo.
Don per non era tipo da arrendersi tanto presto. Rise e osserv: Nessuno mi dice mai niente, e cos le cose mi tocca scoprirle da me, facendo la figura del somaro. Io invece sono nato dall'altra parte del globo, in Irlanda, nientemeno. Ma da quando sono stato destinato agli allevamenti del Pacifico, ho adottato l'Australia come mia seconda patria. Non che passi molto tempo a terra, intendiamoci! In questo mestiere, per l'ottanta per cento del tempo si resta in mare. Anzi, sapete, a molti la cosa non piace affatto.
Per me va benissimo -disse Franklin. E parve considerare chiuso l'argomento.
Burley cominciava a seccarsi. Tutto inutile, a quel tipo non si cavava una parola nemmeno con le tenaglie. Tuttavia, fece ancora un tentativo.
Il direttore mi diceva che avete un'ottima preparazione tecnica e scientifica, quindi saprete gi molte di quelle cose che gli altri impiegano un anno intero a imparare. Vi hanno istruito anche sulla parte amministrativa?
M'hanno cacciato in testa una quantit di fatti e di cifre, mentre ero sotto ipnosi, quindi credo che potrei tenervi una conferenza di un paio d'ore sulla Divisione Marina: storia, organizzazione, e progetti in atto, con particolare riferimento all'Ufficio Balene. Per, al momento, per me  come se fosse arabo.
"Toh, forse cominciamo a intenderci" pens Don. "Muto non , a quanto pare. Ancora un paio di birre, e chiss che non diventi pi umano."
Eh, gi!  il guaio dell'istruzione ipnotica, ammise.
T'imbottiscono di nozioni, ma non sai mai che cos'hai capito effettivamente. C' un solo modo valido per imparare le cose: la pratica.
Tacque, momentaneamente distratto dalla vista di una graziosa donnina che stava passando in quel momento al di l della vetrata. Franklin not la direzione del suo sguardo, e sorrise. Per la prima volta la tensione si dissip, e Don cominci a nutrire la speranza di stabilire un vero e proprio contatto con quella specie di enigma vivente che gli avevano affibbiato.
Col dito intinto in una macchia di birra, Don cominci a tracciare mappe sul piano di plastica del tavolino. La situazione  questa, cominci a spiegare. Il nostro principale centro di addestramento per le operazioni in acque poco profonde, sta qui, nel Gruppo del Capricorno, circa seicento chilometri a nord di Brisbane, e pi o meno a una sessantina dalla costa. La cinta del Pacifico Meridionale comincia qui, e va verso est fino alla Nuova Caledonia e alle isole Figi. Quando, dalla zona di allevamento polare le balene emigrano verso il nord per avere i loro balenotteri nella zona dei tropici, sono costrette a passare attraverso le aperture che abbiamo lasciato nella cinta. La pi importante di queste aperture, dal nostro punto di vista,  quella che sta qui a destra della costa del Queensland, all'estremit meridionale della Grande Barriera di Corallo. La barriera crea una specie di canale naturale, che ha una larghezza media di settanta-settantacinque chilometri, e si allunga fino all'equatore. Una volta che vi abbiamo incanalato le balene, siamo in grado di averle perfettamente sotto controllo. In realt, non  stato difficile. Molte percorrevano quella via anche prima che comparissimo in scena noi. Ma ormai anche le altre sono condizionate cos bene che, se anche togliessimo la cinta, il loro percorso migratorio non subirebbe nessuna deviazione.
A proposito, interruppe Franklin, la cinta  puramente elettrica?
No! I campi elettrici servono abbastanza bene per controllare i pesci, ma per i mammiferi come le balene sono poco efficaci. La cinta  in gran parte ultrasonica. Una cortina di suono emessa da una catena di generatori che si trovano a ottocento metri sotto la superficie. Per esempio, alle aperture possiamo comandare ottimamente i branchi emettendo ordini specifici. Per indurre un intero branco a cambiare direzione, diciamo, basta trasmettere la reazione registrata di una balena in pericolo. Ma  raro dover ricorrere a mezzi drastici del genere. Come dicevo, ormai le balene sono perfettamente condizionate.
Capisco. Anzi, ho sentito dire che la cinta serve pi a tenere fuori altri pesci che a tener dentro le balene.
In parte  cos, per dobbiamo mantenere un certo controllo per avviare i nostri branchi al censimento o al macello. E del resto la cinta non  perfetta nemmeno come protezione. Ci sono i punti deboli dove i campi dei generatori si sovrappongono, e a volte dobbiamo staccare intere sezioni di sbarramento per non impedire la normale migrazione dei pesci. E poi ci sono gli squali giganteschi, o le orche, che penetrano ugualmente, e mettono tutto a soqquadro. Quelli rappresentano il nostro problema pi assillante.
C'era un interesse autentico, quasi appassionato, nelle parole di Burley, e Franklin osservava il Guardiano, quella specie di moderna versione di cow-boy, con un senso di sorpresa, domandandosi come avrebbe fatto ad andare d'accordo col suo nuovo istruttore e come se la sarebbe cavata nel nuovo lavoro. Dal canto suo non provava alcun entusiasmo. Forse col tempo, chiss... Ma gli riusciva difficile convincersi di poter ritrovare quello stesso ardore che un tempo l'aveva spinto cos lontano, su sentieri che non avrebbe potuto ripercorrere mai pi. Mentre osservava Don, che continuava a parlare con la fluente eloquenza di chi conosce alla perfezione il suo mestiere, Franklin prov un improvviso senso di colpa. Era giusto, verso Burley, toglierlo al suo lavoro per trasformarlo in qualcosa di mezzo tra una balia asciutta e un maestro d'asilo?
Se Franklin si fosse reso conto che quegli stessi pensieri erano gi passati nella mente di Burley, tutta la sua simpatia per l'altro si sarebbe eclissata in un lampo.
 tempo di metterci in cammino verso l'aeroporto, disse Don, guardando l'orologio e buttando gi in fretta il resto della birra. L'aereo del mattino parte tra mezz'ora esatta. Spero che la vostra roba sia gi stata mandata all'imbarco.
All'albergo m'hanno promesso che se ne sarebbero occupati loro.
Be', caso mai ce ne assicureremo all'aeroporto. Andiamo.
Mezz'ora pi tardi Franklin poteva finalmente tirare il fiato.
Era tipico di Burley, Franklin l'aveva gi scoperto, pigliare le cose con calma fino all'ultimo momento, per poi esplodere in un'improvvisa attivit frenetica. Quella esplosione li aveva portati in un lampo dal piccolo bar tranquillo all'altrettanto silenzioso apparecchio. Mentre prendevano posto accadde un piccolo incidente destinato a tenere in curiosit Don per parecchie settimane.
Mettetevi pure accanto al finestrino, disse Don. Io questo viaggio l'ho gi fatto non so quante volte.
Franklin rifiut. Don prese quel rifiuto per una forma di cortesia, e cominci a insistere. Solo quando Franklin ebbe declinato l'offerta per parecchie volte, con dinieghi sempre pi categorici e quasi con aria seccata, Burley si rese conto che l'atteggiamento del suo compagno non aveva niente a che fare con la cortesia. Sembrava incredibile, eppure Don avrebbe giurato che l'altra era livido di terrore. "Che specie d'uomo " si domand preoccupato, "uno che ha paura di sedersi vicino al finestrino di un normale aereo di linea?". Tutti i neri presentimenti sul suo nuovo incarico, che la conversazione di poco prima aveva quasi disperso, gli si affollarono alla mente con rinnovato vigore.
La citt e la costa infuocata rimpicciolirono in distanza mentre l'aviogetto li trasportava senza sforzo verso l'alto. Franklin leggeva un giornale ostentando una concentrazione profondissima, che non ingann Burley nemmeno per un istante. Il giovane decise di aspettare un po' e di rimettere alla prova il compagno durante il volo.
Il paesaggio sottostante fuggiva via veloce, e non molto tempo dopo il decollo le prime isole della Grande Barriera di Corallo si profilavano come ombre pi cupe nella nebbia azzurrina dell'orizzonte. Durante il secolo passato, e fino a cinquant'anni prima, s e no una dozzina di quelle centinaia di isolette era abitata. Ora, grazie all'impiego universale dei trasporti aerei, nonch al basso costo dell'energia e agli impianti di purificazione dell'acqua, l'antica solitudine della barriera era stata invasa sia dallo stato, sia dai privati. Ma la propriet pi importante di tutta la barriera era senza dubbio quella che apparteneva all'Organizzazione Mondiale, per gli Approvvigionamenti, con la sua complicata gerarchia di pescherie, fattorie marine e centri di ricerche.
Quasi ci siamo, disse Burley. Quella che abbiamo appena passato  l'isola Lady Musgrave, dove ci sono i generatori principali per l'estremit occidentale della cinta. Il Gruppo Capricorno  proprio sotto di noi, e l'isola Heron  quella li al centro, con tutti quegli edifici. Quella specie di enorme torre  l'Amministrazione... l'acquario  vicino a quella grande vasca. Oh, guardate l, si vedono un paio di sommergibili attraccati alla lunga banchina che arriva fino all'orlo della scogliera.
Mentre parlava, Don osservava Franklin con la coda dell'occhio. L'altro si era proteso verso il finestrino come per seguire le spiegazioni del compagno, ma Burley era pronto a giurare che non stesse affatto guardando il panorama di isole e di scogliere che si allargava sotto di loro. Il volto di Franklin era teso e stravolto, nei suoi occhi c'era un'espressione chiusa e assente, come se lui si stesse sforzando di non vedere quello che fissava.
Con un senso di disprezzo misto a piet, Don riconobbe i sintomi, se non la causa: Franklin soffriva di vertigini. E lui che l'aveva creduto un pilota spaziale! Ma allora, cos'era? Qualunque fosse la risposta, Franklin non sembrava certo la persona pi adatta con la quale dividere lo spazio ristrettissimo di un piccolo sommergibile da addestramento!
L'amministrazione aspettava Walter Franklin, e aveva preso tutte le misure necessarie per alloggiarlo. Il nuovo venuto era stato sistemato in una specie di limbo personale, un gradino al di sotto del personale fisso come Burley, ma parecchi gradini al di sopra dei normali allievi del corso di istruzione. Cosa sorprendente, aveva addirittura una camera tutta per s, vantaggio al quale ben pochi potevano aspirare. Comunque era un gran sollievo per Don, che aveva temuto di dover dividere perfino l'alloggio con quel suo misterioso pupillo. A parte ogni altra considerazione, quel fatto avrebbe ostacolato certi suoi progetti romantici.
Accompagn Franklin fino alla cameretta piccola e accogliente posta al piano superiore della scuola. La stanza guardava sulla scogliera di corallo, che si stendeva a perdita d'occhio fino all'orizzonte. Nel cortile sottostante, un gruppetto di allievi, che si riposava tra una lezione e l'altra, stava chiacchierando con un Guardiano di Seconda Classe che Don aveva gi visto in altre visite precedenti, ma del quale non ricordava il nome.
Starete comodo, qui, disse a Franklin occupatissimo a disfare i bagagli. Che panorama stupendo!
Simili estasi poetiche erano normalmente estranee alla natura di Don. Ma in quel momento non pot resistere alla tentazione di vedere come avrebbe reagito Franklin alla vista di quell'immensit azzurra, interrotta qua e l dagli scogli, che si stendeva molto al di sotto di loro. Ma rimase deluso, perch Franklin reag in modo del tutto normale; evidentemente un'altezza di nove o dieci metri, non gli dava alcun fastidio. Si affacci, e ammir con tutta calma quello spettacolo di verde e d'azzurro che si perdeva nella sconfinata distesa di acque del Pacifico.
"Ti sta bene" pens Don. "Non  giusto prendere in giro quel povero diavolo. Qualunque cosa abbia, non dev'essere piacevole nemmeno per lui."
Sistematevi pure con calma, disse, avviandosi verso la porta. La colazione sar servita tra mezz'ora, gi alla mensa... quell'edificio che abbiamo oltrepassato nel venire qua. Ci vediamo tra poco, allora.
Franklin salut distrattamente, intento ad ammucchiare sul letto le camicie e gli altri effetti personali. Voleva restare un poco solo, per avere il tempo di assuefarsi alla nuova vita che aveva ormai accettato come propria, per quanto senza particolare entusiasmo.
Burley se n'era andato da dieci minuti quando qualcuno buss alla porta e una voce tranquilla domand: Permesso?
Chi ? s'inform Franklin, affrettandosi a far sparire le ultime tracce di disordine per rendere la camera presentabile.
Sono il dottor Myers.
A Franklin quel nome non diceva niente, ma la faccia gli si contrasse in una smorfia al pensiero che il suo primo visitatore fosse un medico. Una visita appropriata.
Myers era grande e grosso, brutto e simpatico, sulla quarantina, con uno sguardo stranamente acuto, quasi in contrasto coi suoi modi affabili e cordiali.
Mi dispiace disturbarvi proprio adesso che siete appena arrivato, disse in tono di scusa. Ma devo partire per la Nuova Caledonia e sar di ritorno solo tra una settimana. Il professor Stevens m'ha pregato di passare a salutarvi e di portarvi i suoi auguri. Se desiderate qualcosa, non dovete fare altro che telefonare al mio studio, e vedranno subito di accontentarvi.
Franklin ammir il tatto con il quale il dottore si era presentato. Si era ben guardato dal dire: "Ho discusso il vostro caso col professor Stevens...", o di offrirgli un aiuto diretto, ed era riuscito a dare l'impressione che Franklin non avesse proprio bisogno di niente, e fosse capacissimo di badare a se stesso.
Vi sono molto grato, rispose. Aveva provato subito una simpatia istintiva verso quell'uomo, e si ripromise di non ribellarsi alla sorveglianza di cui certamente l'avrebbe fatto oggetto. Dite, dottore -aggiunse, che cosa sanno, qui, di me?
Proprio niente, salvo che dovrete qualificarvi come Guardiano nel pi breve tempo possibile. Non  la prima volta che si verifica un fatto del genere, sapete. Ci sono stati altri casi di corsi accelerati. Tuttavia, sarete inevitabilmente fatto segno a una grande curiosit. Sar il vostro problema pi assillante, temo.
Burley sta gi morendo di curiosit.
Mi permettete di darvi un consiglio?
Anzi, ve ne prego!
Dovrete lavorare continuamente con lui, gomito a gomito. Sarebbe giusto, non solo per lui ma anche per voi, che vi confidaste con Don. Quando vi sentirete di farlo, s'intende. Sono sicuro che capir perfettamente. Oppure, se preferite, gliene parler io.
Franklin scosse la testa. Sapeva che Myers aveva perfettamente ragione: presto o tardi tutta la storia sarebbe saltata fuori, e lui non faceva che peggiorare le cose rimandando l'inevitabile. Tuttavia, il suo ritorno all'equilibrio e al rispetto di s era un fatto ancora talmente precario, che non se la sentiva di lavorare con persone a conoscenza del suo segreto, per quanto comprensive potessero mostrarsi.
Come volete. Sta a voi decidere. Non vogliamo affatto forzarvi. Buona fortuna... e auguriamoci che i nostri contatti siano puramente sociali.
Uscito Myers, Franklin rimase a lungo seduto sul bordo del letto, a fissare il mare che sarebbe diventato il suo nuovo elemento. Sapeva d'aver bisogno della fortuna che l'altro gli augurava, per cominciava a provare un rinnovato interesse per la vita. E non tanto perch tutti erano cos desiderosi di aiutarlo, quanto perch intravedeva il modo di venire in aiuto a se stesso, e dare uno scopo nuovo alla sua esistenza.
D'improvviso si strapp alle sue meditazioni e guard l'orologio. Era in ritardo di dieci minuti per la colazione. Bel modo di cominciare una vita nuova. Pens a Don Burley che certo lo stava aspettando con impazienza, domandandosi che fine avesse fatto.
Vengo, signor maestro -disse a voce alta, mentre s'infilava la giacca e usciva di corsa. Da molto tempo non gli veniva fatto di scherzare fra s.
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Capitolo 3.
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La prima volta che Franklin vide Indra Langenburg, lei era imbrattata di sangue fino al gomito, e stava tagliuzzando di buona lena le budella di un pescecane lungo tre metri appena finito di sventrare. Il bestione giaceva, col ventre latteo voltato verso l'alto, sulla spiaggetta sabbiosa dove Franklin faceva la sua passeggiata mattutina. Una grossa catena era ancora attaccata con un uncino alle fauci dello squalo. Evidentemente era stato catturato durante la notte e il calare della marea l'aveva lasciato in secca.
Franklin si ferm un attimo a contemplare quell'insolita versione della bella e il mostro, poi osserv con aria pensosa: Sapete, non  precisamente lo spettacolo che mi attiri di pi prima di colazione, ma posso domandare cosa state facendo?
Un visetto bruno e ovale, con due occhioni molto seri, si sollev verso di lui. Il coltellaccio affilatissimo che stava eseguendo quel po' po' di macello, continu a frugare con esperta rapidit fra gli intestini del pesce.
Preparo la tesi di laurea sul contenuto di vitamine che c' nel fegato di pescecane -spieg una voce seria quanto gli occhi. Mi tocca catturare una quantit di pescecani, naturalmente. Questo  il terzo della settimana. Volete un po' di denti? Ne ho moltissimi. Potete usarli come "souvenir".
No, grazie, si affrett a dire Franklin, sperando di non offenderla. Continuate, prego. Non voglio interrompere il vostro lavoro.
Quella ragazza non doveva avere pi di vent'anni. Franklin non era sorpreso di incontrare sull'isola una ragazza sconosciuta: in genere il personale amministrativo e di addestramento non aveva molti contatti con gli scienziati del Centro Ricerche.
Siete nuovo, vero? s'inform la biologa, e con evidente soddisfazione gett un grosso pezzo di fegato in un secchio. Non vi ho visto all'ultimo ballo del Comando.
Quella domanda gli allarg il cuore. Era piacevole imbattersi in qualcuno che ignorava tutto sul suo conto e non aveva gi fatto mille ipotesi circa la sua presenza sull'isola. Per la prima volta da che si trovava a Heron, sent che poteva parlare liberamente, senza stare sul chi vive.
S, sono arrivato da poco per un corso d'addestramento speciale. E voi,  molto che siete qui?
Chiacchierava senza scopo, tanto per il piacere di stare un po' in compagnia, e lei senza dubbio l'aveva capito.
Circa un mese, rispose la ragazza. Dal secchio, ormai quasi pieno, arriv un altro tonfo che sapeva di viscido. Sono -qui con una borsa di studio dell'Universit di Miami.
Allora siete americana? -domand Franklin.
No, rispose la ragazza in tono solenne. I miei antenati erano olandesi, scozzesi e birmani, in parti uguali. Tanto per complicare le cose, io sono nata in Giappone.
Franklin si domand se non stesse prendendosi gioco di lui, ma l'espressione della ragazza era pi seria che mai. Sembrava proprio un tipo simpatico, peccato non poter chiacchierare ancora un po'. Ma lui non aveva tempo da perdere. Gli restavano solo quaranta minuti per raggiungere la mensa e far colazione. Il corso di navigazione sottomarina cominciava alle nove precise.
Non pens pi a quell'incontro, perch vedeva continuamente facce nuove, e il suo giro di conoscenze si allargava di giorno in giorno. Il corso accelerato che stava seguendo non gli lasciava molto tempo per le relazioni sociali, cosa di cui del resto era contento. La sua mente era di nuovo occupatissima, e sopportava quel carico di cognizioni nuove con una facilit che lo stupiva e lo rallegrava. Forse quelli che l'avevano mandato l sapevano il fatto loro pi di quanto avesse immaginato.
Don Burley non aveva niente a che fare con la parte teorica dell'istruzione di Franklin; tuttavia, con suo grandissimo disappunto, non aveva mai modo di svagarsi quando Franklin era occupato altrove. L'istruttore-capo aveva subito afferrato l'occasione di riavere
Don nelle sue grinfie, e gli aveva proposto, facendo sfoggio di tatto e di sorrisi, di tenere qualche lezione ai tre corsi che al momento si stavano svolgendo sull'isola. Don non aveva potuto fare altro che accettare, sia pure a malincuore. Quell'incarico, a quanto sembrava, non era affatto una vacanza, come lui aveva sperato.
Sotto un certo aspetto, per, i suoi timori pi gravi non si erano materializzati. Non era affatto difficile andare d'accordo con Franklin, purch ci si astenesse dalle domande personali. Franklin era molto intelligente, e aveva inoltre una competenza tecnica sotto certi aspetti persino superiore a quella di Don. L'istruttore si era gi accorto che l'allievo aveva la stoffa per essere un pilota di prima qualit.
I due avevano lavorato sodo per quindici giorni, prima che Don si decidesse a portare Franklin sott'acqua. In quel periodo si erano stabiliti tra loro degli strani rapporti che li rendevano nello stesso tempo camerati ed estranei. Avevano cominciato a darsi del tu, ma la confidenza non si era spinta oltre. Burley, che pure si era spremuto in mille congetture, ancora non sapeva niente sul passato di Franklin. La sua ipotesi preferita era che l'allievo fosse un criminale estremamente dotato d'ingegno, e destinato alla riabilitazione dopo un accurato lavaggio del cervello, a volte si domandava se Franklin non fosse addirittura un assassino. L'idea era cos emozionante che Don, quasi quasi si augurava fosse vera.
Franklin, sebbene pi nervoso e ombroso degli altri allievi, dopo il primo incontro si era comportato in modo assolutamente normale. Dal canto suo, Don sapeva essere paziente, e non dubitava che, presto o tardi, sarebbe venuto a conoscenza di tutto il retroscena. Un paio di volte, ne era quasi certo, Franklin aveva avuto la tentazione di fargli delle confidenze, ma all'ultimo momento si era tirato indietro. Ogni volta Don si era comportato come se non si fosse reso conto di niente, ed entrambi erano tornati agli antichi rapporti di impersonale cameratismo.
Mattinata limpida. La superficie del mare era appena mossa da onde lunghe. Don e Franklin camminavano sullo stretto molo che dall'estremit occidentale dell'isola si spingeva fino all'inizio della scogliera. C'era alta marea, ma sebbene la parte piatta della barriera fosse completamente sommersa, il vasto altopiano di corallo restava a meno di due metri sotto la superficie, e ogni particolare era chiaramente visibile attraverso l'acqua cristallina. Franklin e Burley gettavano solo qualche occhiata distratta all'acquario naturale sul quale camminavano. Quello spettacolo era familiare a entrambi, e loro sapevano che la vera bellezza meravigliosa della scogliera si nascondeva nelle acque pi fonde, verso il mare aperto.
A duecento metri dall'isola il paesaggio corallino s'immergeva a strapiombo nelle profondit marine, ma la gettata proseguiva ancora per un tratto su alti piloni per terminare in un piccolo gruppo di baracche e di uffici.
Ho ordinato due torpedini alla rimessa, disse Burley, mentre scendevano la rampa di scalini al termine della gettata, e passavano attraverso le doppie porte di un grande portello stagno. Franklin sent nelle orecchie uno sconcertante "clic" interno, provocato dalla differenza di pressione, e calcol che ormai dovevano trovarsi a cinque o sei metri sotto il livello dell'acqua. Erano in un camerone illuminato a giorno, zeppo di attrezzature subacquee di ogni genere, dai semplici respiratori ai pi complicati congegni a propulsione. Le due torpedini che Don aveva chiesto erano state portate alla sommit della rampa d'immersione situata a un'estremit del locale subacqueo. Erano di un giallo carico, il colore riservato al materiale d'addestramento, e Don le contempl con un certo disgusto.
Saranno due anni che non monto su uno di quei cosi -disse a Franklin. Scommetto che tu ci sai fare pi di me. Quando devo immergermi, io preferisco fidarmi addirittura dei miei muscoli.
Indossata la tuta da immersione, si legarono addosso tutto l'equipaggiamento respiratore. Don sollev un cilindro di plastica, piccolo ma incredibilmente pesante, e lo mostr all'altro. Guarda. Sono le bombole ad alta pressione, di cui ti parlavo. Pompate fino a mille atmosfere contengono aria pi densa dell'acqua. Questi due serbatoi supplementari sono i galleggianti. La regolazione automatica  fatta bene: a mano a mano che consumi l'aria i due serbatoi si allagano lentamente, in modo da compensare il peso del cilindro. In caso contrario si verrebbe su come tappi di spumante.
Guard gli indicatori di pressione sui serbatoi e annu soddisfatto. Sono pieni a met, disse,  molto pi di quanto ci serva. Con uno di questi aggeggi pieni al massimo puoi restar sotto un giorno intero. Invece noi resteremo sotto un'ora tutt'al pi.
Si applicarono sulla faccia le nuove maschere, gi adattate su misura per la perfetta tenuta. Poi, controllato il flusso dell'aria e il funzionamento della radio incorporata nelle tute, si stesero bocconi sulle snelle torpedini, la testa abbassata dietro lo scudo trasparente destinato a proteggerli dalla violenza dell'acqua. Franklin sistem bene i piedi nelle staffe, saggiando con le dita l'acceleratore e i congegni per l'inversione di rotta. La levetta che gli permetteva di pilotare la torpedine come se si trattasse di un velivolo era proprio di fronte al suo viso, al centro del quadro di manovra. A parte alcuni interruttori, la bussola e i contatori per la velocit, la profondit e le condizioni della batteria, non c'erano altri comandi.
Don diede a Franklin le istruzioni finali, terminando col dire: Tieniti a sei o sette metri da me, sulla destra, in modo che possa sempre vederti. Se succede qualcosa e devi abbandonare la torpedine, per amor del cielo ricordati di spegnere il motore. Altrimenti scorrazzer fino a che si esaurisce il carburante, andando a sbattere contro tutta la scogliera.
S... Sono pronto, rispose Franklin, parlando nel piccolo microfono.
Le torpedini slittarono veloci gi per la rampa, e l'acqua sal sopra la testa dei due uomini. L'esperienza non era nuova per Franklin; come la maggior parte della gente, anche lui si era cimentato qualche volta nel nuoto subacqueo, e aveva anche provato a servirsi del respiratore. Al momento provava solo un gioioso senso di anticipazione, mentre la piccola turbina si metteva in moto sotto di lui e le pareti della camera sommersa fuggivano via sempre pi rapide.
La luce attorno a loro aument quando emersero in mare aperto e si allontanarono dai piloni della gettata. La visibilit non era molto buona, nove o dieci metri al massimo, ma sarebbe ' migliorata non appena raggiunte le acque pi profonde. Don sterz in direzione perpendicolare a quella della scogliera e diresse verso il largo a una normale velocit di cinque nodi circa.
Il guaio di questi giocattoli, disse la voce di Don, uscendo dal piccolo altoparlante situato vicino all'orecchio di Franklin,  quello che si corre troppo forte, col rischio di sbattere contro qualcosa. Ci vuole molta esperienza per imparare a misurare la visibilit sott'acqua. Capisci cosa voglio dire?
E inclin in virata per evitare una torreggiante massa di corallo apparsa improvvisamente di fronte a loro. "Se la dimostrazione era gi prevista" si disse Franklin, "Don ha calcolato i tempi in maniera perfetta".
Pochi minuti a velocit normale furono sufficienti per uscire nelle acque aperte del canale che divideva l'isola dalla barriera adiacente. Ora c'era spazio per manovrare, e Franklin segu il suo maestro in una serie di curve, di cerchi della morte e di altre acrobazie sottomarine. A volte si portavano proprio sul fondo a una trentina di metri di profondit; altre si libravano in superficie come pesci volanti, per controllare la loro posizione. Nel frattempo Don faceva continui commenti di spiegazione, intercalandoli a domande per vedere come reagiva Franklin a quella corsa.
Fu una delle esperienze pi divertenti che Franklin avesse mai conosciuto. L'acqua era molto limpida l nel canale, e a volte la visibilit arrivava fino a trenta metri. A un certo momento s'imbatterono in un grosso branco di bonitos, che li seguirono incuriositi fino a che Don non aument di velocit lasciandoli indietro. Non videro squali. Franklin, che s'aspettava di incontrarne, domand a Don il perch della loro assenza.
Ne vedrai difficilmente mentre sei su una torpedine -replic l'altro. Il rumore dei getti li spaventa. Se vuoi far conoscenza con i pescecani locali devi uscire a nuoto, alla vecchia maniera, oppure spegnere il motore e aspettare che si facciano vivi.
Una massa scura si profilava indistinta sul fondo; ridussero la velocit perch stavano avvicinandosi a un piccolo gruppo di collinette di corallo, alte su per gi sette metri.
Facciamo il giro della scogliera, avvert Don.
Impiegheremo circa quaranta minuti per rientrare. Ti senti bene?
Benissimo.
Nessun fastidio alle orecchie?
Prima mi ronzava un po' la sinistra, ma adesso pare che sia passato.
Bene... andiamo, allora. Seguimi, tenendoti un po' pi in alto e pi indietro, cos potr vederti nello specchietto retrovisore. Avevo sempre paura di venirti addosso quando mi stavi a destra.
Nella nuova formazione, si diressero a est tenendo una velocit di circa dieci nodi e seguendo le linee irregolari della scogliera. Don era molto soddisfatto della gita; Franklin pareva perfettamente a suo agio sott'acqua. Certo che per esserne sicuri bisognava prima vedere come avrebbe affrontato un caso d'emergenza. Bene, lo si sarebbe visto, durante la prossima lezione. Franklin non lo sapeva, ma un bel caso d'emergenza era gi stato studiato con ogni cura.
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Capitolo 4.
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Sull'isola, era difficile distinguere un giorno dall'altro. Il tempo si era sistemato sul bello costante, e prometteva un lungo periodo di calma. Il sole sorgeva e tramontava in un cielo immancabilmente terso. Ma non si correva il pericolo d'annoiarsi, perch c'era sempre molto da fare e da imparare.
Lentamente, via via che il suo cervello assorbiva nuove nozioni e sviluppava nuove capacit, Franklin si liberava del misterioso incubo che doveva averlo ossessionato agli inizi, A Don faceva l'effetto di una molla troppo compressa, che andasse via via allentandosi. Dava ancora qualche segno di nervosismo e d'impazienza, anche quando non ce n'era ragione, e un paio di volte certi suoi scatti improvvisi avevano reso necessarie brevi interruzioni nel
programma fissato. Ma per fortuna quegli incidenti erano rari, perch i due uomini avevano imparato a nutrire un rispetto reciproco e a fare quelle concessioni indispensabili perch un'amicizia resista. Col resto del personale e con gli allievi, invece, Franklin non se la intendeva molto. Un po' perch quella sua aria riservata gli aveva creato una reputazione di individuo poco socievole, un po' perch gli allievi non mandavano gi certi suoi privilegi speciali, e molto, infine, perch gli altri istruttori, oltre ad avere del lavoro in pi per colpa sua, erano seccati di non aver scoperto niente sul suo conto. Don s'era trovato pi d'una volta a doverlo difendere.
"Non  niente male, a conoscerlo un po'" aveva detto. "Se non vuol parare di quello che gli  successo, sono affari suoi. Il semplice fatto che tanti pezzi grossi dell'amministrazione si fanno in quattro per aiutarlo  una garanzia sufficiente. E poi, quando avr finito di prepararlo vedrete che diventer un ottimo Guardiano, migliore di tutti voialtri".
La dichiarazione aveva suscitato esclamazioni incredule, e qualcuno aveva domandato: "Hai gi provato a fargli qualche scherzetto?"
"No, ma lo far quanto prima. Ne ho in mente uno su misura. Poi vi far sapere com' andata."
"Scommettiamo cinque contro uno che si far prendere dal panico."
"Ci sto. Cominciate a mettere da parte i soldi."
Franklin era all'oscuro di queste speculazioni finanziarie quando lui e Don lasciarono la rimessa per una seconda passeggiata sulle torpedini, e non si aspettava la sorpresa che c'era in serbo per lui.
Stavolta si diressero a sud appena si furono allontanati dalla gettata, procedendo a velocit normale e a circa dieci metri di profondit. Pochi minuti dopo avevano gi attraversato il piccolo canale aperto nella barriera per permettere alle navi di piccolo tonnellaggio di raggiungere il Centro Ricerche, e ormai stavano girando attorno alla camera d'osservazione dalla quale gli scienziati potevano contemplare a loro agio gli abitanti del fondo marino.
Ora ci dirigiamo verso la scogliera di Wistari, annunci Don. Voglio farti fare un po' di pratica di navigazione.
La torpedine di Don punt sulla nuova rotta, in direzione ovest e verso il mare aperto. La visibilit non era molto buona quel giorno, meno di dieci metri, e per Franklin era difficile non perdere di vista l'istruttore, a un tratto Don si ferm e cominci a girare lentamente in tondo mentre impartiva a Franklin le sue istruzioni.
Ascolta bene: devi tenere la rotta 2 50 per un minuto, andando a venti nodi, poi la 010 per lo stesso tempo e alla stessa velocit. Io ti aspetto l. Capito?
Franklin ripet le istruzioni, poi controllarono la sincronizzazione dei loro cronometri. Le intenzioni di Don erano abbastanza evidenti: aveva dato al suo allievo i due lati di un triangolo equilatero. Lui ne avrebbe percorso il terzo, pi lentamente in modo da arrivare puntuale all'appuntamento.
Disposta attentamente la rotta, Franklin premette l'acceleratore, e sent che la torpedine balzava in avanti nella luminosit azzurrognola. La spinta dell'acqua contro le sue gambe in parte scoperte era forse l'unica sensazione di velocit, eppure senza lo scudo protettivo sarebbe stato spazzato via in un istante. DI tanto in tanto coglieva una visione del fondo marino, scialbo e informe li nel canale tra le grandi scogliere, e a un certo momento super un branco di pesci che si disperse spaventato al suo passaggio.
Per la prima volta, Franklin si rese conto all'improvviso di essere solo, completamente circondato dall'elemento che doveva diventare il suo nuovo dominio. L'acqua lo sosteneva e lo proteggeva, ma l'avrebbe anche ucciso in due o tre minuti se lui avesse commesso un errore, o il suo equipaggiamento si fosse guastato. Quella constatazione non lo turbava affatto; aveva poco peso contro la disinvoltura e il senso di padronanza che lui andava acquistando giorno per giorno. Conosceva e capiva, ormai, la sfida del mare. Una sfida che valeva la pena di accettare. Con un senso di esultanza fu certo di avere di nuovo uno scopo nella vita.
Il primo minuto era trascorso, e Franklin ridusse la velocit a quattro nodi, usando il razzo di inversione. Ormai aveva coperto cinquecento metri, ed era tempo di percorrere l'altro lato del triangolo, per trovarsi puntuale all'appuntamento con Don.
Nell'attimo in cui manovr la piccola leva, cap che qualcosa non andava. La torpedine si rifiutava di obbedire ai comandi. Franklin ridusse la velocit a zero, e venendo a mancare ogni forza dinamica il piccolo scafo cominci a scendere lentamente verso il fondo.
Franklin stava sdraiato immobile sulla sua recalcitrante torpedine, cercando di analizzare la situazione. Pi che altro era seccato che l'incidente fosse venuto a rovinargli l'esercizio di navigazione. Inutile chiamare Don, che ormai non poteva pi sentirlo perch sott'acqua il contatto radio di quelle minuscole trasmittenti cessava oltre i duecento metri. Cosa doveva fare?
Impossibile riparare la torpedine, perch tutti gli impianti erano interni e lui non aveva utensili. I due timoni, di direzione e di profondit, erano entrambi fuori uso, quindi il guasto era decisamente grave. Tra l'altro, Franklin non capiva come mai si fosse verificata una fatalit simile, cio un guasto simultaneo.
Era quasi arrivato sul fondo. Gi s'intravedeva il letto sabbioso, e per un attimo il giovane dovette respingere la tentazione di vuotare i serbatoi di galleggiamento e tornarsene alla superficie. Ma sarebbe stata una corbelleria enorme sebbene l'istinto gli consigliasse di cercare l'aria e il sole. Sul fondo avrebbe avuto tutto il tempo di riflettere sul da farsi, mentre una volta arrivato in superficie la corrente poteva trascinarlo a chilometri e chilometri di distanza. D'accordo che il suo appello radio sarebbe stato subito raccolto, una volta tornato in superficie, ma lui voleva tentare di cavarsela senza l'aiuto di nessuno.
La torpedine tocc il fondo sollevando una nuvola di sabbia che presto si disperse portata dalla leggera corrente. Un piccolo pesce sbuc all'improvviso dal nulla, osservando l'intruso con la fissit caratteristica della sua specie. Franklin non aveva tempo di badare agli spettatori. Smont con prudenza dal veicolo e si port a poppa. Sott'acqua, senza pinne, aveva poca mobilit, ma c'erano abbastanza appigli per potersi muovere lungo la torpedine.
Come Franklin aveva temuto, ma senza riuscire a spiegarselo, i due timoni erano completamente inservibili. Da come stavano le cose, non gli restava che tornarsene a casa a piedi. In teoria, lasciandosi trasportare dal motore a velocit minima e regolando la direzione a forza di muscoli, si poteva anche fare.
Guard l'orologio. Erano passati appena due minuti da quando era avvenuto il guasto, quindi era in ritardo di un solo minuto all'appuntamento. Tra non molto Don si sarebbe messo in ansiosa ricerca del suo allievo. Forse la cosa migliore era di fermarsi l fino a che Don non fosse comparso, come doveva accadere prima o poi...
In quello stesso istante un sospetto prese forma nella mente di Franklin, e subito divenne convinzione. Ricord alcune voci raccolte, e ricord l'espressione di Don prima della lezione... be', leggermente trasognata era l'espressione adatta, come se l'istruttore stesse ripensando a un suo misterioso progetto.
Ma certo, era cos. La torpedine era stata sabotata. Probabilmente in quello stesso istante Don si manteneva in osservazione al limite della visibilit, per vedere che cosa avrebbe fatto lui: ed eventualmente intervenire se l'avesse visto in guai seri. Questo, allora, cambiava completamente la situazione. Non soltanto doveva cavarsela da solo ad ogni costo, ma possibilmente doveva ritorcere lo scherzo su Don.
Torn accanto ai comandi e accese il motore. Una leggera pressione sull'acceleratore, poi la torpedine cominci a fremere, mentre il getto sollevava un piccolo turbine di sabbia dal fondo marino, a forza di provare, Franklin si convinse che era possibile far "camminare" la macchina, sebbene fossero necessarie continue regolazioni dell'equilibrio per impedirle di impennarsi o di insabbiarsi. Ci sarebbe voluto un bel po' per rientrare alla base in quel modo, ma in mancanza di scelta si poteva anche fare.
Aveva percorso si e no due o tre metri, richiamando" un vero codazzo di attoniti pesci, quando gli venne un'altra idea. Troppo bella, per essere vera! Comunque, tentare non gli avrebbe fatto alcun danno. Risalito sulla torpedine nella posizione normale, prov a regolare l'equilibrio spostando avanti e indietro il peso del suo corpo. Poi, tenendola leggermente inclinata verso l'alto, spinse in fuori le braccia e mise il motore a velocit ridotta.
Era faticoso per i polsi, e le sue reazioni dovevano essere quasi istantanee per riuscire a controllare l'andamento della torpedine. Ma con un po' di pratica scopr che poteva servirsi delle mani per pilotare, sebbene fosse difficile quanto guidare una bicicletta a mani incrociate. Alla velocit di cinque nodi, la superficie delle sue mani era sufficiente a regolare l'andamento del veicolo, funzionando da timoni.
Franklin si domand se fosse gi venuto in mente a qualcun altro di guidare una torpedine a quel modo, e si sent molto soddisfatto di s. Don non era visibile da nessuna parte quando lui arriv nel punto convenuto, e Franklin credette di capire com'era andata. Burley, convinto di trovare l'allievo fermo sul posto dell'incidente, doveva essere rimasto molto sorpreso nel vederlo in moto, e l'aveva forse perso di vista nella foschia subacquea. Be', continuasse pure a cercare! Permettersi in pace con la coscienza, Franklin prov a chiamarlo via radio, ma non ricevette risposta. Torno a riva!, grid al mondo acquatico che lo circondava. Silenzio. Don si trovava probabilmente a tre o quattrocento metri di distanza, intento all'affannosa ricerca del suo pupillo.
Era inutile restare ancora sott'acqua. Franklin port il suo veicolo in superficie e scopr d'essere a meno di un chilometro dalla banchina d'approdo.
Poggiando tutto il peso sulla coda della torpedine per mantenerla inclinata all'ins, riusciva a filare sul pelo dell'acqua senza la minima difficolt.
Cinque minuti pi tardi Franklin rientrava in rimessa.
Appena liberata la torpedine dalla spuma anticorrosiva che veniva spruzzata su tutti gli attrezzi dopo ogni immersione nell'acqua marina, Franklin si mise al lavoro, e appena svitato il pannello dei comandi si rese conto che la torpedine era di un modello specialissimo, studiato apposta per allievi troppo sicuri di s. I guasti si potevano prefabbricare a piacere, e qualcuno aveva manomesso la sua con molta perizia.
Rimise a posto il pannello e si present all'ufficiale di guardia. La visibilit  scarsissima, disse. Cosa del resto vera. Don e io ci siamo persi di vista, cos ho pensato che fosse meglio rientrare. Tra poco sar qui anche lui, credo.
Un mormorio di sorpresa serpeggi nella sala di riposo quando Franklin comparve senza l'istruttore e and a sistemarsi tranquillamente in un angolo per leggere una rivista.
Quaranta minuti dopo un energico sbattere di porte annunci l'arrivo di Don. Lo sguardo del Guardiano di Prima Classe era un capolavoro di sollievo e di stupore quando, volgendosi intorno, vide l'allievo smarrito. Franklin, dalla sua poltrona, fiss l'istruttore con l'aria pi innocente del mondo, e domand: Come mai cos in ritardo?
Burley si rivolse agli altri e stese la mano. Fuori i soldi, ordin.
Aveva impiegato parecchio tempo a convincersene, ma adesso si rendeva conto che Franklin era proprio simpatico.
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Capitolo 5.
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Quei due che si affacciavano al parapetto della vasca principale dell'acquario, non avevano l'aria di scienziati in visita. Cos pensava anche Indra, mentre avanzava lungo il viale che portava al laboratorio di ricerche. Ma quando arriv pi vicino e pot guardarli meglio, cap subito chi erano gli intrusi: il pi alto era il Guardiano di Prima Classe Burley, perci l'altro doveva essere il misterioso individuo che seguiva un corso super-accelerato. Le avevano detto anche il nome, ma non se lo ricordava pi.
Li aveva quasi raggiunti quando si rese conto che anche l'altro era una vecchia conoscenza. Anche Franklin l'aveva vista, e la stava fissando con un'espressione perplessa che significava chiaramente: "Ma non ci siamo gi incontrati?".
Salve, fece lei, fermandosi accanto ai due. Vi ricordate di me? Sono la collezionista di pescecani.
Franklin sorrise. Certo che mi ricordo, disse. Se ci penso mi prende di nuovo il crampo allo stomaco. Comunque, spero che abbiate trovato una quantit di vitamine.
Dunque l'aveva riconosciuta, ma stranamente l'espressione perplessa, tipica di chi insegue un ricordo che non vuole riaffiorare, gli si attardava ancora nello sguardo. Quell'espressione gli dava un'aria smarrita e preoccupata, e Indra si accorse di provare verso quell'uomo una simpatia istintiva, immediata quanto sconcertante. Ancora una volta la ragazza si aggrapp alla promessa che aveva fatto a se stessa, per sfuggire alle complicazioni sentimentali: "Finch non avr preso la laurea...".
Dunque vi conoscete gi -osserv Don, sorpreso. Allora presentami, coraggio.
Don, decise Indra tra s, non era affatto pericoloso. Si sarebbe messo subito a farle la corte, come ogni ufficiale che si rispetti, ma questo non la preoccupava affatto. Anche se i colossi biondi non erano precisamente il suo tipo, fare colpo su un uomo era sempre piacevole, specie quando non si correva il rischio di prendere la cosa sul serio. Con Franklin, invece, si sentiva molto meno sicura del fatto suo.
Chiacchierarono piacevolmente, osservando i pesci che circolavano nell'immensa vasca ovale. Pi che altro parlava Don. Pareva completamente dimentico del fatto d'aver condotto l Franklin per mostrargli certe proiezioni sulle balene che si trovavano nella biblioteca del laboratorio. Era evidente che stava tentando di farsi bello agli occhi di Indra, e non si rendeva affatto conto che lei se ne accorgeva benissimo. Franklin, d'altra parte, osservava malizioso le due parti in gara, ed evidentemente la cosa lo divertiva.
A un certo punto Indra incontr lo sguardo di Franklin, mentre Don si sbracciava a illustrare la vita e i momenti duri di un Guardiano, e subito si sorrisero, come due persone che abbiano un segreto divertente in comune. In quel momento, Indra si disse che, tutto considerato, una laurea non era poi la cosa pi importante del mondo. Era ancora decisa a difendere la propria libert sentimentale, ma voleva scoprire qualcosa di pi sul conto di quel Franklin. Com'era il nome di battesimo... Walter? Uhm! Non era uno dei nomi che lei preferiva, ma poteva anche andare.
Nella sua incrollabile convinzione di essere sul punto di fare a brandelli un altro cuore femminile, Don non si rendeva assolutamente conto della corrente sotterranea di sentimenti che circolava intorno a lui, senza per sfiorarlo. Quando si accorse all'improvviso che erano in ritardo di venti minuti per la conferenza in sala di proiezione, finse di prendersela con Franklin, che accett il rimprovero con aria piuttosto assente. Per tutto il resto della mattinata, Franklin fu molto distratto durante le lezioni, ma Don non se ne accorse.
Ormai, la prima parte del corso era virtualmente finita, e nel complesso l'allievo aveva superato tutte le speranze del maestro. Burley non si preoccupava pi, come accadeva all'inizio, di dover dividere con Franklin lo spazio ristretto di un sommergibile di addestramento. Nonostante le reticenze dell'altro, e il mistero che ancora lo circondava, loro due ormai erano molto affiatati, e lavoravano bene insieme. Non erano ancora proprio amici, ma avevano raggiunto uno stadio di simpatia e d'intesa.
Durante la prima immersione su una subvedetta biposto si tennero nelle acque poco profonde tra la Grande Barriera di Corallo e l'isola principale, perch Franklin potesse familiarizzarsi con i comandi e soprattutto con gli strumenti di navigazione. A parte il tentativo di caricare l'isola di Masthead a una velocit di sessanta nodi, Franklin si comport in modo lodevolissimo. Le sue dita cominciavano a muoversi sul complesso quadro di comando con una precisione scrupolosa che, Don ne era certo, presto si sarebbe trasformata in competenza istintiva.
Don diede a Franklin compiti sempre pi complicati da risolvere, e solo quando fu sicuro che l'allievo sapeva cavarsela con perizia si arrischi a farlo uscire in mare aperto.
Far navigare una subvedetta era solo il principio; bisognava imparare a vedere e a sentire con i sensi di cui il mezzo era dotato, interpretare le diverse informazioni trasmesse sul quadro di comando dagli strumenti che esploravano in continuazione il mondo subacqueo. Le sensazioni sonore erano forse le pi importanti. Nel buio pi totale, o in acque assolutamente torbide, potevano individuare gli ostacoli entro un raggio di quindici chilometri con la massima precisione e minuzia di particolari. Ponevano rivelare i contorni del fondale, o con altrettanta facilit indicare qualsiasi pesce lungo poco pi di mezzo metro che fosse apparso entro il raggio di ottocento metri. Le balene, e gli altri grandi abitatori del mare venivano individuati fino all'estremo limite della sfera di sensibilit, e la loro posizione era indicata con precisione infallibile.
La visione luminosa aveva una parte pi limitata. A volte, in acque molto profonde e limpide era possibile vedere fino a sessanta metri di distanza, ma non capitava spesso. Nelle basse acque costiere invece, l'occhio della telecamera poteva frugare si e no fino a quindici metri, per entro quel raggio dava una visione cos nitida che nessun altro senso del sottomarino poteva uguagliare.
Ma una subvedetta non si limitava a vedere e sentire; doveva anche agire. Bisognava quindi che Franklin imparasse a servirsi di un vero arsenale di utensili e armi diverse: contatori per controllare l'efficienza delle cinte, apparecchi per rilevare campioni, graticole per imprimere il marchio di riconoscimento alle balene disubbidienti, tentacoli elettrici per scoraggiare eventuali mostri che avessero mostrato una curiosit troppo aggressiva, e infine, per un uso meno frequente, le razze artificiali coi loro aghi avvelenati, che potevano uccidere in pochi secondi i pi colossali mostri marini.
Durante le crociere quotidiane nelle acque del Pacifico, Franklin impar a servirsi di tutti i ferri del suo nuovo mestiere. A volte, quando passavano attraverso la cinta, a Franklin sembrava di poter sentire quell'ininterrotto e acutissimo suono fino nel midollo delle ossa. Quelle cinte di confine subacqueo si stendevano ormai su buona parte del globo, e i loro sottili pennacchi di radiazioni salivano verso la superficiedai generatori posati sul fondo.
Franklin si domandava spesso che cosa avrebbero pensato di un fatto simile le generazioni passate. In un certo senso, tra tutte le presunzioni dell'uomo questa sembrava la pi grande e la pi audace. Il mare, che aveva affermato la sua indipendenza sull'uomo fin dai primordi, era stato finalmente asservito. Nemmeno la conquista dello spazio rappresentava una vittoria pi completa di questa.
Eppure, non era ancora una vittoria definitiva. Il mare non si sarebbe mai completamente arreso e ogni anno avrebbe reclamato le sue vittime. Durante una visita all'edificio che ospitava il Comando, Franklin aveva visto una lapide commemorativa. C'erano gi incisi molti nomi, e restava posto per altri.
Franklin' tuttavia, cominciava a venire a patti col mare, come tutti coloro che si preparavano a vivere sull'acqua. Don, che osservava l'allievo fare rapidi progressi, con una rapidit che in meno di quattro o cinque anni avrebbe fatto di lui un ottimo Guardiano di Prima Classe, intuiva ormai con . certezza assoluta quale doveva essere stata la professione precedente del suo pupillo. Se Franklin preferiva mantenere il segreto, era padronissimo di farlo. Don era solo un pochino addolorato da quella mancanza di confidenza, ma ripeteva a se stesso che, prima o poi, l'amico avrebbe finito per raccontargli tutto. Invece non fu Don il primo a sapere la verit. a causa di un banalissimo incidente, la prima a sapere fu Indra.
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Capitolo 6.
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Quando Indra propose a Franklin una gita a vela fino all'isola di Masthead, lui accett immediatamente. Poi, domand con fare pi cauto: -Ma chi governer la barca?
Indra lo guard con aria offesa.
Io, naturalmente, rispose. L'ho fatto una quantit di volte. Pareva quasi aspettarsi che lui mettesse in dubbio la sua competenza, ma Franklin se ne guard bene. Indra, lui l'aveva gi capito, era dotata di molto buon senso, fin troppo, forse. Se diceva di saper fare una cosa, si poteva crederle sulla parola.
C'era per ancora un punto da sistemare. Nella barca c'era posto per quattro persone: chi sarebbero stati gli altri due?
N Indra n Franklin espressero in parole la decisione finale. La conclusione aleggiava nell'aria, mentre entrambi discutevano sui possibili compagni, cominciando da Don e passando in rassegna tutte le amiche di Indra. All'improvviso la discussione sub una lunga battuta d'arresto, e nell'improvviso silenzio ognuno dei due si rese conto che l'altro pensava alla stessa cosa, e che i loro rapporti stavano per entrare in una fase nuova. Non avrebbero portato nessuno con loro, durante la gita; per la prima volta, avrebbero avuto quella solitudine che non era mai possibile procurarsi sull'isola principale. Che questo potesse condurre a un'unica conclusione logica, Franklin e Indra rifiutavano ancora di ammetterlo perfino con se stessi, poich la mente umana ha una notevole capacit per l'autoinganno.
Era pomeriggio inoltrato quando riuscirono a sottrarsi a tutti i loro impegni e a squagliarsela, insalutati ospiti. Franklin provava un po' di rimorso verso Don, e si domandava come avrebbe reagito l'altro quando avesse scoperto d'essere stato lasciato in disparte. Forse ci sarebbe rimasto male, per non era tipo da tenere il muso, e comunque avrebbe preso la cosa sportivamente.
Indra aveva pensato a tutto. Merenda, bibite, lozione per il sole, asciugamani. Non aveva dimenticato niente di quanto poteva servire. Un po' divertito,
Franklin si sorprese a pensare che una donna cos capace doveva essere una vera benedizione nella vita di un uomo. Ma subito si affrett a rammentare a se stesso che le donne troppo efficienti sono felici solo quando possono dirigere anche la vita del marito.
Un vento piuttosto forte soffiava dall'isola principale, e il cutter filava sulle onde con le vele gonfie. Franklin, che non era mai stato in barca a vela, trovava piacevole l'esperienza. Gi il margine spumoso della barriera esterna spariva verso poppa. Se anche il vento fosse caduto, ma non sembrava probabile, avrebbero potuto proseguire la gita ricorrendo al piccolo idrogetto ausiliario, che per andava usato solo come ultima risorsa. Tornare a terra col serbatoio pieno era quasi una questione di principio per gli appassionati della vela.
Sebbene si trovassero soli per la prima volta da quando si erano conosciuti, n Franklin n Indra sentivano il bisogno di parlare. Tra loro si era stabilita una silenziosa comunione che nessuno dei due desiderava guastare con le parole. Erano chiusi tra due emisferi di azzurro, tagliati fuori dal resto del mondo. Perfino il tempo pareva essersi fermato; Franklin avrebbe voluto restare sdraiato l per sempre, cullato dal rollio dolce dello scafo che solcava le onde senza sforzo.
Quando l'isola apparve, Indra manovr abilmente la vela circumnavigando la scogliera fino a trovare il punto meno battuto dalle onde. Poi rivolse la prua verso terra e punt diritta alla spiaggia.
Pochi secondi prima dell'approdo, Indra ammain la vela maestra. Con un soffice tonfo, lo scafo tocc la sabbia e slittper il lievissimo pendo, fermandosi poi dolcemente. O la manovra era pi facile di quanto poteva sembrare a un novellino, o Indra era un marinaio di prim' ordine.
Appena assicurato il cutter in secca, Franklin e Indra iniziarono un giro d'esplorazione sull'isola disabitata. Sebbene le isole di corallo si rassomigliassero tutte, era sempre un'esperienza affascinante visitare un piccolo mondo ancora inesplorato. I due si avviarono lungo la stretta fascia di sabbia che si stendeva tra la foresta e il mare. Di tanto in tanto, quando arrivavano a una radura, si spingevano verso l'interno della foresta tentando di smarrirsi tra l'intrico di alberi per fingere di trovarsi nel cuore di una giungla, invece che a un centinaio di metri al massimo dal mare.
Impiegarono quasi due ore per fare il giro dell'isola.
Quando si ritrovarono vicino al cutter erano stanchi e affamati, e Franklin cominci a ispezionare quello che Indra aveva portato, mentre lei si dava da fare per avviare il fornello.
Ora ti preparo una tazza di autentico t australiano -disse la ragazza.
Franklin le rivolse uno dei suoi sorrisi tra il cinico e il divertito che lei trovava cos attraenti. Non sar certo una novit per me, disse. Io sono nato qui.
Indra lo fiss con uno sbalordimento che si tramutava a poco a poco in esasperazione. Be', avresti potuto anche dirmelo!, osserv. Anzi, direi proprio che.... Tacque, interrompendosi appena in tempo, lasciando la frase incompleta sospesa a mezz'aria.
Franklin non ebbe difficolt a finirla. Lei aveva inteso dire: "...potresti una buona volta dirmi qualcosa di te, e finirla con quelle sciocche reticenze".
L'accusa non pronunciata lo fece arrossire, e cancell per un attimo la spensierata allegria che Franklin non provava da mesi. Poi un pensiero improvviso lo colp: Indra era una donna e per di pi una scienziata, quindi portata all'indagine. Come mai non gli aveva mai rivolto domande sulla sua vita passata? C'era una sola spiegazione: il dottor Myers, che continuava a tenerlo d'occhio senza parere, doveva averle detto qualcosa.
Un altro po' della sua gaiezza si spense, mentre si rendeva conto che Indra doveva essere preoccupata per lui, e forse si chiedeva, proprio come tutti gli altri, che cosa precisamente gli fosse accaduto. E lui non era disposto ad accettare un amore nato pi che altro dalla piet.
Ignara delle elucubrazioni del compagno, Indra stava caricando il fornello con un metodo piuttosto primitivo aspirando un po' di carburante dal serbatoio dell' idrogetto. Franklin trov cos divertenti i tentativi un po' maldestri di lei, che al momento dimentic i suoi problemi. Quando finalmente Indra riusc ad avviare il fornello, si sdraiarono tutti e due all'ombra delle palme, mangiando panini in attesa che l'acqua bollisse. Il sole era gi basso nel cielo; prima del buio non sarebbero stati di ritorno all'isola di Heron. Per ci sarebbe stata la luna, quindi anche senza l'aiuto dei fari la navigazione non avrebbe presentato difficolt.
Il t era riuscito eccellente e aveva completato ottimamente lo spuntino. Quando, terminato il pasto, si concessero un po' di siesta, le loro mani si cercarono, istintivamente. "Ora", pensava Franklin "dovrei essere completamente contento."
Ma non lo era. Qualcosa che lui non sapeva definire continuava a turbarlo.
Quel disagio era aumentato da qualche minuto, ma lui si era sforzato di ignorarlo, imponendosi di non pensarci. Sapeva che era addirittura ridicolo aspettarsi un pericolo li, su quell'isoletta deserta e tranquilla. Eppure vaghi campanelli d'allarme gli squillavano nei pi recessi labirinti del suo cervello, e lui non riusciva a decifrarne i segnali.
Una domanda di Indra giunse a proposito fornendogli una distrazione. Lei fissava intenta il cielo verso ovest, cercando evidentemente qualcosa.
Walter,  vero che, se si conosce il punto esatto dove guardare, si pu vedere Venere anche di giorno? L'altra sera, dopo il tramonto, era talmente luminosa che quasi quasi ci ho creduto.
 verissimo, rispose Franklin. E non  nemmeno difficile. Il problema sta unicamente nel localizzare il punto esatto, dopo di che la si vede subito.
Si tir su, appoggiandosi a un tronco d'albero, si fece schermo agli occhi con la mano per ripararsi dal riflesso abbacinante del sole ormai al tramonto, e cominci a scrutare il cielo verso occidente, con poca speranza per di scoprire il puntolino argenteo che
si trovava in quella direzione. Anche lui aveva notato che Venere dominava il cielo appena si faceva buio, ma era difficile calcolare quanto, fosse distante dal sole nel momento in cui tutti e due gli astri si trovavano sopra l'orizzonte.
All'improvviso i suoi occhi incontrarono un solitario punto d'argento sospeso contro il cielo d'un azzurro latteo. -L'ho trovata!, esclam, indicando col braccio. Indra scrut il cielo ben bene, ma dapprima non vide nulla.
Tu hai le traveggole, rise.
Ma no, ti assicuro. Guarda bene e la vedrai, rispose
Franklin, senza distogliere lo sguardo, per timore di perdere di vista il puntolino luminoso.
Ma Venere non pu essere l, protest Indra.  troppo a nord.
Una tragica frazione di secondo bast a Franklin per capire che la ragazza aveva ragione. Ora infatti si accorgeva che la stella fissata si moveva rapidamente attraverso il cielo, sfidando tutte le leggi che regolavano gli altri corpi celesti.
Stava fissando la Stazione Spaziale, il pi grande dei satelliti artificiali messi in orbita intorno alla Terra, a mille e cinquecento chilometri dal pianeta. Si sent come sospeso sull'orlo di un abisso; il terrore degli spazi infiniti che separavano i mondi gli invase ed ottenebr la mente, minacciandone la ragione. Ma avrebbe vinto lo smarrimento se un secondo incidente fatale non si fosse prodotto nello stesso momento. Con la subitanea rapidit con cui la memoria soddisfa a volte un interrogativo assillante, comprese che cosa l'aveva turbato in quegli ultimi minuti. Era stato l'odore del carburante che Indra aveva aspirato dal serbatoio dell'idrogetto, il sentore caratteristico e lievemente aromatico del sintene.
Quell'odore noto aveva evocato nella sua memoria il ricordo di quando l'aveva sentito l'ultima volta.
Il sintene! Un ritrovato per servire da propellente ai razzi, ormai superato come tanti altri combustibili chimici, usato solo per usi secondari, come nella propulsione delle tute spaziali.
Le tute spaziali!
Era troppo. Quell' assalto, provenendo da due parti diverse, caus il tracollo. Vista e olfatto avevano congiunto le loro forze per distruggerlo. Nel giro di qualche secondo, le dighe pazientemente erette a protezione della sua mente crollarono sotto l'impeto della montante marea di terrore.
Franklin credette di sentire la Terra sotto di s roteare follemente attraverso lo spazio. Pareva girare in modo sempre pi frenetico intorno al proprio asse, tentando di scagliarlo via come un sasso con la sua velocit di rotazione.
Con un grido soffocato, si gett bocconi, aggrappandosi disperatamente alle radici dell'albero. Ma niente poteva rassicurarlo: la caduta senza fine ricominciava...
Franklin, l'ingegnere capo, Comandante in seconda dell'"Arcturus", era di nuovo nello spazio, e ritornava a vivere lo stesso incubo che aveva sperato e pregato di non dover rivivere mai pi.
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Capitolo 7.
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Nel primo istante di sgomenta sorpresa, Indra rimase a fissare inebetita Franklin che premeva il volto . nella sabbia e piangeva come un bambino disperato. Poi la compassione e il buon senso le suggerirono cosa fare. Si port in fretta accanto a lui e strinse le braccia attorno alle spalle sussultanti del giovane.
Walter!, grid. Walter, sei qui con me... non devi aver paura!
Le parole -sonarono sciocche e banali anche al suo orecchio, ma erano quanto di meglio poteva offrire l per l. Franklin pareva non udirla;
continuava a tremare, aggrappandosi all'albero con tutte le sue forze. Era pietoso vedere un uomo ridotto in quello stato, completamente privo di ogni senso di dignit e di orgoglio. Indra, china su lui, si rese conto che tra i singhiozzi Franklin invocava un nome, e perfino in un momento simile non seppe reprimere un sentimento di gelosia, perch era un nome di donna. Ininterrottamente, con voce appena percettibile, Franklin mormorava: -Irene!, e subito veniva colto da un'altra irrefrenabile crisi di pianto.
Indra aveva solo vaghe cognizioni di medicina, e quell'attacco la sconcertava. Esit per un attimo, poi corse al cutter e apr la cassettina di pronto soccorso. Conteneva un tubetto di potenti pillole antispasmodiche, sul quale spiccava la scritta: "da prendersi una alla volta". Con difficolt, riusc a indurre Franklin a inghiottirne una, poi lo riprese tra le braccia e aspett che il tremito si calmasse e la violenza dell'attacco si placasse a poco a poco.
 difficile segnare un confine netto tra la compassione e l'amore. Se tale divisione esiste, Indra la varc durante quell'attesa silenziosa. Quella scena non l'aveva affatto disgustata: capiva che qualcosa di orribile doveva essere accaduto nel passato di Franklin, un fatto di portata tale da ridurlo in quello stato. Di qualunque cosa si trattasse, sentiva che la sua esistenza sarebbe stata completa solo se avesse potuto aiutare Franklin a lottare.
Adesso lui sembrava pi calmo, ma il suo sguardo era ancora assente e le labbra si muovevano senza che ne uscisse alcun suono.
Torniamo a casa, gli mormor Indra, come se volesse confortare un bambino spaventato. Su, vieni...
Lo aiut a mettersi in piedi, e lui si alz docilmente. L'aiut perfino, sia pure in modo meccanico, a radunare scatole barattoli e cesti del pic-nic e a spingere in acqua l'imbarcazione. Sembrava tornato normale, per non parlava, e nei suoi occhi c'era una tristezza immensa.
Per il ritorno usarono vela e motore, perch Indra era ben decisa a non perdere tempo. Nemmeno per un istante la sfior il dubbio di trovarsi in pericolo, cos sola e in balia di un uomo che poteva anche essere pazzo. La sua unica preoccupazione era quella di affidare al pi presto Franklin alle cure di un medico.
Era quasi sera. Il sole aveva gi toccato l'orizzonte, e le tenebre avanzavano da est. I fari sull'isola principale e sugli altri isolotti cominciarono ad ammiccare, uno alla volta. E pi vivida di ogni altra luce, a ovest si era accesa Venere, la causa innocente di tanto trambusto...
Finalmente Franklin parl. Le parole erano forzate, ma perfettamente coerenti.
Mi dispiace molto, Indra. Ti ho rovinato la gita.
Non dire sciocchezze, rispose lei. Non  certo colpa tua. Stai calmo, piuttosto, e non parlare se non hai voglia di farlo. Lui torn a chiudersi nel suo silenzio e non parl pi per tutto il resto del viaggio.
Quando Indra fece il gesto di prendergli una mano, s'irrigid, lasciando involontariamente capire che al momento non desiderava quel contatto. Lei ne rimase un po' ferita, ma non disse niente. Del resto, aveva il suo da fare per guidare a riva l'imbarcazione tra i difficili passaggi della scogliera.
Franklin sembrava tornato perfettamente normale quando, rientrati all'isola, si incammin con lei per riaccompagnarla al laboratorio. Indra non poteva vedere la sua espressione perch in quel punto c'era poca luce e le grandi palme facevano da schermo al chiarore della luna. Ma almeno la voce le parve quella di sempre, quando lui le augur la buonanotte.
Grazie di tutto, Indra. Nessuno avrebbe potuto fare pi di quanto hai fatto tu.
Lascia che ti accompagni subito dal dottor Myers. Devi assolutamente andarci.
No... tanto non pu fare niente. Ora sto bene. Vedrai che non mi succeder pi.
Eppure dovresti andarci. Ti accompagno nella tua stanza e poi vado a chiamarlo.
Franklin scosse la testa.
Ti prego, non farlo. Non voglio... Promettimi che non lo chiamerai.
La ragazza lottava con la sua coscienza. La cosa pi saggia sarebbe stata quella di promettere, e di non mantenere. Ma in questo caso forse Franklin non gliel'avrebbe pi perdonata. Alla fine, venne a una specie di accomodamento.
Mi prometti che ci andrai da solo, visto che non vuoi essere accompagnato?
Franklin esit prima di rispondere. Non gli sembrava bello congedarsi per sempre da una ragazza che aveva sentito di poter amare dicendole una bugia. Ma la calma indifferente che era scesa in lui gli sugger la risposta adatta.
Ci andr domani mattina... e grazie ancora. Poi si allontan deciso, prima che Indra potesse rivolgergli altre domande.
Indra lo segu con lo sguardo finch lui non scomparve nel buio lungo il viale che conduceva alla sezione scuola e uffici amministrativi. L'ansia e la felicit lottavano nel suo cuore: felicit, perch si era accorta di amare Franklin, ansia perch lo sentiva in preda a forze che lei non capiva. L'ansia sfoci a poco a poco in un unico, assillante interrogativo: non avrebbe fatto meglio a insistere, magari contro la volont di lui, perch Franklin si recasse subito dal dottor Myers?
Non avrebbe avuto alcun dubbio sulla risposta se avesse potuto scorgere Franklin che, con l'aria di un sonnambulo, tagliava attraverso la foresta illuminata dalla luna e si dirigeva verso la banchina dalla quale erano cominciati tutti i suoi viaggi verso il fondo dell'oceano.
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Capitolo 8.
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C'erano quattro persone nella stanza, e nessuna parlava. L'istruttore capo si mordeva nervosamente le labbra. Don Burley sedeva immobile, con aria attonita, e Indra si sforzava di non piangere. Solo il dottor Myers sembrava ancora abbastanza padrone di s, e stava maledicendo in cuor suo la malasorte incredibile, addirittura inesplicabile, che aveva fatto scoppiare quella tragedia. Lui avrebbe giurato che Franklin fosse ormai avviato sulla via della guarigione, che avesse superato ogni serio pericolo di crisi. E invece, ecco cos'era andato a capitare!
C' una sola cosa da fare, disse . all'improvviso l'istruttore capo. Mandiamo fuori tutta la nostra flottiglia subacquea per una vasta battuta.
Don Burley si scosse.
Sono passate dodici ore, ormai. In questo tempo potrebbe aver percorso pi di ottocento chilometri. E ci sono soltanto sei piloti col brevetto in tutta l'isola.
Lo so...  come cercare un ago in un pagliaio. Ma non possiamo fare altro.
A volte pochi minuti di riflessione possono risparmiare molte ore di ricerche a casaccio, osserv Myers. Dopo dodici ore, qualche momento in pi non porter una differenza rilevante. Col vostro permesso, vorrei parlare a quattr'occhi con la signorina Langenburg.
Ma certo, se lei  d'accordo.
Indra assent. Dava amaramente a se stessa la colpa di quanto era accaduto. Si ripeteva che avrebbe dovuto correre dal dottore appena sbarcata sull'isola. In quel momento l'intuito le era venuto meno; ora quello stesso intuito le diceva che non c'era pi speranza, e lei non poteva fare altro che pregare d'avere torto anche stavolta.
Dunque, Indra, cominci gentilmente il dottor Myers, appena gli altri due ebbero lasciato la stanza, se vogliamo aiutare Franklin dobbiamo mantenere la testa sul collo, e cercare di immaginare cosa pu aver fatto. Perci smettetela di prendervela con voi stessa, perch la colpa non  vostra. Per conto mio, non  colpa di nessuno.
"Se mai  colpa mia" aggiunse, sconsolato, tra s. "Ma chi avrebbe potuto prevedere una cosa simile? Sappiamo tanto poco in fatto di astrofobia... e per di pi non  nemmeno il mio campo di studi!".
Indra tent coraggiosamente di sorridere. Fino a ieri si era creduta una persona adulta, perfettamente in grado di badare a se stessa, in qualsiasi situazione. Ma da ieri era trascorsa un'eternit...
Vi prego, disse, ditemi che cos'ha Walter. Forse potrei capire meglio quello che  accaduto.
Era una richiesta logica e intelligente; prima ancora che Indra la facesse, Myers era arrivato alla medesima conclusione.
Benissimo. Per, badate bene,  strettamente confidenziale, e questo per il bene di Walter. Lo dico a voi perch siamo in un caso di emergenza, e conoscendo i fatti forse sarete in grado di aiutarci... Fino a qualche anno fa, Walter era un pilota spaziale altamente qualificato. Per la precisione, era ingegnere capo su una astronave di linea Terra, Marte, come sapete,  una posizione di grande responsabilit, e lui non era che all'inizio della sua carriera.
"Un giorno si verific non so quale guasto mentre l'astronave era in orbita, e la propulsione ionica dovette essere interrotta. Walter usc all'esterno in tuta spaziale per sistemare il guasto... Un lavoro d'ordinaria amministrazione, intendiamoci. Ma prima di aver portato a termine la riparazione, gli si ruppe la tuta. No, non si tratt di uno strappo. Era proprio il sistema di propulsione che si era bloccato, e Franklin non pot pi fermare i getti che gli permettevano di muoversi attorno all'astronave.
"E cos, capite, si trov d'improvviso solo nel vuoto, mentre l'accelerazione lo trascinava via dalla sua astronave. A peggiorare le cose, quand'era schizzato via aveva urtato contro qualche parte dello scafo, e nell'urto l'antenna della sua radio era stata strappata via. Perci non poteva n parlare n ricevere messaggi, non poteva chiamare aiuto n sapere se i compagni stavano tentando di portargli soccorso. Era completamente solo, a milioni di chilometri da qualsiasi punto di riferimento, e dopo pochi minuti perse di vista perfino l'astronave.
"Ora, nessuno che non si sia trovato in una situazione del genere pu immaginare anche lontanamente che cosa si provi. Per quanto ci si sforzi non possiamo metterci nei panni di uno che si trova completamente isolato, con le stelle tutt'intorno a s, senza sapere se sar mai pi ripescato dallo spazio. Nessuna delle vertigini che 1 si possono provare sulla Terra pu uguagliare una sensazione del genere... e nemmeno il mal di mare nelle sue forme pi acute, che pure non  certo divertente.
"Passarono quattro ore prima che Walter venisse ripescato. In realt non correva nessun pericolo, e probabilmente lo sapeva, ma il saperlo non fa alcuna differenza. Il radar dell'astronave l'aveva subito individuato, ma per poterlo rincorrere bisognava prima eliminare il guasto. Quando finalmente lo riportarono a bordo... be', diciamo che era in uno stato disperato.
"I migliori psichiatri della Terra impiegarono circa un anno per rimetterlo in sesto, e, come abbiamo visto,  stata una guarigione per modo di dire."
Myers tacque, domandandosi che effetto potevano fare a Indra quelle notizie e se avrebbero mutato i sentimenti della ragazza nei confronti di Franklin.
Ma Indra sembrava aver gi superato la sorpresa iniziale. Grazie al cielo, era una ragazza con i nervi saldi.
Vedete, riprese poi il medico, Walter era sposato. Aveva moglie e figli su Marte, e naturalmente adorava la sua famiglia. La moglie era nata nella colonia, ed era marziana di seconda generazione. I figli erano quindi di terza generazione. Avevano vissuto sempre sotto la gravit di Marte, erano stati concepiti e messi al mondo lass. Non avrebbero mai pi potuto tornare sulla Terra, dove sarebbero rimasti schiacciati sotto un peso che per loro era tre volte quello normale.
"Nello stesso tempo, Walter non era pi in grado di ritornare nello spazio. La sua mente era stata rabberciata in modo che potesse funzionare di nuovo qui sulla Terra, ma pi di cos non si poteva fare. Sarebbe stato impossibile per lui affrontare di nuovo la caduta libera, sapendo che, tutt'intorno a lui c'era solo lo spazio infinito. E cos divenne un esule sul proprio pianeta, separato per sempre dalla sua famiglia.
"Naturalmente abbiamo fatto del nostro meglio per lui, e sono ancora convinto che gli abbiamo indicato la via migliore. Lavorando qui poteva fare un ottimo impiego delle sue abilit. Ma  soprattutto una ragione profondamente psicologica che ci ha suggerito di spingerlo su questa strada, sperando che potesse rifarsi una vita. Forse  una ragione che potete comprendere quanto me, cara Indra, se non meglio. Siete una biologa che studia la vita marina, e sapete quali legami abbiamo col mare. Certo non abbiamo legami simili con lo spazio, e quindi non ci sentiremo mai perfettamente di casa l fuori, almeno finch siamo uomini vivi".
Myers sospir: Ho studiato molto Franklin mentre era qui: lui lo sapeva, del resto, e non me ne voleva affatto. Faceva continui progressi, si appassionava al lavoro. Don era contentissimo di lui. Era il migliore di tutti i suoi allievi. E quando ho saputo, non domandatemi da chi, che aveva cominciato a frequentarvi, ne sono stato felice. Perch  necessario, capite, che si ricostruisca una vita sotto ogni aspetto. Perdonatemi se metto la cosa in questi termini, ma quando mi accorsi che passava il suo tempo libero con voi, e che cercava di proposito la vostra compagnia, mi sono dettoche aveva smesso finalmente di vivere rivolto al passato.
"E adesso... questo collasso improvviso! Vi confesso sinceramente che non riesco a spiegarmelo. Il fatto che avesse visto la Stazione Spaziale non mi dice assolutamente nulla. Chiss quante altre volte l'aveva vista senza farci caso! No, dev'esserci un'altra spiegazione che per ora ci sfugge. Chiss! All'improvviso potrebbe essergli nato un senso di rimorso verso la moglie, solo perch cominciava a interessarsi a voi. Pu darsi anche che gliela ricordiate, e che senza saperlo si sia interessato a voi proprio per questo, fin dal primo momento. Ma queste sono tutte ipotesi che non servono a niente, quindi lasciamo andare. Piuttosto, siete proprio sicura che dal suo comportamento non trapelasse niente delle sue intenzioni, al momento in cui l'avete lasciato?".
Sicurissima. Disse soltanto: "Non dirlo a Myers". Aveva dichiarato che, tanto, non avreste potuto farci niente.
Il che, pens avvilito Myers, potrebbe essere anche vero, ma soprattutto  un fattore molto negativo. Quando un uomo sfugge l'unica persona che potrebbe aiutarlo, vuol dire che ha ormai perduto ogni speranza.
Per, aggiunse Indra -mi promise di venire da voi il mattino dopo.
Myers non rispose. Tanto sapevano entrambi che quella promessa era stata solo un pretesto.
Indra si aggrappava disperatamente a un'ultima speranza.
Certamente, disse, con il pianto nella voce, se avesse inteso fare qualcosa di... di irreparabile... avrebbe lasciato un messaggio per qualcuno.
Myers la guard tristemente, ormai certo dell'ineluttabile.
I suoi sono morti, replic. A sua moglie ha dato l'addio gi da tanto tempo. A chi doveva lasciare un messaggio?
Indra cap che il dottore aveva ragione. Lei poteva essere l'unica persona della terra per la quale Franklin provava un certo affetto. E da lei si era gi congedato, salutandola.
A malincuore, Myers si alz.
Non possiamo far nulla -disse, salvo iniziare delle ricerche su vasta scala. Potrebbe esserci ancora la speranza che lui stia scorrazzando a pieni giri per sfogare i nervi, e che da un momento all'altro ce lo vediamo comparire davanti tutto mortificato.  gi successo in altri casi, chiss.
Il dottore pos una mano sulle spalle chine della ragazza. Coraggio, mia cara. Tutti faranno il possibile, statene certa. Ma in cuor suo, sapeva che era troppo tardi. Gi parecchie ore prima sarebbe stato troppo tardi, e se adesso intraprendevano delle operazioni di ricerca era solo perch ci sono momenti in cui nessuno si aspetta che la logica prevalga.
Si avviarono insieme verso l'ufficio del vice-capo istruttore, dove Burley li stava aspettando col superiore. Il dottor Myers spalanc la porta... e rimase paralizzato sulla soglia. Per un attimo credette di avere due pazienti in pi, o di essere ammattito a sua volta.
Don e l'istruttore capo, dimenticata ogni distinzione di grado, si tenevano abbracciati ed erano addirittura squassati da una crisi di riso isterico irrefrenabile. Non c'era dubbio su quella manifestazione di isterismo: era causata da un improvviso senso di sollievo.
Il dottor Myers fiss quella scena assurda per circa cinque secondi, poi si guard rapidamente attorno. Subito vide il modulo di un messaggio radio che giaceva sul pavimento,. dove uno dei due uomini temporaneamente fuori di s l'aveva lasciato inavvertitamente cadere.
Senza nemmeno chiedere il permesso, si precipit a raccoglierlo e lo lesse.
Dovette leggerlo diverse volte prima di riuscire a capirne il senso; poi, a sua volta, cominci a ridere come non gli capitava da anni.
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Capitolo 9.
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Walter Franklin si svegli in un ambiente sconosciuto, ma non del tutto estraneo. Era sdraiato su una cuccetta a bordo di un piccolo incrociatore da diporto, e cinque individui erano in piedi intorno a lui. Cosa veramente strana, quattro di loro avevano una specie di fazzoletto legato sul viso, e soltanto gli occhi erano visibili.
Guard il quinto: volto anziano e coperto di cicatrici, espressione piratesca, da vecchia volpe incallita. Il sudicio berretto da marinaio era assolutamente superfluo; nessuno avrebbe dubitato che quello era il capitano.
Un mal di testa feroce impediva a Franklin di pensare con chiarezza. Dovette fare ripetuti sforzi prima di riuscire a proferire qualche parola.
Dove sono? domand.
Lasciamo perdere, amico, replic il vecchio barbuto, in tono autoritario. Siamo noi che vogliamo sapere che diavolo ci facevate a duecento metri di profondit, su una torpedine e con un respiratore ad aria compressa. Che vi credevate, d'essere diventato un sommergibile? Potete dirvi fortunato:  la prima volta che sento di un essere umano che scende a quella profondit soltanto col respiratore e viene ripescato in tempo per raccontare le sue impressioni agli amici. Non riesco a spiegarmi cosa... Porca miseria!  svenuto di nuovo!
La seconda volta che Franklin riprese i sensi, si sentiva meglio, e soprattutto sufficientemente interessato alla vita da voler scoprire chi erano quei tipi misteriosi attorno a lui. Certo, avrebbe dovuto provare un senso di gratitudine verso quei signori, chiunque essi fossero, ma al momento non sentiva n sollievo n delusione per essere stato salvato in tempo dal proposito di farla finita, lasciandosi scivolare per sempre nel grembo dell'oceano.
Potrei sapere il perch di quelle maschere? domand, indicando i fazzoletti da fuorilegge primi novecento degli uomini che lo circondavano. Il capitano, che adesso era seduto al quadro di comando, gir la testa e rispose laconicamente:
Ma proprio non l'avete capito dove vi trovate?
No.
Vorreste farmi credere di non sapere chi sono io?
Mi dispiace... ma proprio non lo so.
Il capitano fece udire un brontolio che poteva essere tanto di incredulit, che di delusione.
Si vede che siete uno dei nuovi, disse poi. Sono Bert Darryl, e voi vi trovate sul "Sea Lion". Quei due signori, alle vostre spalle hanno rischiato l'osso del collo per uscire a prendervi e issarvi a bordo.
Franklin gir la testa verso la direzione indicata e fiss i due triangoli di lino bianco.
Grazie, disse, e poi tacque, incapace di trovare altre parole di gratitudine. Ora sapeva benissimo dove si trovava, e capiva anche come erano andate le cose.
Dunque quello era il famoso, o famigerato, dipendeva dai punti di vista, capitano Darryl, i cui richiami pubblicitari comparivano su tutti i giornali sportivi e di argomento marinaro. Il capitano Darryl, l'organizzatore di emozionanti safari subacquei, l'intrepido e abilissimo cacciatore, soprattutto cacciatore di frodo, la cui immunit da ogni forma di sanzioni legali era sempre stata fonte di cinici commenti tra i Guardiani addetti alle riserve di pesce dell'Organizzazione Mondiale per gli Approvvigionamenti. Il capitano Darryl, uno dei pochi, autentici avventurieri di quell'et irregimentata... questo a detta di alcuni. Un vecchio impostore, secondo altri.
Ora Franklin si spiegava anche perch tutti gli altri fossero mascherati. La caccia di frodo nelle riserve di balene era una delle attivit meno legittime del vecchio lupo di mare, e Franklin aveva sentito dire che, in quelle occasioni, spesso i clienti di Darryl appartenevano agli strati pi in vista della societ. Nessun altro poteva permettersi di pagare le sue salatissime tariffe, far navigare il "Sea Lion" doveva costare un occhio della testa, anche se il capitano Darryl aveva fama di non pagare mai nessuno, e di dovere un mucchio di soldi a tutti i porti che si trovavano tra Sydney e Darwin.
Franklin guard le figure anonime che lo circondavano, domandandosi chi mai potessero essere e se lui ne conosceva qualcuno. Nessuno si era preso la briga di nascondere i potenti fucili da caccia grossa subacquea che si ammucchiavano sull'altra cuccetta. Ma dove mai il capitano accompagnava i suoi clienti, e a che cosa stavano dando la caccia? Date le circostanze, era meglio tenere gli occhi chiusi e cercare di saperne il meno possibile.
Il capitano era gi arrivato alla stessa conclusione. Vi renderete conto, amico, disse, voltando appena la testa, mentre col resto, della persona nascondeva accuratamente a Franklin gli indicatori di rotta, che la vostra presenza a bordo  piuttosto imbarazzante. D'altra parte non potevamo lasciarvi annegare, anche se in fondo ve lo sareste meritato dopo quella vostra dimostrazione di idiozia. Ma adesso il problema sta qui: cosa ne facciamo di voi?
Potreste sbarcarmi sull'isola di Heron. Non credo che siamo molto distanti, no? Franklin lo disse sorridendo, per far capire quanto poco si aspettava che la proposta venisse presa sul serio. Strano, ma si sentiva spensierato e di buon umore, adesso; forse era solo una reazione fisica, o forse era effettivamente contento che gli fosse stata offerta un'altra possibilit di ritentare, una nuova occasione di rinascita.
Bell'idea!, sbuff il capitano. Quei signori hanno pagato profumatamente per la loro giornata di sport, e non vogliono certo che voialtri ficcanaso gliela mandiate all'aria.
Comunque, possono anche togliersi le maschere. Hanno l'aria di non stare molto comodi con quei fazzoletti sulla bocca... e anche se riconoscessi qualcuno di loro non andrei certo a raccontarlo.
Un po' a malincuore, i bavagli vennero tolti. Come Franklin aveva immaginato, e sperato, non conosceva proprio nessuno, n direttamente, ne per averli visti in fotografia.
-C' solo una cosa da fare, concluse il capitano. Dovremo sbarcarvi da qualche parte prima di entrare in azione. Si gratt la testa, e intanto ripassava mentalmente le isole del Gruppo del Capricorno, che conosceva come le sue tasche. Poi si decise:
Bah! Per stanotte dovrete restare qui, e vedremo di dormire a turno. Se volete rendervi utile, potete dare una mano in cambusa.
Certo! Certo, capitano, acconsent Franklin.
Sorgeva l'alba quando Franklin tocc la riva sabbiosa. Si alz barcollando in piedi e si tolse le pinne. "Sono le migliori che ho, quindi fate il favore di rispedirmele per posta" aveva raccomandato il capitano Darryl mentre lo spingeva fuori dal portello stagno.
L fuori, oltre la scogliera, il "Sea Lion" si stava allontanando per la sua poco ortodossa spedizione di caccia, e i cacciatori si preparavano a uscire in mare. Sebbene la cosa fosse contro i suoi principi e i suoi doveri, Franklin non pot fare a meno di augurare loro buona fortuna.
Il capitano aveva promesso di mettersi in contatto radio con Brisbane quattro ore dopo, e il messaggio sarebbe stato trasmesso immediatamente all'isola di Heron. Quelle quattro ore dovevano dare al capitano e ai suoi clienti la possibilit di compiere la loro battuta e sgomberare dalle acque territoriali dell'O.M.A.
Franklin risal un poco la spiaggia, si liber dell'equipaggiamento e degli indumenti bagnati, e si sdrai sulla sabbia per veder nascere il sole. Aveva creduto di non doverlo rivedere mai pi. Aveva davanti a s quattro ore di attesa, per lottare con i suoi pensieri e affrontare di nuovo la vita. Ma non gli servivano, perch aveva gi preso la sua decisione parecchie ore prima.
La sua vita non gli apparteneva pi, e non poteva pi distruggerla a suo piacimento; non poteva rifiutarsi di viverla, ora che gli era stata restituita, a rischio della loro, da uomini che lui non conosceva e che non avrebbe rivisto.
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Capitolo 10.
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Vi rendete conto, naturalmente, disse Myers -che io sono un comune medico e non un famosissimo psichiatra. Quindi dovr rispedirvi al professor Stevens, e ai suoi ottimi assistenti.
Ma  proprio necessario? domand Franklin.
Non credo ma non mi posso prendere questa responsabilit. Se fossi un maniaco di scommesse come Don, non esiterei a puntare sul fatto che non farete mai pi gesti avventati del genere. Ma i dottori non possono prendere il lusso di scommettere, e poi penso che vi far bene allontanarvi da Heron per qualche giorno.
Finir il corso tra un paio di settimane. Non si potrebbe aspettare?
Non discutete mai con i medici, Walter... non riuscirete ad averla vinta. Il corso pu aspettare qualche giorno, tanto pi che se i miei conti sono esatti durer un altro mese e mezzo, e non due settimane. Non credo che il professor Stevens vi tratterr a lungo. Vi rimetter un po' in forma e vi rispedir qui. Nel frattempo, se le mie opinioni vi interessano, sarei contento di parlarne con voi.
Coraggio.
Prima di tutto, sappiamo "perch" avete avuto un attacco proprio in quel momento. Di tutti i sensi, l'olfatto  quello che evoca maggiormente i fatti coi quali  connesso, e ora che m'avete detto che nel compartimento stagno di un'astronave si sente odore di sintene, tutto diventa chiaro. La sfortuna ha voluto che vi arrivasse una zaffata di quell'odore proprio mentre stavate guardando la Stazione Spaziale: e la vista di quel dannato coso d le vertigini perfino a me, certe volte, quando lo vedo schizzare via nel cielo come una meteora impazzita.
"Ma la spiegazione non  tutta qui. Dovevate essere, diciamo cos, sentimentalmente agitato. Ditemi... non avete qui una fotografia di vostra moglie?
Franklin parve pi meravigliato che turbato da quella domanda inaspettata e apparentemente illogica.
S, disse. Perch me lo domandate?
Niente, niente. Potrei vederla?
Con un certo imbarazzo, Franklin tolse di tasca un portaritratti in pelle e lo porse al dottore. Poi distolse lo sguardo mentre Myers osservava l'immagine della donna che adesso era separata da suo marito da leggi pi inviolabili di quelle che gli uomini potevano emanare.
Era bruna e minuta, con grandi occhi scuri. Una sola occhiata bast a Myers per sapere ci che gi immaginava; tuttavia il medico continu a studiare la fotografia con un misto di compassione e di curiosit. In che modo, si domandava, la moglie di Franklin potr risolvere i suoi problemi?
Anche lei stava tentando di ricostruire la sua vita su quel mondo lontano al quale era legata da leggi di genetica e di gravit?
Con un sospiro, il dottor Myers chiuse il portaritratti. Perfino nel pi perfetto dei sistemi sociali, nel pi pacifico e soddisfatto dei mondi, ci sarebbero sempre stati i dolori e le tragedie. Via via che l'uomo estendeva i suoi poteri sull'universo, creava inevitabilmente nuovi mali e nuovi problemi.
Ascoltatemi, Walter -disse Myers, restituendo la fotografia. Io so alcune cose che il professor Stevens ignora, quindi eccovi il mio contributo alle vostre preoccupazioni.
"Che ve ne rendiate conto o no, Indra assomiglia a vostra moglie. Per questo, naturalmente, vi siete sentito attratto verso di lei fin dal primo istante. Nello stesso tempo, la attrazione ha scatenato un conflitto nella vostra mente. Non volete essere infedele, nemmeno a una persona che per quanto vi riguarda, scusate se mi esprimo cos,  lo stesso che se fosse morta. Siete d'accordo con la mia analisi?."
Franklin esit molto prima di rispondere. Poi si decise:
Penso che qualcosa di vero ci sia. Ma che cosa posso fare?
Vi sembrer cinico, ma ho molta fede in una vecchia teoria: bisogna rassegnarsi all'inevitabile. Una volta convinto che certi aspetti della vostra vita sono ormai stabiliti e vanno accettati come sono, smetterete di ribellarvi ad essi. Non sar una resa, al contrario. Dalla vostra nuova posizione attingerete le energie che vi occorrono per le battaglie che ancora vi restano da vincere.
Che cosa pensa Indra di me?
Quella sciocchine  innamorata di voi, se  questo che volete sapere. Quindi, il meno che potete fare, dopo tutti i dispiaceri che ci avete dato,  quello di andare da lei e domandarle scusa.
Allora pensate che dovrei risposarmi?
Il fatto che possiate fare questa domanda  gi buon segno, ma non posso rispondervi con un semplice s o no. Certo  desiderabile che vi creiate una relazione affettiva stabile, per sostituire quelle che avete perso. Quanto a Indra...  una ragazza simpatica e affettuosa, ma non saprei dirvi se i suoi sentimenti siano o meno dettati da pura simpatia. Perci, non precipitate le cose. Date tempo al tempo, e ricordatevi che non potete rischiare di commettere errori.
"E con questo, concluse Myers, ho terminato la mia predica. C' ancora una cosa, per... Il vostro guaio, caro Walter,  che siete sempre stato troppo indipendente e convinto di poter contare sulle vostre sole forze. Cos, quando vi siete imbattuto in qualcosa pi grande di voi, avete perso la testa, e da quel momento avete cominciato a odiare voi stesso. Adesso, per fortuna,  passata; e se il vecchio Walter era, tutto sommato, un bell'impiastro, speriamo che la nuova edizione riesca meglio. Siete d'accordo?."
Franklin sorrise. Si sentiva sfinito, eppure gran parte delle ombre, che ancora gli ottenebravano la mente, pareva essersi diradata. Per quanto gli fosse sembrato duro accettare l'aiuto dei suoi simili, ormai si era rassegnato all'idea, e nel complesso si sentiva molto meglio.
Grazie della cura, dottore, disse. Non credo che gli specialisti possano fare di pi, e adesso sono assolutamente certo che quella visita al professor Stevens  proprio inutile.
Anch'io... Per ci andrete lo stesso. Adesso sgombrate, e lasciatemi tornare al mio solito lavoro, che  quello di mettere cerotti sui tagli prodotti dal corallo.
Franklin era quasi arrivato alla porta quando si ferm.
Dimenticavo... Don ci tiene molto a portarmi fuori domani mattina col sommergibile. Posso andare? domand.
Sicuro. Don  abbastanza cresciuto per badare a voi. Tornate in tempo per l'aereo di mezzogiorno, non vi chiedo altro.
Franklin si allontan dallo studio, e dalle due stanze pomposamente chiamate "Centro Sanitario". Non provava nessun risentimento verso il dottore che lo spediva d'autorit via dall'isola. Era stato trattato con pi rispetto e tolleranza di quanto si era aspettato, forse pi di quanto meritava. Perfino gli altri allievi avevano smesso di guardarlo male per i privilegi di cui godeva, ma sarebbe stato meglio sottrarsi per qualche giorno a un'atmosfera divenuta improvvisamente fin troppo affettuosa. In particolare, si sentiva molto impacciato all'idea di ritrovarsi faccia a faccia con Don e Indra.
Ripens al consiglio del dottor Myers, e ricord il balzo che il cuore gli aveva dato quando il medico aveva detto: "Quella sciocchina  innamorata di voi". Per, sarebbe stato ingiusto approfittare della situazione emotiva in cui si trovavano lui e Indra. Meglio aspettare, e riflettere, prima di decidere. Detto cos poteva sembrare freddo calcolo, perch chi ama non dovrebbe pesare i pro e i contro. Ma era cos anche nel suo caso?
Conosceva la risposta. Come Myers aveva osservato, lui non poteva permettersi di sbagliare. Meglio lasciar passare un po' di tempo, per essere pi certi, che correre il rischio di rovinare due vite.
Il sole si era appena levato sopra la scogliera che si estendeva per chilometri e chilometri verso est quando Don Burley and a tirare gi dal letto l'amico Franklin. L'atteggiamento di Don verso l'allievo aveva subito un mutamento difficile a definirsi. Don era rimasto molto impressionato da ci che era successo, e aveva tentato, coi suoi modi un po' rozzi, di esprimere tutta la sua simpatia e la sua comprensione. Nello stesso tempo il suo amor proprio aveva ricevuto un brutto colpo: Don non poteva convincersi nemmeno adesso, di fronte all'evidenza, che Indra non si fosse mai interessata seriamente di lui ma soltanto di Franklin, il quale non gli era mai sembrato un probabile rivale. Non che fosse geloso di Franklin; la gelosia era un sentimento troppo complesso per lui. Era rimasto disorientato, come spesso succede, dalla scoperta di non capire affatto le donne, arte nella quale si era sempre creduto maestro.
Quella mattina Don aveva fretta, cosa quasi normale per lui, ma soprattutto aveva un atteggiamento misterioso, come se avesse in serbo una grossa sorpresa per Franklin e fosse ansioso di vedere se tutto andava nel modo previsto. In altre circostanze Franklin avrebbe subito pensato a qualche scherzo, ma stavolta gli sembrava poco probabile.
Ormai per Franklin il piccolo sommergibile da addestramento era diventato quasi una parte del suo stesso corpo. Segu la rotta indicata da Don finch comprese, fatto qualche calcolo, che dovevano essersi spinti nel vasto canale che divideva la scogliera di Wistari dalla terraferma. Per motivi suoi, che s'era rifiutato di spiegare, Don aveva isolato lo spettro sonar principale, in modo che Franklin fosse costretto a seguire una navigazione cieca. Dal canto suo Don poteva vedere tutto quanto li circondava sul ripetitore situato in fondo alla cabina di comando. Franklin resistette bene alla tentazione di gettare un'occhiata da quella parte. Si trattava di un'esercitazione molto importante: un giorno Franklin avrebbe potuto trovarsi alla guida di un sommergibile che per un guasto doveva navigare senza segnali di riferimento.
Ora possiamo emergere -disse finalmente Don. Fingeva un tono disinvolto, ma si capiva che era eccitato. Franklin vuot i serbatoi, e senza bisogno di guardare gli indicatori di profondit cap, dall'inconfondibile rollio, che il sommergibile stava emergendo.
Don diede un'ultima occhiata al suo schermo sonar personale, poi indic il portello in alto.
Apriamo, disse. Proviamo a dare un'occhiata al panorama.
Potremmo imbarcare acqua, protest Franklin. Il mare sembra piuttosto mosso.
Se ci infiliamo tutti e due nella torretta, ne entrer pochissima. Toh, mettiti questa mantella. Ci aiuter a fare da riparo agli spruzzi.
Pareva un'idea bislacca, ma Don doveva avere le sue ragioni. In alto, il portello esterno della torretta si apr lasciando intravvedere una piccola sezione ellittica di cielo. Don si arrampic per primo su per la scaletta; Franklin lo segu, riparandosi gli occhi dagli spruzzi spinti dentro dal vento.
S, Don sapeva certamente quello che faceva. Adesso era chiaro il motivo della sua insistenza per uscire col sommergibile prima che Franklin si allontanasse dall'isola. A modo suo Don era un ottimo psicologo, e Franklin prov una gratitudine inesprimibile verso l'amico. Quello, infatti, fu certo il momento pi grande della sua vita; ne ricordava solo un altro che poteva stargli alla pari: quello in cui aveva visto la Terra fluttuare in tutta la sua incredibile bellezza contro lo sfondo infinitamente lontano delle stelle. Ma anche questa scena riempiva la sua anima dello stesso stupore riverente, della medesima sensazione di trovarsi in presenza di forze cosmiche.
Le balene si spostavano verso nord, e lui si trovava in mezzo a loro. Durante la notte, quelle a capo dei diversi branchi dovevano aver attraversato il Cancello del Queensland, per dirigersi verso i mari caldi in cui i balenotteri avrebbero potuto nascere senza danno. Una flotta vivente era tutt'intorno a lui, e avanzava sicura sulle onde con una potenza che non conosceva sforzo. I grandi corpi scuri emergevano colando rivoli d'acqua, poi si rituffavano quasi senza increspare le onde. Mentre Franklin osservava, troppo affascinato per avvertire il senso del pericolo, uno di quegli enormi bestioni affior a poco pi di dieci metri di distanza. Si ud un fragoroso sibilo, mentre il bolide vuotava i polmoni, e Franklin venne investito da una ventata, per fortuna molto affievolita, di aria fetida. Un occhio ridicolmente . piccolo lo fissava... un occhio che sembrava smarrito in quell'informe testa smisurata. Per un attimo i due mammiferi, l'uomo e la balena, si squadrarono attraverso il baratro di evoluzione che li separava. Franklin si domand che effetto poteva fare un uomo a una balena e si domand anche se esisteva qualche modo per trovare la risposta. Poi il cetaceo si inabiss di nuovo, la grande pinna fluttu per un attimo nell'aria, e le acque si richiusero per colmare il vuoto improvviso.
Un lontano fragore secco, come di tuono, indusse Franklin a voltarsi verso la terra ferma, a ottocento metri di distanza, i giganti stavano giocando. Mentre lui osservava, una sagoma cos strana che riusciva difficile metterla in relazione con i tanti film e documentari vieti, emerse dalle onde con una lentezza sbalorditiva. Proprio come una danzatrice, che al vertice del suo balzo sembra sfidare la gravit, la balena parve restare per un attimo sospesa contro l'orizzonte. Poi, con la stessa grazia lenta, ripiomb in mare, e qualche secondo dopo lo schianto dell'urto arriv sopra le onde, portato dall'eco.
L'arcana lentezza di quel mastodontico balzo dava alla scena un'inconsistenza di sogno, quasi che la sensazione del tempo fosse stata distorta. Niente altro poteva dare a Franklin, con uguale chiarezza, l'idea della smisurata mole dei bestioni che adesso lo circondavano come tanti isolotti in movimento. Quasi incredulo, si domand cosa sarebbe successo se una delle balene fosse affiorata proprio sotto il sommergibile e avesse deciso di punto in bianco di annusarlo un po', pi da vicino...
Sta' tranquillo, lo rassicur Don. Sanno chi siamo. A volte vengono a sfregarsi contro lo scafo per liberarsi dai parassiti, e allora si balla mica male. Quanto a sbatterci contro per sbaglio, vedono dove siamo molto meglio di noi.
Quasi a smentire quella dichiarazione, una montagna coperta di rivoli e cascatelle emerse dal mare soffiando acqua proprio addosso a loro. Il sommergibile roll pazzamente, e per un attimo Franklin temette che potesse capovolgersi, ma poi lo scafo si stabilizz. Ma dove stavano era quasi possibile toccare l'enorme testa coperta di cirripedi che adesso riposava tranquilla sulle onde. La bocca allucinante si spalanc in un prodigioso sbadiglio, e le centinaia di strisce di osso di balena ondeggiarono come una cortina mossa dal vento.
Se fosse stato solo, Franklin avrebbe avuto una paura folle, ma Don sembrava padrone della situazione. Si protese dal portello e url in direzione delle invisibili orecchie della balena: Sgombra, testona! Non  un balenottero, questo!
L'immensa bocca da cui pendevano tendaggi ossei, si chiuse di colpo, l'occhietto tondo, stranamente simile a quello di una mucca, e in apparenza poco pi grande, li guard con un'espressione che si poteva definire "offesa". Poi il sommergibile roll di nuovo e la balena scomparve.
Non c' pericolo, come vedi, spieg Don. Sono bestioni pacifici, niente affatto pericolosi, salvo quando sono accompagnati dai piccoli. Proprio come tutte le altre bestie.
Ma andresti cos vicino a qualcuna delle balene dentate, a un capodoglio, per esempio?
Dipende. Se fosse un vecchio maschio vagabondo, un Moby Dick in piena regola, magari non m'azzarderei. Per una volta sono capitato in 'un harem vero e proprio. Circa una dozzina di femmine e un maschio. Le femmine non badarono assolutamente a me, e s che certe avevano i balenotteri, e il maschio nemmeno. Stranissimo, ma forse cap che non ero un rivale.
Quanti credi che ce ne siano in questa mandria? domand Franklin.
Oh, circa un centinaio. Gli strumenti calcolatori al cancello possono dare la cifra esatta. Perci, capisci, ci sono come minimo cinquemila tonnellate di carne e di olio che galleggiano intorno a noi. Un paio di milioni di dollari, tanto per darti un'idea. Non ti mette in allegria l'idea di tutto questo danaro?
No, disse Franklin. E so benissimo che non conta nemmeno per te. Ora capisco perch ami questo lavoro, e non c' proprio bisogno che tu faccia il cinico per darti un contegno.
Don non si prov nemmeno a replicare. Restarono insieme nello spazio scomodo della torretta, senza avvertire sul volto gli spruzzi violenti, dividendo gli stessi pensieri e le stesse emozioni, mentre gli animali pi imponenti che il mondo avesse visto proseguivano la loro ordinata migrazione verso il nord. In quel momento Franklin comprese, con assoluta certezza, che la sua vita si era fermamente indirizzata su un nuovo corso. Sebbene molto gli fosse stato portato via, e la nostalgia sarebbe durata per sempre, sentiva ora di aver superato lo stadio del rimpianto sterile e della meditazione solitaria e sconsolata. Aveva smarrito la libert degli spazi, ma aveva ottenuto in cambio la libert dei mari.
E per qualsiasi uomo, questo era pi che sufficiente.
...
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Capitolo 11.
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Il Guardiano di Seconda Classe Walter Franklin stava facendosi la solita rasatura mensile. Ogni volta tornava a meravigliarsi che dopo tanti anni di ricerche i biochimici non avessero ancora trovato un modo per eliminare una volta per sempre quella maledetta barba. Per c'era gi di che rallegrarsi; fino a un paio di generazioni prima, gli uomini erano stati costretti a radersi tutti i giorni, e inoltre facendo uso di strumenti complicati, costosi e perfino pericolosi.
A un tratto, gli arriv il suono di una chiamata urgente. Udendo il sibilo acuto e lamentoso del comunicatore d'allarme, Franklin non perse nemmeno tempo a togliersi la crema dalla faccia: prima ancora che l'apparecchio potesse mandare un secondo squillo, lui era gi schizzato fuori dal bagno, aveva attraversato la cucina e si era precipitato in anticamera. Appena premette il bottone ricevente lo schermo dell'apparecchio si illumin, e Franklin si trov dinanzi il volto noto, ma in quel momento piuttosto agitato, dell'addetta al centralino del Comando.
Dovete presentarvi subito a rapporto, signor Franklin -disse la ragazza con voce ansante.
Che succede?
Ci sono guai alle Fattorie, signore. La cinta si  interrotta da qualche parte, le balene sono penetrate all'interno e stanno divorando il raccolto.
Be', tutto qui? fece Franklin. Tra dieci minuti sar alla banchina.
Era un incidente serio, ma non era il caso di perdere la testa. Naturalmente la Sezione Colture doveva essere fuori di s al pensiero che la sua quota di produzione veniva ridotta ai minimi termini da migliaia di clienti capaci di far sparire mezza tonnellata a testa a titolo di assaggio. Ma Franklin, in cuor suo, era dalla parte delle balene; se erano riuscite a fare irruzione nelle immense praterie di plankton, tanto meglio per loro.
Perch tanta urgenza? si inform Indra, che usciva in quel momento dalla camera da letto, ancora assonnata, gli splendidi capelli neri raccolti in due lucide trecce. Quando Franklin le spieg l'accaduto, parve preoccupata.
Ma la cosa  pi grave di quanto pensi tu, disse. Se non fai presto, ti troverai con un buon numero di balene in preda ai crampi dell'indigestione. Il processo di affioramento primaverile  iniziato solo due settimane fa, ed  il pi abbondante che si sia mai visto. Quindi, le tue golose protette si staranno ingozzando a pi non posso.
Franklin pens che la moglie aveva perfettamente ragione. Le fattorie di plankton non erano affar suo, formavano una sezione completamente staccata del Dipartimento Marino. Lui per ne sapeva parecchio in proposito, dato che si trattava di un metodo diverso, e in certo modo rivale, per ricavare alimento dal mare. Gli entusiasti del plankton asserivano, e non a torto, che le colture di plankton fossero molto pi utili degli allevamenti di balene, visto che le balene stesse si nutrivano di plankton e si trovavano quindi molto pi in gi sulla scala degli alimentari. Perch sprecare dieci libbre di plankton, osservavano, per produrre una libbra di balena, quando si poteva usare direttamente il plankton?
Quel problema si trascinava da circa vent'anni, ma si trovava sempre a un punto morto. A volte la discussione si era fatta accesa, echeggiando, su scala infinitamente pi vasta e complessa, le rivalit, tra coltivatori e allevatori di bestiame dei tempi 'in cui il Midwest americano cercava ancora un suo assetto. Sfortunatamente per gli amatori del mito, i due moderni enti in gara, ossia il Dipartimento Marino e l'Organizzazione Mondiale degli Approvvigionamenti, si combattevano unicamente con le armi sottili e poco spettacolari della burocrazia. Non c'erano fuorilegge armati di fucile a scorrazzare negli allevamenti, e se la cinta si era interrotta la colpa era soltanto di un guasto tecnico e non di sabotaggi notturni...
Nel mare, come sulla terra, la vita dipende dalla vegetazione. E la quantit di vegetazione dipende a sua volta dal contenuto di minerali dell'elemento in cui cresce, cio dai nitrati, dai fosfati, e da altre sostanze chimiche. Nell'oceano queste sostanze hanno la tendenza ad accumularsi nelle profondit, molto al di sotto delle regioni in cui la luce penetra e di conseguenza le piante possono esistere e crescere. La fonte primaria della vita marina ha sede negli strati superiori delle acque; tutto ci che si trova al di sotto dei primi cento metri vive predando, di prima o di seconda mano, il cibo che si  formato lass. Ogni primavera, quando il calore della nuova stagione serpeggia anche gi nell'oceano, le acque pi profonde rispondono al richiamo del sole invisibile. Si espandono e salgono, sollevando in superficie i bilioni di tonnellate di sali e di minerali che contengono. Fertilizzate cos dal nutrimento che affiora e dal sole che s'infiltra, le piante fluttuanti si moltiplicano con energia esplosiva, e tutte le creature che se ne nutrono aumentano e crescono di conserva. E cos, la primavera viene anche per i prati marini.
Il ciclo si era ripetuto almeno un bilione di volte prima che l'uomo apparisse sulla scena. Ed ora l'uomo l'aveva cambiato. Non contento dell'apporto di minerali fatto affiorare dalla natura, aveva collocato i suoi generatori in punti strategici del fondale marino, dove il calore puro da essi prodotto formava delle immense pompe sommerse, che spingevano i loro tesori chimici verso il sole benefico. La forzatura artificiale dell'affioramento era stata una delle applicazioni pi rivoluzionarie e pi efficienti dell'energia nucleare. Grazie a quegli impianti, la produzione media di nutrimento marino era stata aumentata circa del dieci per cento.
E adesso le balene erano occupatissime a fare del loro meglio per ristabilire il vecchio equilibrio.
L'operazione, raduno doveva essere una azione combinata dall'aria e dal mare. I sommergibili erano troppo pochi, e troppo lenti, per compiere il lavoro da soli. Tre di questi, compresa la subvedetta di Franklin, sarebbero stati trasportati sulla scena dell'infiltrazione da un vagone volante, che li avrebbe calati in mare, e avrebbe poi collaborato seguendo i movimenti delle balene dall'aria.
Venti minuti dopo l'allarme, Franklin guardava sparire sotto di lui gli sterminati impianti per la lavorazione del cibo di Pear Harbourl, mentre i potenti getti del vagone volante lo trasportavano su nel cielo. Franklin non si era pi riconciliato col volo, e potendo cercava di evitarlo; ma non soffriva pi di vertigini e poteva contemplare il mondo dall'alto senza pericolo di sentirsi male.
Centocinquanta chilometri a est di Hawai, l'oceano si cambi improvvisamente da azzurro in dorato. I campi fluttuanti, ricchi del primo raccolto dell'anno, coprivano il Pacifico fino all'orizzonte.
Stiamo passando sopra il Corridoio Hawaiano, avvert la voce del pilota dall'altoparlante. Tra un momento dovremmo vedere la breccia.
Io la vedo gi, disse unaltro Guardiano, protendendosi oltre Franklin a indicare il mare. Guardale l... ecco le balene che stanno mangiando a quattro palmenti.
I tre Guardiani, dopo le ultime istruzioni radio, lasciarono la cabina e scesero nella stiva dove i tre sommergibili pendevano gi dalle gru che dovevano calarli in mare. L'operazione non presentava difficolt: pi difficile, invece, era issare di nuovo i sommergibili a bordo del vagone, e in caso di mare grosso le piccole unit subacquee avrebbero dovuto rientrare con i loro mezzi.
Era strano trovarsi dentro un sottomarino che si trovava a sua volta dentro un aereo, ma Franklin non aveva tempo per simili riflessioni perch doveva badare alle manovre di sgancio. A un tratto l'altoparlante del suo quadro di comando avvert:
Siamo a nove metri dalla superficie. Inizia l'apertura dei portelli di scarico. Vedetta numero uno, tenersi pronto!
Franklin era il numero due; il gigantesco vagone volante sospeso al di sopra dell'acqua era assolutamente immobile, e i montacarichi scendevano in modo cos uniforme che Franklin non avvert nessuna scossa quando il sommergibile scivol nel suo elemento naturale. Poi le tre Vedette si allontanarono a ventaglio lungo le rotte assegnate, come cani da pastore meccanizzati che si accingessero a radunare un gregge.
Fin dal primo momento, Franklin si accorse che l'operazione non sarebbe stata facile come sembrava. Il sommergibile procedeva attraverso una zuppa densa, che eliminava. completamente la visibilit e interferiva perfino con gli echi del sonar. A peggiorare le cose, i motori funzionavano a fatica perch le eliche erano costrette a macinare quella specie di pappa. Intasare l'impianto propulsore sarebbe stato un grosso guaio, quindi, la cosa migliore era quella di immergersi sotto lo strato di plankton, e non risalire se proprio non fosse stato indispensabile.
Alla profondit di novanta metri l'acqua era appena torbida. La visibilit era ancora pessima, ma almeno si poteva procedere veloci. Franklin si domandava se le balene intente alla scorpacciata si fossero accorte del suo arrivo, e avessero capito che il festino stava per terminare. Sullo schermo sonar vedeva i loro echi luminosi spostarsi con lentezza. I segnali caratteristici degli altri due sommergibili si stavano spostando verso i fianchi del branco sparpagliato. Guard il cronometro;entro un minuto, sarebbe iniziata l'operazione-raduno. Franklin mise in funzione i microfoni esterni, e tese l'orecchio alle voci del mare.
Subito incominci a interpretare l'affluire dei messaggi che irrompevano nella cabina dall'universo subacqueo esterno. Per prima cosa i rumori prodotti dall'uomo. Quelli del suo sommergibile e delle unit gemelle dei suoi compagni venivano isolati in gran parte da appositi filtri, per si sentivano ancora i sibili distinti dei tre sonar, il suo sovrastava gli altri due pi distanti, e come sottofondo arrivava la debole, lontanissima emissione sonora del Corridoio Hawaiano. La doppia cinta destinata a incanalare le balene, facendole passare senza danno attraverso le ricche fattorie marine, trasmetteva i suoi impulsi a intervalli di cinque secondi: sebbene il tratto pi vicino fosse momentaneamente fuori uso e quindi muto, le parti pi distanti della barriera rimandavano l'eco sonora con assoluta chiarezza.
Da quello sfondo di suoni meccanici, i rumori del mondo naturale si staccavano limpidi e distinti. Da tutte le direzioni, senza mai un istante di pausa, arrivavano i sibili acuti e gli stridi delle balene che comunicavano tra loro o mandavano semplici esclamazioni di allegria e di entusiasmo. Franklin distingueva le voci dei maschi da quelle delle femmine, ma non era esperto al punto da identificare i diversi soggetti, o addirittura interpretare quel che cercavano di esprimere.
La lancetta del cronometro ripart da zero, e non aveva fatto in tempo a spostarsi di un secondo che il mare proruppe in una infernale cacofonia di suoni. Franklin abbass immediatamente il volume della ricevente. Le mine soniche erano state fatte esplodere, e Franklin compativa le povere balene che avevano avuto la sfortuna di trovarsi nelle immediate vicinanze di quegli ordigni infernali. Quasi immediatamente la disposizione degli echi sullo schermo cominci a mutare, mentre i bestioni terrorizzati fuggivano verso ovest in preda al panico. Franklin osservava attento, preparandosi ad inseguire quelli che, non riuscendo a ritrovare la breccia nella cinta, avessero accennato a ritornare verso le fattorie.
o gli ordigni generatori di suono erano stati enormemente perfezionati in quegli ultimi tempi, oppure le balene erano diventate pi docili. Solo pochissime tentarono di fuggire, e bastarono dieci minuti di facili inseguimenti per ricondurle sulla retta via ecostringerle a ripassare la breccia. Le sirene dei sommergibili aiutarono a spaventarle e le indussero a incanalarsi con le altre. Mezz'ora dopo lo scoppio delle mine, tutto il branco era stato incuneato attraverso l'invisibile breccia della cinta, e ai sottomarini non restava altro compito che montare la guardia fino a che gli ingegneri non avessero terminato le riparazioni ai generatori richiudendo completamente la cortina sonora.
Era stata una facile vittoria, una scaramuccia poco importante in quella campagna che non conosceva soste. Gi l'eccitazione della caccia stava dileguando, e Franklin si domandava quanto ci sarebbe voluto prima che il vagone volante potesse ripescarli dal mare e trasportarli di nuovo alle Hawai. Quello avrebbe dovuto essere il suo giorno di libert, e aveva promesso al piccolo Peter di portarlo a Waikiki per insegnargli a nuotare.
Ma anche quand' in attesa di rientrare alla base, un bravo Guardiano non distoglie mai a lungo la sua attenzione dal sonar. Ogni tre minuti, senza rendersene conto, Franklin controllava quello che succedeva attorno a lui. Senza dubbio i colleghi, per quanto impazienti di rientrare, stavano facendo la stessa cosa...
Proprio al limite massimo del campo di esplorazione sonar, cio a quindici chilometri di distanza e a circa tre di profondit, una debole eco era apparsa all'orlo estremo dello schermo. Franklin la guard dapprima con scarso interesse. Doveva trattarsi di un oggetto insolitamente grande per essere visibile a quella distanza. Grande almeno quanto una balena. Ma nessuna balena poteva spingersi a quella profondit. Poteva essere per uno squalo degli abissi. In ogni modo valeva la pena di dargli un'occhiata.
Isol l'eco lontanissima e prov a ingrandirne l'immagine sullo schermo. Era troppo distante per riuscire a distinguerne i particolari, comunque si trattava di una forma lunga e sottile, che si muoveva con incredibile rapidit. Franklin la contempl per qualche istante, poi si mise in contatto con gli altri.
Qui subvedetta Due. Rilevo un'eco piuttosto notevole a 185 gradi, distanza quattordici virgola otto, profondit due virgola sette. Sembra un altro sommergibile. Sapete se c' qualcun altro in perlustrazione qua intorno?
Subvedetta Uno a subvedetta Due, fu la prima risposta. Eco al di fuori della mia portata di esplorazione. Potrebbe trattarsi di un mezzo del Dipartimento Ricerche. Quanto hai detto che  grande?
Corrisponde a una lunghezza di trenta metri. Forse pi. Si sposta a circa dieci nodi.
Qui subvedetta Tre. Non ci sono unit di ricerca qua intorno. Il "Nautilus IV"  in cantiere, e il "Cousteau" si trova nell'Atlantico. Forse si tratta di un pesce.
Non ci sono pesci di quelle dimensioni. Qualcosa in contrario se vado a vedere? Penso che sarebbe meglio controllare.
Permesso accordato, fu la risposta dalla subvedetta Uno. Restiamo noi a guardia della breccia. Tieniti in contatto.
Franklin si spost verso sud e mise il motore a tutta forza. L'eco a cui stava dando la caccia era gi scesa troppo in profondit per poterla raggiungere, ma c'era sempre la speranza che ritornasse in superficie. Del resto, era gi sufficiente accorciare le distanze per ottenere un'immagine pi chiara.
Ma percorsi tre chilometri, Franklin cap che l'inseguimento era inutile; probabilmente la preda aveva captato le vibrazioni del motore, o del sonar, e stava scendendo a tutta velocit verso il fondale. L'ultima visione dell'immagine conferm la precedente impressione di enorme lunghezza ed estrema sottigliezza, ma non era stato possibile ottenere particolari della struttura.
E cos, ti  scappata, fu il commento della Subvedetta Uno. Me l'aspettavo.
Allora sapete cos'?
No... E non lo sa nessuno. Se vuoi un mio consiglio non farne mai parola, con qualche giornalista. Perderesti completamente la pace.
Momentaneamente paralizzato dalla sorpresa, Franklin fissava l'altoparlante dal quale erano uscite quelle parole. Dunque non era uno scherzo, come aveva sempre creduto. Ricord certi racconti che aveva sentito all'isola di Heron, ogni volta che i Guardiani si riunivano tra loro nei momenti di riposo. Allora aveva riso, ma adesso sapeva che quelle storie erano vere.
Quell'agile eco, captata, e subito persa era, n pi n meno, che il Grande Serpente Marino.
Indra, che ancora faceva qualche lavoro per l'Acquario di Hawai, quando le faccende domestiche glielo consentivano, non si mostr sorpresa quanto il marito s'aspettava. Anzi, il suo primo commento fu una vera smontatura.
Gi, ma quale serpente? Sai che ne esistono almeno tre tipi, completamente diversi?
Non so di quale tipo si tratti, rispose Franklin.
Be', il primo  una specie di anguilla gigantesca. E1 stato visto in tre o quattro occasioni, ma mai esattamente identificato. Si dice che raggiunga i diciotto metri di lunghezza, e a molti sembra gi un'enormit. Ma il pi spettacolare  il "Regalecus glesne". Ha la testa cavallina, una cresta di aculei scarlatti come un Gran Capo indiano, e il corpo simile a quello di un serpente, che pu arrivare a circa ventuno metri. Dato che sappiamo che esistono di questi mostri, di che cosa ti vuoi meravigliare?
E il terzo tipo?
Quello non  mai stato n identificato n descritto. Lo chiamiamo "X" perch la gente si ostina a ridere quando sente parlare di serpenti marini. Tutto quello che sappiamo  che esiste di certo, che  estremamente scaltro, e che vive a grandi profondit. Un giorno o l'altro lo prenderemo, ma probabilmente succeder solo grazie a un colpo di fortuna.
Franklin rimase pensoso per il resto della serata. Gli seccava dover ammettere che nonostante gli strumenti di cui disponeva l'uomo per scandagliare gli oceani, nonostante che lui fosse continuamente in perlustrazione in acque profondissime, l'oceano conservasse
ancora molti dei suoi segreti, e che li avrebbe conservati per molte re a venire. E sapeva con certezza che, se anche non l'avesse incontrato mai pi, il ricordo di quell'essere lontano e allucinante, che scendeva rapido negli abissi in cui aveva dimora, l'avrebbe ossessionato per tutto il resto della vita.
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Capitolo 12.
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Si dicevano molte cose inesatte circa la vita condotta dai Guardiani di balene. Franklin non vi aveva mai prestato fede, quindi non era stato n sorpreso n deluso nello scoprire che la maggior parte del suo tempo veniva speso in lunghe missioni di perlustrazione in genere prive di avvenimenti di rilievo. Anzi, quelle missioni gli piacevano. Gli concedevano il tempo per pensare, ma non per rimuginare... e proprio durante quelle solitarie missioni nel cuore dell'oceano i suoi timori erano finalmente spariti e le cicatrici mentali si erano completamente cancellate.
Con la nascita del figlio, era parso a Franklin che il capitolo della sua vita passata si fosse definitivamente chiuso. Non era cos, naturalmente; infatti non avrebbe mai potuto dimenticare, n desideravadimenticarlo, che Irene gli aveva dato Roy e Rupert, in un mondo cos lontano da lui quanto i pianeti delle stelle pi remote. Ma la ferita di quella separazione irrevocabile aveva smesso di dolergli, perch nessun rimpianto pu durare in eterno.
Nonostante lo scambio occasionale di lettere con la sua antica famiglia, Franklin non sapeva in che modo Irene avesse affrontato la sua apparente vedovanza. La presenza dei ragazzi doveva esserle stata di conforto, ma a volte Franklin si augurava che anche Irene si risposasse. Per non aveva mai trovato il coraggio di suggerirglielo, n lei aveva toccato l'argomento, neppure quando Franklin aveva compiuto quel passo.
Chiss se Irene era gelosa di Indra. Impossibile dirlo, ma probabilmente s. Indra stessa, durante le occasionali baruffe della loro vita in comune, aveva fatto capire che era tormentata dall'idea di essere solo la seconda donna nella vita di Franklin.
Ma quelle baruffe non erano mai state frequenti, e dopo la nascita di Peter si erano fatte ancora pi rare. Ora Franklin era felice come mai aveva sperato di esserlo. La sua famiglia gli procurava la stabilit emotiva di cui aveva bisogno, e il lavoro gli offriva l'interesse e l'avventura che un tempo aveva cercato negli spazi.
Finora le missioni di Franklin erano state piuttosto convenzionali e prive di rischio, anche se a volte i Guardiani, essendo considerati, una piccola "lite" nel campo degli esperti di attivit subacquee, venivano chiamati a compiere mansioni ardue e pericolose che esulavano completamente dai loro doveri.
La prima operazione di Franklin, non strettamente d'ufficio, doveva farsi aspettare quasi cinque anni. Cinque anni d'attivit, eppure, visti in retrospettiva, stranamente privi di fatti sensazionali. Ma quando l'avventura arriv, seppe ricompensarlo d'essersi fatta tanto aspettare.
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Capitolo 13.
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L'amministratore capo lasci cadere mappe e scartoffie varie sulla scrivania, e scrut trionfante il suo piccolo pubblico al di sopra delle lenti di foggia antiquata.
Come vedete, signori, non c' alcun dubbio. In questa zona, e batt di nuovo l'indice su una mappa, le perdite di capidogli sono state insolitamente alte, specie negli ultimi cinque anni. E si tratta di perdite enormi, non delle solite oscillazioni insignificanti di ogni censimento.
"Ora, come tutti sapete, il capodoglio non ha nemici naturali, salvo le orche, che in rare occasioni attaccano le femmine con i balenotteri. D'altra parte siamo certissimi che da parecchi anni in qua nessun branco di squali  stato avvistato in questa zona. Eppure sono spariti almeno tre maschi adulti, a nostro avviso, resta da prendere in esame una sola possibilit.
"In questo punto, il fondale si trova a circa milleduecento metri di profondit, il che significa che un capodoglio pu raggiungerlo e disporre ancora di qualche minuto per cacciare sul fondo prima di dover risalire alla superficie per respirare. Poich sappiamo che questi animali si nutrono quasi esclusivamente di seppie, i naturalisti si sono domandati se una seppia, quando viene attaccata da una balena, pu per caso riportare la vittoria. L'opinione generale  negativa, perch la balena  molto pi grossa e pi forte.
"Non dimentichiamo, per, che a tutt'oggi nessuno sa a quali dimensioni possa arrivare una seppia gigante. La Sezione Biologica mi dice che  stato trovato un "Bathyteutis Maximus" con tentacoli di ventiquattro metri. Inoltre, a una seppia basterebbe trattenere la balena a quelle profondit solo per pochi minuti. Il bestione annegherebbe prima di poter risalire alla superficie. Cos, un paio d'anni fa, abbiamo formulato la teoria che in queste acque si aggiri almeno una seppia di proporzioni insolite. Noi... ehm... l'abbiamo battezzata Percy.
"Fino alla settimana scorsa, Percy era solo una teoria. Poi, come ben sapete, la balena S. 87693  stata trovata morta in superficie, molto mal ridotta e con il corpo coperto dalle tipiche cicatrici lasciate dalle ventose di seppia, ventose che hanno un diametro di quindici centimetri... Ecco qua. Vorrei che deste un'occhiata a queste fotografie."
Segu un breve silenzio, mentre il gruppetto di ufficiali osservava pensoso le fotografie.
Come vedete, signori, Percy non  pi una teoria. Ora il problema  questo: cosa possiamo fare? Percy ci costa come minimo ventimila dollari all'anno. Qualcuno ha una idea da proporre?
Una pausa, poi parl il direttore. Ho pregato il signor Franklin di venire qua e di darci la sua opinione. Cosa ne dite, Walter? Potreste occuparvi di Percy?
Se posso trovarlo, si. Ma il fondo  piuttosto accidentato laggi, e potrebbe essere una ricerca lunga. Tra l'altro, non posso usare una subvedetta normale... Non offrirebbe un sufficiente margine di sicurezza a quella profondit, specialmente se a Percy saltasse il ticchio di venire ad abbracciarmi. A proposito, quanto credete che misuri?
L'amministratore, per quanto abituato a pronunciare cifre astronomiche, esit visibilmente. L'ipotesi non  mia -si giustific. Ma i biologi dicono che misuri circa quarantacinque metri.
Si ud qualche fischio di meraviglia, ma il direttore rimase imperturbabile.
Sapeva benissimo che in un elemento in cui la gravit non mette limiti alla dimensione, una creatura poteva continuare a crescere fintanto che sfuggiva alla morte. E di tutti gli abitanti marini, la seppia gigante non temeva assalti da nessun altro. Perfino il suo nemico, il capodoglio, non poteva raggiungerla finch si teneva al di sotto dei mille e duecento metri di profondit.
Ci sono molti modi per uccidere Percy, interloqu il capo della sezione biologica. -Esplosivi, veleni, scariche elettriche... Per, a meno che non sia inevitabile, proporrei di catturarlo vivo. Dev'essere uno degli animali pi grossi che vivono nelle acque del nostro pianeta, e sarebbe un delitto ucciderlo.
Per carit, dottor Roberts!, protest il direttore. Posso ricordarvi che a quest'ufficio interessa solo la produzione del cibo, e non le ricerche e la conservazione di altri animali che non siano balene? E poi, delitto mi pare una parola piuttosto grossa, visto che si tratta solo di un mollusco troppo cresciuto.
Il dottor Roberts rimase imperturbabile. D'accordo -ammise allegramente. Per, nessuna seppia gigantesca  mai stata catturata viva, proprio perch non disponevamo dei mezzi per catturarla. Non preoccupatevi per le spese e gli impianti di conservazione che occorrono. Ci penseremo noi.
S, eh? E dopo? Cosa ne faremo quando avrete finito di studiarci su?
Be', la venderemo.
Non mi risulta che ci siano richieste di seppie lunghe quarantacinque metri. Negli appartamenti moderni c' poco spazio, specialmente in bagno e in cucina.
A questo punto Roberts cav il suo asso dalla manica. Se posso consegnare Percy vivo e in buono stato, Marineland me lo pagher cinquantamila dollari. Ho parlato stamattina col professor Milton, ed  stata la sua prima offerta. Sono certo che possiamo ricavarne anche di pi. Pensate, una seppia gigantesca sarebbe il numero pi spettacolare che Marineland abbia mai avuto.
Oh, questi scienziati! -brontol il direttore. Magari avete addirittura deciso di farci entrare in societ con qualche impresario. Be', per quanto mi riguarda, la cosa sembra plausibile, per il resto sentiremo a quanto ammontano le spese. L'amministrazione far fare un preventivo, e si vedr. Sempre che, s'intende, il signor Franklin e i suoi colleghi siano d'accordo.
Se il dottor Roberts ha qualche piano preciso, sar lietissimo di discuterlo con lui. Certo,  un progetto molto interessante, rispose Franklin.
Era un commento piuttosto fiacco trattandosi di un'operazione del genere, ma Franklin non era il tipo da sprecare molte parole, e l'esperienza gli aveva insegnato a non farsi mai illusioni. Se l'"Operazione Percy" riusciva, sarebbe stata l'incarico pi eccitante che gli fosse mai capitato da quando aveva i gradi di Guardiano di Seconda Classe. Ma era troppo bello per essere sicuramente vero; sarebbe nato qualche ostacolo che avrebbe fatto naufragare il progetto.
Invece non naufrag. Meno di un mese dopo, Franklin stava
scendendo verso il letto dell'oceano con un sottomarino da grandi profondit al quale erano state apportate speciali modifiche. Dietro, a una cinquantina di metri, lo seguiva Don, imbarcato su un'identica unit. Era la prima volta che lavoravano insieme dai tempi dell'isola di Heron, ma quando Franklin aveva dovuto nominare un compagno per l'impresa aveva automaticamente pensato a Don. Quella era un'occasione rarissima, e Don non gli avrebbe mai perdonato se avesse scelto un altro.
A volte Franklin si domandava se Don non fosse geloso della sua rapida ascesa. Cinque anni prima, Don era Guardiano di Prima Classe e lui un semplice allievo. Oggi erano ufficiali tutti e due, e tra non molto Franklin avrebbe ricevuto un'altra promozione. Cosa per alla quale Franklin non teneva molto, sebbene fosse ambizioso, perch sapeva che pi si saliva di grado meno tempo si stava in mare. Forse Don sapeva quel che faceva; infatti non era possibile immaginarlo installato in un ufficio...
Sar meglio che tu accenda le luci, disse dall'altoparlante la voce di Don. Il dottor Roberts vuole che ti faccia una fotografia.
Sta bene, rispose Franklin. Ecco fatto.
Mamma... quanto sei carino! Se fossi una seppia, giuro che ti troverei irresistibile. Mettiti un po' di traverso... cos, grazie. Sei un vero albero di Natale!  la prima volta che ne vedo uno fare i dieci nodi a milleduecento metri di profondit.
Franklin rise e spense l'illuminazione. L'idea, una trovata del dottor Roberts, non era niente male. Restava da vedere se avrebbe funzionato. Negli abissi tenebrosi, molte creature marine trasportano vere e proprie costellazioni di organi luminosi, che possono accendere o spegnere a volont, e la seppia con i suoi giganteschi occhi  particolarmente sensibile a quelle luci.
Il fondo roccioso era a soli centocinquanta metri di distanza, ormai, e ogni particolare era esattamente rilevato dal sonar. La ricerca si presentava faticosa: c'erano innumerevoli cavit in cui Percy poteva nascondersi.
Siamo fortunati, osserv Don. Non ho mai visto un'acqua tanto limpida a questa profondit. Se non smuoviamo del fango, avremo una visibilit di circa sessanta metri.
Era importante. Se l'acqua fosse stata troppo torbida, le luci adescatrici di Franklin sarebbero diventate inutili. Ogni pochi secondi, Franklin le accendeva, poi osservava ansiosamente lo schermo per controllare se arrivava una risposta al suo richiamo. Ben presto si trov al seguito un codazzo di fantastici pesci degli abissi, creature d'incubo, lunghe circa un metro, munite di enormi pinze, di antenne ridicolmente fragili e di strani pampini e filamenti che sbavavano dal corpo. Evidentemente, il fascino delle sue luci era pi forte della paura delle vibrazioni del motore, il che era un sintomo incoraggiante.
Presto seminati dalla velocit del sommergibile, quei mostri venivano continuamente sostituiti da altri, e mai che se ne vedessero due uguali.
Viaggiarono cos per sette od otto chilometri, uno di fianco all'altro, senza che succedesse qualcosa degna di rilievo; poi voltarono e tornarono indietro seguendo una rotta parallela alla prima.
Chi ha detto che la nostra  una vita eccitante? osserv a un tratto Don, dopo che ebbero rifatto per la quarta volta il percorso. Per ora, io non ho visto nemmeno un calamaretto in fasce. Forse stiamo facendo scappare tutte le seppie e i polipi della zona.
Non credo, Roberts dice che non sono sensibili alle vibrazioni. E poi mi sa tanto che Percy non  tipo da lasciarsi impressionare facilmente.
Se esiste, fece scettico Don.
Non dimenticare quei segni di ventosa da quindici centimetri. Chi vuoi che li abbia fatti, i topi?
Ehi!, lo zitt Don. Dai un'occhiata a quell'eco in direzione 250, distanza 225 metri. Sembra un masso. Ma mi  sembrato che si muovesse.
Un altro falso allarme, si disse Franklin. No... l'eco oscillava effettivamente. Buon Dio, si muoveva!
Riduci la velocit a mezzo nodo, ordin. Passa dietro di me... io vado avanti piano, con le luci accese.
Ora il sottomarino scivolava lungo un piano interminabile, lievemente inclinato, sempre scortato dal suo codazzo curioso di dragoni pinnati. Sullo schermo TV tutto si perdeva nella nebbia a una distanza di circa quarantacinque metri. Impossibile scrutare oltre. Franklin spense le luci e i fari e continu il suo cauto approccio servendosi solo del sonar.
A centocinquanta metri l'eco cominci a mostrare la sua inconfondibile struttura, a centoventi non c'era pi alcun dubbio. A novanta la scorta di Franklin si dilegu d'improvviso a tutta velocit, come se avesse avvertito che li non spirava aria buona. A sessanta metri di distanza Franklin riaccese le sue luci colorate, ma aspett qualche secondo prima di accendere anche i proiettori a raggi ultravioletti.
Una foresta stava passeggiando sul fondo marino. Una foresta di tronchi frementi, simili a grosse serpi. La gigantesca seppia rest per un attimo immobile, quasi abbacinata dalle luci dei proiettori. Forse poteva vederle, sebbene fossero invisibili all'occhio umano. Poi, con incredibile rapidit, raccolse tutti i suoi tentacoli, ripiegandosi in una massa compatta e aerodinamica e usando tutta la spinta dei propri getti propulsori schizz in avanti verso il sommergibile.
All'ultimo istante devi, e Franklin colse la rapida visione di un immenso occhio privo di palpebra, che doveva avere un diametro di almeno trenta centimetri. Un secondo pi tardi ci fu un violento urto contro lo scafo, seguito da un rumore raschiante come di grosse pinze che venissero sfregate contro il metallo. Franklin ricord le impronte che aveva visto sui corpi straziati delle balene, e benedisse lo spessore dell'acciaio che lo proteggeva. Sentiva che i fili della sua luminaria esterna venivano strappati via; pazienza, ormai avevano esaurito il loro scopo.
Era impossibile capire che cosa stesse facendo la seppia; di tanto in tanto il sommergibile rollava violentemente, ma Franklin non tentava affatto di fuggire. A meno che la cosa non fosse diventata imprudente, sarebbe rimasto li a subire.
Puoi vedere quello che fa? domand a Don, con voce un po' preoccupata.
S... Ha le sue otto braccia strette intorno a te, e i due tentacoli pi grossi si agitano speranzosi dalla mia parte. E sta subendo dei cambiamenti di colore addirittura stupendi, non saprei nemmeno descriverteli. Vorrei proprio sapere se tenta davvero di mangiarti, o se vuole solo farti la corte!
Qualunque cosa abbia in mente,  un po' ingombrante, questo tipo! Sbrigati a prendere le tue fotografie, cos potremo andarcene da qui.
Certo... Dammi ancora un paio di minuti per poter riprendere anche una sequenza filmata. Poi cercher di piantare a segno la fiocina.
Furono due minuti eterni, ma finalmente Don fin. Percy non si mostrava affatto pauroso come il dottor Roberts aveva ottimisticamente predetto, sebbene a questo punto dovesse essersi accorto che il sottomarino di Franklin non era certo un'altra seppia.
Don piant il suo uncino con sicurezza e precisione nella parte pi spessa della membrana di Percy, dove sarebbe rimasto solidamente infisso ma senza arrecare alcun danno materiale.
Alla trafittura improvvisa, l'enorme mollusco abbandon bruscamente la sua stretta, e Franklin ne approfitt per schizzare via a tutta velocit. Sent i palpi cornei raschiare contro la poppa del sommergibile, poi si ritrov libero, e cominci a salire rapidamente.
Don lo segu subito, e insieme fecero un largo giro a una altezza di centocinquanta metri dal fondale. La visuale era impossibile, ma sullo schermo sonar il letto roccioso era un piano perfettamente definito, nel cui centro, adesso, pulsava una piccola stella luminosa. Il piccolo segnale, lungo appena quindici centimetri e largo poco pi di due, che era stato infisso nel corpo di Percy stava gi facendo il suo lavoro. Avrebbe continuato ad agire per. oltre una settimana, prima che le batterie si scaricassero.
Gli abbiamo piantato addosso la bandierina!, grid allegramente Don. Adesso non ci scappa pi.
Sempre che non riesca a sbarazzarsi del dardo, obiett Franklin scettico. Nel qual caso dovremo ricominciare a cercarlo.
L'ho tirato io, precis Don in tono severo, Scommetto dieci contro uno che rester piantato dov'.
Se mai ho imparato qualcosa, rise Franklin,  che non bisogna accettare le tue scommesse. Spinse il sottomarino alla massima velocit, e punt la prua verso la superficie che distava ancora otto o novecento metri. Non facciamo aspettare il nostro Roberts. Poveraccio, star impazzendo dalla voglia di sapere! E poi non vedo l'ora di vedere quelle fotografie.  la prima volta in vita mia che faccio una parte di primadonna con una seppia gigante.
"Ma questo" si disse, "non  che l'alzarsi del sipario. Il bello del lavoro deve ancora cominciare".
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Capitolo 14.
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Franklin usc sotto il portico appena in tempo per vedere Don Burley arrivare di corsa, sollevare Indra da terra, stamparle un bacio fraterno sulla fronte e lasciarla ricadere sulla sedia.
Coraggio, Walt! Hai fatto i bagagli? Ti d un passaggio fino all'aeroporto.
Dove s' cacciato Peter? domand Franklin. Peter!
Vieni a dare un bacio a pap che deve andare al lavoro.
Un trottolino di quattro anni arriv di corsa dall'interno della casa, quasi buttando a terra il padre per scaraventarglisi al collo.
Pap, quando torni mi porti una seppia? domand.
Ehi... tu che ne sai di questa storia?
L'hanno trasmessa stamattina, mentre tu dormivi ancora, spieg Indra. Hanno fatto vedere anche qualche sequenza del film di Don.
Me l'aspettavo. Ora dovremo lavorare con una folla di cronisti e operatori televisivi tra i piedi! Come dire che andr tutto di traverso. Me lo sento.
Be', comunque non possono seguirci sul fondo, lo consol Burley.
Dio ti ascolti! Ma non dimenticare che non siamo gli unici a disporre di sommergibili di profondit.
Oh, io non so come fai a sopportarlo, protest Don rivolto a Indra. Ma  possibile che debba vedere sempre il lato nero di ogni cosa?
Sempre no, sorrise Indra, sradicando il vivacissimo rampollo dalle braccia paterne. Un paio di volte alla settimana  quasi allegro.
Il sorriso di Indra svan mentre la giovane osservava i due uomini che si allontanavano chiacchierando gi per la collina. Indra voleva molto bene a Don, che era praticamente un membro della famiglia, e a volte stava in pensiero per lui. Le sembrava un peccato che non si fosse mai sposato e fatto una famiglia; la vita nomade e disordinata che conduceva non doveva dargli molte soddisfazioni. Da quando lo conoscevano, Don era stato quasi sempre sul mare o sott'acqua, salvo qualche breve licenza durante la quale aveva usato la loro casa come base, causando un certo imbarazzo se per caso c'era qualche signora ospite da intrattenere.
Anche la loro vita, a paragone di quella di tanti, era stata abbastanza nomade, ma almeno loro avevano sempre avuto una casa. L'appartamento di Brisbane, dove la breve ma riuscita carriera di assistente universitaria di Indra era terminata con la nascita di Peter; il villino alle Figi, dove a volte pioveva in casa; l'alloggio alla stazione baleniera nell'isola Georgia del Sud; e finalmente, quella casa che affacciava verso il mare e le altre isole del gruppo delle Hawai. Quattro case in cinque anni potevano sembrare un po' troppe, ma Indra sapeva che, per essere la moglie di un Guardiano, poteva dirsi fortunata.
Non aveva molti rimpianti per la carriera temporaneamente interrotta. Quando Peter fosse stato abbastanza grande, lei sarebbe tornata alle sue ricerche, che in fondo non aveva mai abbandonato del tutto.
E se anche quel progetto fosse rimasto un sogno, sognare era bello, soprattutto sapendo che in un caso o nell'altro si poteva essere ugualmente felici.
Il bacino galleggiante aveva subito modifiche che avrebbero sicuramente sconcertato i suoi progettisti originali. Una fitta rete d'acciaio, sostenuta da robusti isolatori, si estendeva per tutta la sua lunghezza, e al di sopra di quella rete c'era un tendone di canapa per proteggere dal sole gli occhi sensibili di Percy. L'unica illuminazione all'interno del bacino proveniva da alcuni bulbi colorati di giallo; al momento per le grandi porte situate alle due estremit dell'immensa scatola di cemento erano spalancate, e lasciavano entrare sia l'acqua, sia il sole.
I due sommergibili erano in attesa accanto all'affollatissima passerella, e il dottor Roberts stava impartendo le ultime raccomandazioni.
Cercher di non disturbarvi troppo quando sarete sul fondo, diceva. Per, vi scongiuro, tenetemi al corrente di quello che avviene.
D'accordo, promise Franklin, calandosi nella torretta. Ci vediamo tra cinque ore... con Percy, speriamo. Forza, Don, andiamo.
Dieci minuti pi tardi, erano a milleduecento metri di profondit, e il noto fondale roccioso appariva sugli schermi sonar e TV. Ma non c'era segno della pulsante stellina che avrebbe dovuto indicare la presenza di Percy.
Speriamo che il segnale non si sia guastato, osserv Franklin, nel riportare la notizia agli speranzosi scienziati in attesa. Altrimenti potrebbero occorrere giorni e giorni prima di ripescare Percy.
Che abbia lasciato la zona? aggiunse Don. Non saprei dargli torto.
La voce del dottor Roberts, sicura e fiduciosa, arriv dal lontano mondo di sole e di aria che si trovava circa a un chilometro e mezzo sopra di loro.
Probabilmente si  nascosto in una grotta, o  coperto da un masso. Provate a sollevarvi di un centinaio di metri per portarvi fuori dalle irregolarit del fondale, e compite qualche rapido giro di ricognizione. Il segnale ha un raggio di un chilometro e mezzo, quindi non dovreste faticare a captarlo.
Un'ora pi tardi perfino il dottor Roberts sembrava scoraggiato, e dai commenti che arrivavano era evidente che giornalisti e telecronisti stavano perdendo la pazienza.
C' un solo posto dove pu essersi cacciato, disse alla fine Roberts. Se non si  allontanato, e se, il segnale funziona ancora, potrebbe essersi infilato nel Canyon Miller.
Ma  profondo quattromila e cinquecento metri!, protest Don. I nostri sottomarini non sono adatti a scendere molto al disotto dei tremila.
Lo so, lo so. Ma forse non  sceso proprio sul fondo. Magari sta cacciando lungo i pendii. Se c', lo vedrete subito.
E va bene, replic Franklin. Andremo a dare un'occhiata. Ma se si trova a pi di tremila metri di profondit, dovr restare dov'.
Sullo schermo sonar, il canyon era chiaramente visibile come una improvvisa fessura nell'immagine luminosa del fondale. Veniva rapidamente incontro ai due sottomarini mentre le unit subacquee procedevano alla sua volta a una velocit di quaranta nodi.
Una volta Franklin aveva volato molto basso verso il Gran Canyon, e aveva visto il suolo sparire d'improvviso mentre l'enorme cavit si spalancava
sotto di lui. E adesso, pur ricostruendo l'immagine solo dallo schema degli echi riportati dal sonar, Franklin provava esattamente la stessa sensazione nel guizzare oltre l'orlo di quel baratro ancora pi vasto che si spalancava nel letto dell'oceano.
Era assorto in quelle considerazioni quando la voce di Don, stridula per l'eccitazione, strepit dall'altoparlante.
Eccolo l! Trecento metri pi in gi!
Non c' bisogno di spaccarmi i timpani, brontol Franklin. Lo vedo anch'io.
Il ripido pendio del canyon era una linea quasi verticale proprio al centro dello spettro sonar. Lungo quella parete strisciava la piccola stellina ammiccante. Finalmente il segnale aveva denunciato agli inseguitori la presenza di Percy.
Credo di poter scendere senza fare uso dei motori. Seguimi, disse Franklin.
Allag i serbatoi di prua e si butt in una lunga picchiata silenziosa. Percy probabilmente era diventato guardingo, e accorgendosi che c'erano loro sarebbe forse fuggito. Per il momento per sembrava che non si fosse accorto di niente.
Siamo a sessanta metri... ora accendo le luci, avvert Franklin.
Non ti vedr. Oggi la visibilit  si e no di trenta metri.
Gi, ma continuo ad avvicinarmi... Mi ha visto! Eccolo che viene!
Franklin non si aspettava che il trucco funzionasse per la seconda volta. Invece sent quasi Subito il tonfo seguito dal raschiare dei tentacoli che si chiudevano attorno allo scafo. Poi segui un improvviso silenzio.
Franklin sent Don esclamare: Accidenti, come agisce in fretta quella roba!  bell'e andato.
Quasi immediatamente la voce di Roberts interloqu ansiosa. Non dategliene troppa! E fatelo muovere, in modo che possa continuare a respirare!
Don era troppo occupato per rispondere. Portato a buon fine il suo compito di "adescatrice", Franklin non poteva fare altro che stare a osservare mentre il compagno manovrava con destrezza attorno al colossale mollusco. La bomba all'anestetico l'aveva paralizzato completamente; ora affondava adagio, con i tentacoli protesi senza forze all'ins.
Non puoi passargli sotto? domand in fretta Don. -Affonda troppo rapidamente per me.
Franklin diede la corrente ai motori e descrisse una stretta virata. Si ud un tonfo soffice, come di un blocco di neve che cade da un tetto. Sette ootto tonnellate di massa gelatinosa stavano adesso drappeggiate sopra il sommergibile di Franklin.
Bravo... tienilo cos. Io mi porto in posizione.
Adesso Franklin non vedeva pi niente, ma di tanto in tanto i rumori che arrivavano dall'acqua esterna gli davano un'idea di quel che stava succedendo. Alla fine, Don annunci trionfante: Fatto! Possiamo andare.
Il mollusco venne sollevato dal sommergibile, e Franklin pot vedere di nuovo l'esterno. Percy era stato abilmente imbrigliato. Un legaccio di robustissimo materiale elastico gli era stato passato attorno al corpo nel punto pi stretto, proprio dietro le pinne. Da quella specie di guinzaglio, un cavo si estendeva fino al sommergibile di Don, invisibile nella nebbia da trenta metri di distanza. Percy veniva rimorchiato attraverso l'acqua nella sua normale direzione di marcia, cio all'indietro. Se fosse stato in s, e avesse cominciato a dibattersi, avrebbe potuto liberarsi facilmente; ma poich era narcotizzato, il collare permetteva a Don di trascinarselo dietro senza difficolt. Lo spasso sarebbe cominciato quando Percy avesse cominciato a svegliarsi...
Franklin fece una breve descrizione della scena a beneficio dei colleghi che aspettavano pazientemente un paio di chilometri pi in su. Probabilmente le sue parole venivano trasmesse in presa diretta, e lui sperava che Indra e Peter fossero in ascolto. Poi si organizz per tenere d'occhio Percy mentre la lunga e lenta marcia di ritorno aveva inizio.
Non potevano procedere a pi di due nodi per paura che il collare perdesse la sua presa precaria sull'enorme massa di gelatina da rimorchiare.
Del resto, il viaggio di ritorno doveva durare almeno tre ore, per dar tempo a Percy di adattarsi alla differenza di pressione. Forse la precauzione era eccessiva, ma il dottor Roberts non voleva correre rischi, visto che non poteva regolarsi su esperienze precedenti.
Stavano risalendo da circa un'ora, e avevano raggiunto i mille e cinquecento metri di profondit, quando Percy ricominci a dare segni di vita.
Le lunghe braccia, che terminavano con enormi palpi ricoperti di ventose, si agitavano in modo sempre pi deciso; gli occhi mostruosi, che Franklin aveva fissato da una
distanza di due metri, cominciavano a illuminarsi di una luce di intelligenza. Senza rendersi conto di parlare in un bisbiglio soffocato, Franklin fece un rapido rapporto a Roberts su quei sintomi.
La prima reazione dello scienziato fu un sospirone di sollievo. Meno male! Temevo che l'avessimo ammazzato. Potete vedere se respira regolarmente?
Franklin si abbass di un paio di metri per avere una visione pi chiara del tubo carnoso che si protendeva dal mantello della seppia: si apriva e si chiudeva con un ritmo che a poco a poco diventava pi regolare. Inform Roberts.
Ottimamente!, comment lo scienziato. Percy sta benone. Appena comincer ad agitarsi troppo buttate una delle bombe piccole. Ma aspettate che sia indispensabile.
 una parola stabilirlo, pens Franklin. Percy cominciava ad assumere un bel colore azzurro e luminescente; segno di eccitazione nelle seppie, aveva spiegato Roberts. Dunque era tempo di fare qualcosa.
 meglio che butti quella bomba, disse a Don. Pare che il nostro amico stia diventando nervoso.
Una bolla di vetro fluttu attraverso lo schermo di Franklin e spar.
Non  scoppiata, accidenti!
grid Franklin. Mollane un'altra!
Bene... ecco la seconda. Speriamo che funzioni, perch me ne restano solo cinque.
Ma anche la seconda bomba narcotizzante fall. Stavolta Franklin non la vide nemmeno. Vedeva solo che, invece di rimettersi a sonnecchiare, Percy si andava ringalluzzendo.
Prova ancora, cosa vuoi farci, disse a Don. Se non lo stordiamo al pi presto, quello se la svigna.
Un istante dopo mand un sospirone di sollievo, nel veder passare sullo schermo delle schegge di vetro rese fluorescenti, e quindi visibili dalla luce ultravioletta delle sonde. Percy si era rilassato nuovamente, perdendo coscienza dei suoi guai.
Come andiamo? s'inform preoccupatissimo Roberts dall'alto.
Quelle bombe della malora che ci avete dato, sbuff Don.
Due hanno fatto cilecca. Adesso me ne restano solo quattro, e stando ai risultati c' da pregare che ne scoppi almeno una.
Non capisco. Quando le abbiamo provate in laboratorio funzionavano perfettamente.
Le avete provate a una pressione di cento atmosfere?
Come... No. Non ci  sembrato necessario...
Il "Capisco" di Don parve esprimere tutto quello che andava detto sui biologi che s'impicciavano di cose d'ingegneria, e per alcuni minuti i microfoni di sopra e di sotto rimasero silenziosi. Poi il dottor Roberts, con tono diffidente, torn sull'argomento.
Visto che non possiamo contare sulle bombe, sar meglio che veniate su pi in fretta. Fra trenta minuti Percy sar sveglio di nuovo.
D'accordo, raddoppieremo la velocit. Speriamo che il collare non scivoli via.
Venti minuti trascorsero senza novit. Poi tutto cominci ad andare di traverso.
Si sta svegliando, annunci Franklin. Probabilmente  l'effetto della maggiore velocit.
Lo temevo, rispose Roberts. Resistete finch  possibile, poi gettategli un'altra bomba. Speriamo che almeno una funzioni.
Una voce nuova s'inser nel circuito.
Parla il capitano. Le pattuglie hanno avvistato dei capidogli a due miglia di distanza. Pare che si dirigano verso di noi. Vi consiglio di dare una occhiata. Su questa nave non abbiamo scandagli sonar orizzontali.
Franklin mise immediatamente in funzione gli scandagli a lunga portata e subito raccolse gli echi che cercava.
Niente paura, disse. -Se si avvicinano di pi, li faremo scappare. Controll di nuovo lo schermo TV e vide che Percy si era fatto molto irrequieto.
Butta la bomba, disse a Don, e fai gli scongiuri di rito.
Su queste trappole non scommetterei di certo, rispose Don. E dopo pochi secondi:  successo niente?
No. Prova di nuovo.
Ne restano tre. Eccone un'altra;
La vedo... Mi spiace! Non  scoppiata.
Ne ho due... Ne avevo due, ora ne ho una sola. Cosa mi dici?
 andata buca anche stavolta. Cosa facciamo, dottore? Rischiamo l'ultima? Percy minaccia di tagliare la corda da un momento all'altro.
Non possiamo fare altro -rispose Roberts, duramente scosso. Coraggio, Don.
Subito dopo, Franklin mand un grido di soddisfazione.
Ce l'abbiamo fatta!  svenuto di nuovo! Dottore, quanto credete che gli duri, stavolta?
Possiamo contare al massimo su una ventina di minuti, perci regolatevi. Siamo proprio sopra di voi... e ricordatevi che per gli ultimi sessanta metri dovete impiegare come minimo dieci minuti. Dopo tutta la briga che ci siamo presi, non voglio che gli succeda qualche guaio per la differenza di pressione.
Un momento, intervenne Don. Ho dato un'occhiata a quelle balene. Vanno come il vento e si dirigono proprio da questa parte. Avranno avvertito la presenza di Percy.
E con questo? fece Franklin. Possiamo sempre spaventarle con... Accidenti!
Gi, l'avevi dimenticato, vero? Questi non sono subvedette, caro Walter, non dispongono di apposite sirene. E non crederai di far paura a dei capidogli solo facendo "buh!".
Infatti le balene erano abituate alla presenza dei sottomarini, e non avrebbero certo rinunciato al sontuoso banchetto che uno dei due si portava a rimorchio. C'era rischio che l'ignaro Percy venisse divorato prima d'essere messo al riparo nella sua gabbia.
Forse ce la faremo, disse Franklin, calcolando ansiosamente la velocit delle balene. Ecco un rischio che nessuno aveva previsto; ma era sempre cos, nelle operazioni subacquee: all'ultimo momento si verificava l'impensabile.
Io mi porto subito a sessanta metri di profondit, lo avverti Don. Poi ci fermeremo l finch sar prudente, e poi facciamo una bella corsa fin su alla nave. Cosa ne dite, dottore?
 l'unica soluzione. Ma ricordatevi che i capidogli, se vogliono, possono fare anche quindici nodi all'ora.
S, ma non possono farli a lungo, nemmeno se vedono scappar via il pranzo. Su, andiamo.
I sommergibili aumentarono la velocit d'emersione, mentre l'acqua si rischiarava attorno a loro e la pressione diminuiva lentamente.
Balene a meno di ottocento metri, avvert Franklin. -Altro che, se mantengono l'andatura! Tra due minuti le avremo addosso!
Dovete assolutamente tenerle a distanza, supplic disperato Roberts.
Sapreste suggerirci come? domand Franklin, ironico.
Fingete di attaccarle, pu darsi che restino disorientate.
Gi, divertente! si disse Franklin. D'altra parte, era l'unica alternativa. Con un'ultima occhiata a Percy che ricominciava a scuotersi dal torpore, Franklin si allontan a moderata velocit per andare incontro ai capidogli.
Poi sent Don urlare: -Percy si sta svegliando! Sento che si muove.
Venite su spedito, fu la risposta di Roberts. Le porte del bacino sono aperte.
Preparatevi a chiudere quella posteriore appena avr mollato il cavo. Io tiro diritto, intendiamoci... Non voglio trovarmi in quella specie di piscina insieme a Percy, specie quando scoprir che cosa gli  successo.
Franklin ascoltava quei discorsi con un orecchio solo. I segnali erano ormai paurosamente vicini, e i capidogli non erano certo facili da affrontare! Quei bestioni dal temperamento quanto mai pugnace differivano dai loro vegetariani cugini quanto i bufali selvatici dalle mucche. Era stato un capodoglio ad affrontare l'Essex, ispirando il capitolo di chiusura di "Moby Dick" e lui non ci teneva a figurare in un racconto d'argomento subacqueo.
Tuttavia mantenne coraggiosamente la rotta. A quindici secondi di distanza dal sommergibile, per, i tre echi cominciarono a separarsi. I capidogli, se non spaventati, erano per lo meno perplessi. Oppure, a causa del rumore dei motori avevano perso di vista il bersaglio. Franklin ferm i motori, e le tre balene cominciarono a girargli intorno incuriosite, tenendosi a una distanza di circa trenta metri. Franklin riusc a coglierne qualche fugace visione sullo schermo TV: come aveva sospettato, erano solo tre femmine, piuttosto giovani, e lui prov quasi un po' di rimorso per averle private di unpasto che spettava loro di diritto.
Comunque era riuscito a fermare la carica; ora toccava a Don portare a termine la sua parte della missione. Dai commenti brevi e spesso salaci che arrivavano dall'altoparlante, si capiva che non doveva trattarsi di un'impresa facile. Percy non era ancora completamente sveglio, ma si rendeva conto che qualcosa non andava e dimostrava la sua insoddisfazione.
Gli uomini sul bacino galleggiante si godettero lo spettacolo pi completo delle fasi finali. Don affior a circa cinquanta metri di distanza... e il mare dietro di lui si ricopri di un'ondulata massa di gelatina che si torceva e rotolava sulla cresta delle onde. Alla massima velocit consentita dalle circostanze, Don si diresse verso la porta spalancata del bacino.
Con uno dei tentacoli, Percy abbozz un debole tentativo di aggrapparsi all'apertura, ma la velocit alla quale veniva trascinato dal sommergibile gli fece sfuggire la presa. Appena Percy fu dentro, i massicci cancelli d'acciaio cominciarono a richiudersi come mandibole che operassero in senso orizzontale, e Don si liber del cavo che teneva il mollusco a rimorchio. Senza perdere un istante il sommergibile infil
l'uscita opposta, e la seconda serie di cancelli cominci a richiudersi prima ancora che il sommergibile fosse passato del tutto. Per mettere in gabbia Percy era bastato meno d'un quarto di minuto.
Quando Don e Franklin salirono a bordo del bacino mobile, la seppia pareva gi rassegnata a trovarsi in cattivit, e stava osservando con vago interesse un certo numero di pesci che era stato gettato nel suo serbatoio. I due Guardiani raggiunsero Roberts, dietro la rete di metallo, e per la prima volta poterono contemplare con i loro occhi il mostro che avevano issato dalle profondit dell'oceano.
Poi Don espresse in una sola frase il pensiero di entrambi:
 tutto vostro, dottore. Spero che sappiate come maneggiarlo.
Il dottor Roberts sorrise, piuttosto sicuro del fatto suo. Era un uomo felice, anche se una piccola preoccupazione cominciava a insinuarsi nella sua mente. Non aveva dubbi di saper cavarsela con Percy, ma non era altrettanto sicuro di riuscire a farcela con l'amministratore, specialmente quando fossero cominciati ad arrivare i conti per tutte le attrezzature di ricerca che lui intendeva ordinare, e per le quantit di pesce che Percy avrebbe fatto sparire.
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Capitolo 15.
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Il segretario del Dipartimento Ricerche Scientifiche l'aveva ascoltato con attenzione, o meglio, con lusinghiero interesse. Franklin, terminato il lungo discorso che gli era costato una lunga e lenta preparazione, prov un improvviso e inaspettato senso di indifferenza.
Sapeva d'aver fatto tutto il possibile; da quel momento, la cosa non dipendeva pi da lui.
Ci sono alcuni punti che desidererei chiarire, obiett il segretario. Il primo  ovvio: come mai non vi siete rivolto alla Divisione Marina, che ha un suo Centro Ricerche, invece di venire da noi?
Gi, l'obiezione era ovvia, e toccava un tasto delicato. Ma Franklin se l'aspettava e ci si era preparato.
Vedete, signor Farlan, naturalmente ho fatto il possibile per ottenere l'aiuto della Divisione. L'interesse era grande, specie dopo la cattura della seppia. D'altra parte, l'Operazione Percy  risultata pi costosa di quel che si pensava e quindi ha provocato una valanga di domande. La faccenda si  conclusa col trasferimento -di parecchi nostri ricercatori ad altre Divisioni.
Lo so, replic sorridendo il segretario. Infatti alcuni li abbiamo presi noi.
Cos, la Divisione non vede pi di buon occhio le ricerche che non sono di importanza strettamente pratica. Per questo motivo mi sono rivolto a voi. Sinceramente, la Divisione Marina non ha nemmeno l'autorit per approvare ci che ho proposto. La spesa per mandare in missione due sommergibili di profondit massima non  indifferente, e andrebbe ugualmente approvata a livelli pi competenti.
Ma se venisse approvata, siete sicuro che si troverebbe -personale disponibile?
S, scegliendo la stagione adatta. Ora che le cinte sono sicure al cento per cento, noi Guardiani abbiamo parecchio tempo libero, tranne che nel periodo di censimento e di macello. Ecco perch mi sembrava una buona idea.
Utilizzare il talento sprecato dei Guardiani?
Be', questo mi sembra un po' arrischiato. Non vorrei che vi foste fatto l'idea di una inefficienza nel Comando Balene.
Non mi sognerei mai di fare una simile insinuazione -rise il segretario. L'altro punto  pi personale. Come mai ci tenete tanto a questo progetto? Vi siete preso molto da fare per vederlo realizzato. Se posso dirlo, avete rischiato la disapprovazione dei vostri superiori venendo direttamente da me.
Non era facile rispondere a quella domanda, nemmeno parlando con un amico, e meno che mai con un estraneo. Quell'uomo, che era arrivato cos in alto al servizio dello Stato, avrebbe capito il fascino di una misteriosa eco apparsa sullo spettro sonar, vista solo una volta e tanti anni fa? Forse s, perch in parte era anche uno scienziato.
Come Guardiano, spieg Franklin, probabilmente non rester in servizio attivo a lungo. Ho trentotto anni, sto diventando vecchio per questo tipo di lavoro. E inoltre ho anch'io una tendenza all'indagine, forse avrei dovuto fare lo scienziato. Questo  un problema che vorrei vedere risolto, pur sapendo che le probabilit sono pochissime.
S, lo so. Pare che si siano raccolte altre testimonianze analoghe in zone che ricoprono una buona met dei tre oceani.
Infatti. Mi rendo conto che sembra una pazzia, per adesso abbiamo attrezzature sonar che possono scandagliare un volume d'acqua tre volte maggiore di un tempo, e un eco di quella dimensione non  difficile da captare.  solo questione di tempo, poi qualcuno ci riuscir.
E voi vorreste essere quel "qualcuno". Capisco, e mi sembra ragionevole. Quando ho ricevuto la vostra prima lettera, ho avuto un colloquio con i miei consulenti, e ho ascoltato tre opinioni, diverse ma tutte scoraggianti. C' chi sostiene che quegli echi intravisti siano probabili fantasmi dovuti a difetti del sonar oppure echi di ritorno dovuti a qualche discontinuit.
Franklin scosse la testa. -Chi li ha visti sa che non  affatto cos. Siamo abituati a rilevare fantasmi del sonar e falsi ritorni.  il nostro mestiere.
Gi. Altri dicono che i... come dire? i serpenti marini convenzionali si sono rivelati n pi n meno che seppie, anguille, eccetera, e che quello che avete visto  uno di questi, oppure qualche grosso squalo degli abissi.
No. Conosco tutti quegli echi, li ho visti tutti. Questo  completamente diverso.
La terza  un'obiezione di natura teorica. Nelle estreme profondit degli oceani non c' abbastanza cibo per consentire forme di Vita molto sviluppate e attive.
Questo, nessuno pu dirlo. Soltanto nel secolo scorso si sosteneva che non ci fossero affatto forme di vita sui fondali. Adesso sappiamo che non  cos.
Bene, avete vinto voi. Vedr cosa si pu fare.
Grazie, signor Farlan. Forse sarebbe meglio se al Comando nessuno sapesse che sono venuto da voi.
Non glielo diremo, ma lo sospetteranno. Il segretario si alz, e Franklin pens che il colloquio fosse terminato. Si sbagliava.
Prima di andarvene, signor Franklin, forse potreste chiarire un piccolo problema che mi assilla da molti anni. .
Dite, signor Farlan.
Non ho mai capito cosa ci facesse un Guardiano, presumibilmente ben addestrato, al largo della Grande Barriera, in piena notte, a respirare aria compressa a centocinquanta metri di profondit.
Segu un lungo silenzio mentre i due uomini, dopo un improvviso cambiamento nei loro formali rapporti, si fissavano attenti. Franklin frugava nella memoria, ma la faccia dell'altro non risvegliava in lui alcun ricordo. Aveva visto tanta gente in quegli anni!
Siete uno di quei signori che mi raccolsero a bordo del "Sea Lion"? domand. In questo caso, lasciate che vi ringrazi ancora. Vi debbo molto. Tacque, poi aggiunse, dopo un momento: Vedete... non fu un incidente.
Appunto, lo pensavo. Questo allora spiega tutto. Ma prima di cambiare argomento, sapreste dirmi cosa ne fu del vecchio Bert Darryl? Non ne ho pi saputo nulla.
 morto, indebitato fino al collo. Credo che l'abbiano pianto perfino i suoi creditori.
Povero Bert. Il mondo diventer molto scialbo quando non ci sar pi gente di quella stoffa.
Un'osservazione piuttosto eretica, si disse Franklin, per essere uscita dalle labbra di un membro cos autorevole del Segretariato Mondiale. Ma gli fece piacere, e non solo perch era d'accordo con Farlan. Ora sapeva d'avere acquistato senza volerlo un amico molto influente; le sue probabilit di far carriera erano immensamente aumentate.
Non s'aspettava una decisione rapida, e non rimase deluso nel veder trascorrere alcune settimane senza saper pi nulla della sua proposta. Del resto, aveva molto da fare. Mancavano ancora tre mesi alla cosiddetta morta stagione, e nel frattempo si verific una lunga serie di incidenti banali ma noiosissimi.
Ma accadde anche un fatto che non fu n banale n noioso.
Anne Franklin fece il suo ingresso nel mondo strillando a pi non posso, e Indra cominci a nutrire i suoi primi dubbi sulla possibilit di riprendere la carriera accademica.
Con suo grande disappunto Franklin non era a casa quando gli nacque la seconda figlia. Si trovava in missione, al comando di un piccolo gruppo di sei unit per un'azione offensiva nelle Isole Pribilof. Doveva tentare di ridurre il numero delle orche. Non era la prima missione di quel genere, ma riusc la pi efficace, grazie all'impiego di tecniche molto perfezionate.
Franklin aveva avuto appena il tempo di rientrare da quella missione e di cullare tra le braccia la piccola Anne, quando si vide scaraventare nella Georgia del Sud, per occuparsi di un'altro guaio. Infine and in Inghilterra, a testimoniare come esperto davanti alla Commissione per le Balene su un'ennesima seccatura. E si trovava l quando ricevette una chiamata sgomenta da parte del dottor Lundquist, assunto al posto del dottor Roberts il quale si era dimesso per accettare un incarico molto pi importante presso l'acquario di Marineland.
Ho appena ricevuto tre casse di apparecchiature mandate dal Dipartimento della Ricerca Scientifica, gli disse Lundquist. C' su il vostro nome, ma non  roba che abbiamo ordinato noi. Di che cosa si tratta?
Franklin si sent morire. Proprio mentre lui non c'era, dovevano arrivare... Se il direttore veniva a saperlo prima che lui avesse il tempo di preparare il terreno, sarebbe successo il finimondo.
 una faccenda troppo lunga per parlarne adesso -rispose.
Tra dieci minuti devo andare a deporre. Sistematele da qualche parte fino a che torno. Vi spiegher tutto. Mi raccomando, non lasciatele in giro!
Spero che tutto sia in ordine... Per  molto strano.
Non preoccupatevi. Ci vediamo dopodomani. Se Don Burley torna alla Base, lasciate che dia un'occhiata a quei trabiccoli. Per le carte me ne occuper io appena torno.
E questa, si disse, sar la parte pi difficile dell'impresa. Far entrare nell'inventario del Comando delle attrezzature che non erano state richieste d'ufficio era quasi come scovare il Grande Serpente Marino...
Ma aveva torto di preoccuparsi. Il suo nuovo e influente alleato aveva gi previsto e risolto tutti i suoi problemi. L'equipaggiamento era stato mandato in prestito, e il Comando doveva restituirlo appena avesse servito al suo scopo.
Per di pi, al direttore era stata data l'impressione che tutta la faccenda fosse un'idea partita dal Dipartimento Ricerche. Forse il direttore aveva i suoi dubbi, ma Franklin aveva le spalle coperte.
Visto che sapete tutto, Walter, osserv il direttore quando le casse vennero finalmente aperte, fareste bene, a spiegarmi a cosa serve questa roba.
Si tratta di un registratore automatico, molto pi complesso di quelli che abbiamo ai cancelli per contare le balene via via che passano. Registra solo gli oggetti in movimento, e pu venir regolato in modo da escludere quelli inferiori a una certa dimensione. In altre parole, possiamo usarlo per contare le balene che superano, diciamo i quindici metri di lunghezza. In pratica,  uno scandaglio sonar che esplora una sfera del raggio di ventidue chilometri, ossia fino al fondo dell'oceano. Compie un giro ogni sei minuti, cio duecentoquaranta giri al giorno, serve quindi a controllare in modo continuo una desiderata zona.
Molto ingegnoso. Immagino che il Dipartimento voglia chegli ancoriamo l'aggeggio da qualche parte.
Gi... e che una volta alla settimana si vada a raccogliere i dati registrati. Sar molto utile anche a noi. Ah... dimenticavo, questi apparecchi sono tre.
Il Dipartimento Scientifico fa le cose in grande! Li avessimo noi tanti quattrini da sbattere via. Bene, fatemi sapere come funzionano questi aggeggi, ammesso che funzionino.
Tutto qui, e non venne fatta nessuna menzione di serpenti marini.
N, per due mesi, vi fu alcun segno della loro presenza. Ogni settimana, la pattuglia che si spingeva nelle vicinanze dei registratori riportava alla base i rilievi effettuati dai tre apparecchi ormeggiati a settecento metri di profondit, in punti che Franklin aveva scelto con cura dopo attentissimi studi delle zone in cui era stata segnalata la misteriosa presenza.
Di solito i film, gli antichi sedici millimetri ancora insuperati nel campo dei mezzi di documentazione, non mostravano nulla, perch Franklin aveva regolato i discriminatori in modo che trascurassero gli echi trasmessi da oggetti inferiori ai venti metri.
Dopo due mesi di vane ricerche, Franklin cominci a domandarsi se non avesse collocato gli apparecchi in posizioni sbagliate, e si ripromise di spostarli. "Lo far appena mi portano i prossimi film" si disse, e aveva gi scelto le nuove posizioni.
Ma stavolta trov quello che sperava di trovare. Era proprio all'orlo estremo dello schermo, ed era stato ripreso in soli quattro giri dello scandaglio. Due giorni prima, l'eco indimenticabile, stranamente lineare, era stato captato da uno dei registratori. Adesso c'era un indizio, ma occorreva ancora la prova.
Spost gli altri due apparecchi nella stessa area, disponendoli in un grande triangolo che misurava ventidue chilometri di lato, in modo che i campi si sovrapponessero. Poi si tratt solo di aspettare con pazienza che passasse un'altra settimana.
Valeva la pena di aspettare. Alla fine di quella settimana, Franklin entr in possesso di tutti i dati di cui aveva bisogno per condurre la sua campagna. La prova era l, chiara e inconfondibile.
Un animale grandissimo, troppo lungo e sottile per essere una delle creature note del mare, viveva alla sbalorditiva profondit di seimila metri, e due volte al giorno si portava sui tremila metri di profondit, presumibilmente per mangiare. Dalle sue intermittenti apparizioni sugli schermi dei proiettori, Franklin pot farsi un'idea abbastanza precisa delle sue abitudini e dei suoi movimenti. A meno che non abbandonasse improvvisamente la zona facendo perdere le sue tracce, non doveva essere molto difficile rinnovare il successo dell'Operazione Percy.
Franklin trascurava il fatto che in mare niente si ripete due volte allo stesso modo.
...
.
...
Capitolo 16.
...
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...
Sai, caro, disse Indra, sono quasi contenta che questa sia la tua ultima missione.
Pensi che stia diventando troppo vecchio per...
Non si tratta di questo! Ma quando sarai di servizio al Comando potremo cominciare a condurre una vita normale. Potr invitare gente a cena senza dovermi scusare perch tu sei stato chiamato d'urgenza a occuparti di una balena ammalata. E sar meglio anche per i bambini; non dovr spiegar loro tutte le volte chi  quel signore sconosciuto che di tanto in tanto gira per casa.
Be', non siamo a questi punti, vero, Pete? rise
Franklin, arruffando il ciuffo ribelle di suo figlio.
Quando mi porterai gi con te in un sommergibile, pap? volle sapere il bambino, per la centesima volta.
Uno di questi giorni, quando sarai abbastanza grande per non starmi tra i piedi.
Ma se aspetti che sia proprio grande, ti star si tra i piedi.
Visto che logica schiacciante? esclam Indra. L'ho detto, io, che mio figlio  un genio.
Senti, i capelli li avr presi da te, ma questo non significa che tu abbia il merito per tutto quello che c' sotto. Franklin si rivolse a Don, che stava facendo una quantit di rumori buffi per divertire Anne. La bambina non sapeva ancora se ridere o se piangere, ma ci stava riflettendo su con molta seriet. Tu, quando ti procurerai le gioie del focolare domestico? Non puoi continuare a fare lo zio onorario a vita.
Una volta tanto, Don parve imbarazzato.
Per essere sincero, confess, ci sto proprio pensando. La settimana scorsa ho conosciuto una ragazza che sembra decisa a fare sul serio.
Congratulazioni! M'ero accorto che tu e Marie vi frequentavate molto. .
Be', ecco... Veramente non si tratta di Marie. Anzi, stavo appunto cercando il modo di sganciarmi da lei.
Ah, fece Franklin, notevolmente smontato. E chi ?
Non credo che tu la conosca. Si chiama June. June Curtis. Non lavora all'amministrazione del Comando, il che in un certo senso  un vantaggio. Non mi sono ancora deciso del tutto, ma probabilmente la settimana prossima le chieder di sposarmi.
C' solo una cosa da fare, prima, dichiar Indra con fermezza. Appena rientri da questa missione, portamela qui a cena e io ti dir che cosa pensiamo di lei.
E io dir a lei che cosa pensiamo di te, interloqu Franklin. Pi leali di cos non si pu essere, ti pare?
Franklin ripensava alle parole di Indra: "che questa sia la tua ultima missione" mentre la piccola imbarcazione da grandi profondit Scivolava rapida nelle tenebre eterne. Non era cos, naturalmente. Anche se lo avessero promosso a un grado che l'avrebbe tenuto impegnato a terra, di tanto in tanto sarebbe ugualmente tornato in mare; ma come Guardiano quello era il suo canto del cigno, e lui non sapeva se esserne lieto o dispiaciuto.
Per sette anni aveva vagato per gli oceani, e aveva imparato a conoscerli come a nessun uomo delle et precedenti sarebbe stato concesso. Era impossibile stancarsi di quel mondo liquido, cos denso di vita che al confronto la terra era un deserto. D'altra parte Franklin si rendeva conto che per lui era venuto il momento di assumersi nuovi compiti. Guard lo spettro sonar cercando il sigaro luminoso che rifletteva lo scafo gemello di Don, e pens con affetto alle caratteristiche che lo accomunavano all'amico, e alle differenze che adesso li avrebbero portati su strade sempre pi divergenti. Quel lontano giorno in cui si erano squadrati con diffidenza, incontrandosi come istruttore e allievo; non avrebbero certo immaginato che tra loro sarebbe sorto un legame cos solido e sincero.
Erano passati solo sette anni, eppure gli riusciva difficile ricordare esattamente come era a quell'epoca. Provava una sconfinata gratitudine per gli psichiatri che oltre ad avergli ricostituito la mente, gli avevano anche indicato un lavoro grazie al quale lui aveva potuto ricostruirsi una vita.
I suoi pensieri si spostarono inevitabilmente sulla vita passata. La memoria tentava di ricreare l'immagine di Irene e dei ragazzi, Rupert ormai doveva avere dodici anni!, che un tempo erano stati tutto per lui e che adesso erano solo degli sconosciuti sempre pi lontani da lui anno per anno. L'ultima fotografia che aveva ricevuto era gi dell'anno scorso; l'ultima lettera di Irene era stata impostata su Marte sei mesi prima, e lui ricord con una punta di rimorso che non aveva ancora risposto.
Il dolore era finito da tempo; Franklin non provava pi alcun senso di sconforto nel sapersi un esule sul proprio pianeta, n pena nel rivedere le facce degli amici che l'avevano conosciuto al tempo in cui si sentiva cittadino degli spazi. Restava solo una nostalgica tristezza, e un vago rammarico per l'incostanza del ricordo.
La voce di Don interruppe quelle fantasticherie, che per' non avevano mai distolto la sua attenzione dal complicato quadro di comando.
Stiamo oltrepassando il mio massimo, Walt. Io non sono mai sceso pi in gi di tremila metri.
E siamo solo a met strada, caro mio. Ma del resto, che differenza fa una volta che hai il sommergibile adatto? Ci vuole solo un po' pi di tempo a scendere, e a tornare su. Tutto qui.
D'accordo, ma non riuscirai mai a convincermi che non ci sia una differenza psicologica. Non te li senti pesare sulle spalle, quei tre chilometri d'acqua?
Non era da Don mostrare tanta fantasia; di solito era Franklin a fare osservazioni del genere, e l'amico le accoglieva ridendoci sopra. Del resto Franklin stesso doveva ammettere che qualcosa di vero c'era. L'idea che la pressione attorno a lui stava salendo fino a toccare le due tonnellate per centimetro quadrato aveva un effetto ben preciso sulla sua mente... un effetto mai provato in acque meno profonde, dove il pericolo era assolutamente identico. Aveva la massima fiducia nel suo mezzo, e sapeva che il sommergibile avrebbe fatto tutto quanto gli fosse stato chiesto; eppure avvertiva uno strano senso di depressione che in certo qual modo aveva tolto parecchio mordente al progetto preparato da tanto tempo e con tanta cura.
Mille e cinquecento metri pi in gi il mordente torn con tutto l'antico vigore. Entrambi videro contemporaneamente l'eco, e per un attimo si abbandonarono a grida di giubilo dimentichi di tutto il resto. Ritornata la calma Franklin diede i suoi ordini.
Riduci la velocit a un quarto. Sappiamo che  una bestia molto sensibile, e non dobbiamo spaventarla fino al momento buono.
Non potremmo continuare a scendere allagando le camere di prua?
Ci vuole troppo tempo...  ancora mille e cinquecento metri pi in gi, rispetto a noi. E riduci il sonar al minimo, non voglio che capti i nostri impulsi.
L'animale si muoveva seguendo una traiettoria stranamente irregolare ma a profondit costante, e si spostava rapidamente a destra e a sinistra come se fosse a caccia di cibo. Seguiva i pendii di una montagna sottomarina insolitamente ripida, che saliva bruscamente fino a oltre milleduecento metri dal fondo. Come gi gli era venuto fatto altre volte, Franklin deplor che il pi stupendo scenario del mondo fosse sprofondato nelle remote profondit dell'oceano. Niente sulla terra poteva essere paragonato ai mostruosi orridi del Pacifico, o agli sconfinati canyons dell'Atlantico del Nord.
Scesero lentamente al di sotto della sommit della montagna sommersa. Poco pi in basso, ormai, la misteriosa eco allungata pareva procedere attraverso l'acqua con moto ondulatorio e sinuoso, che ricordava in modo incredibile quello di un serpente. "Sarebbe strano" pensava Franklin, "se il Grande Serpente Marino si rivelasse n pi n meno che un serpente!". Ma era impossibile, perch non esistevano serpenti capaci di respirare in acqua.
Nessuno dei due parl durante il lento e cauto accostamento all'obiettivo tanto cercato. Entrambi si rendevano conto che quello era uno dei momenti pi grandi della loro vita, e desideravano assaporarlo fino in fondo.
D'improvviso, senza il minimo allarme, il sommergibile trem come percosso da un martello. Nello stesso istante Don grid: Ehi, Walter! Cosa succede?
Qualche idiota star provando degli esplosivi, replic Franklin, mentre la rabbia e l'avvilimento gli impedivano di pensare alla paura. Ma non  stato notificato a tutti che saremmo scesi quaggi?
Ma non  un'esplosione. M' gi capitato altre volte di..  un terremoto!
Nessun'altra parola avrebbe potuto evocare con tanta immediatezza tutti i terrori che Franklin aveva avvertito solo vagamente durante la discesa. D'improvviso l'incommensurabile peso dell'acqua gli croll addosso come un fardello materiale; il solido scafo gli parve il pi fragile dei gusci, gi piegato da forze che lascienza umana non poteva dominare.
Sapeva che i terremoti erano piuttosto comuni negli abissi del Pacifico, dove il peso della roccia e dell'acqua era condannato per sempre a un equilibrio instabile. Un paio di volte, mentre era in perlustrazione, aveva sentito scosse lontane. Ma stavolta, ne era certo, l'epicentro era vicinissimo.
Emersione rapida, ordin. Questo potrebbe essere solo l'inizio.
Ma ci bastano solo altri cinque minuti, protest Don.
Rischiamo, Walt, dammi retta.
Franklin era terribilmente tentato. Quella singola scossa poteva restare isolata; forse era stata sufficiente a dar sollievo a qualche strato torturato dal peso a miglia e miglia di profondit. Guard l'eco. Si moveva pi in fretta, ora, come se anche il misterioso abitatore dell'oceano fosse terrorizzato da quella manifestazione di forza della natura.
Rischiamo, acconsent Franklin. Ma se ne sentiamo un'altra risaliamo immediatamente.
D'accordo, rispose Don.
Ma scommetto dieci a uno che...
Non complet la frase. Stavolta la scossa era stata di uguale violenza ma pi lunga. L'intero oceano pareva essere in travaglio per le onde d'urto, che viaggiando alla velocit di un chilometro e mezzo al secondo venivano riflesse avanti e indietro tra la superficie e il fondale. Franklin url l'ordine: Emersione!, e impenn il sommergibile fino al limite massimo, puntandolo verso il cielo distante.
Ma il cielo era scomparso. Il piano ben definito che sullo schermo sonar segnava il confine acqua-aria era svanito, e al suo posto c'era una sarabanda senza senso di echi nebulosi. Per un attimo Franklin pens che il sonar fosse stato messo fuori uso dalla scossa; poi la sua mente interpret l'incredibile, terrificante quadro che stava prendendo forma sullo schermo.
Don!, url. Scappa verso il mare aperto... la montagna cade!
I bilioni di tonnellate di roccia che un istante prima torreggiavano sopra di loro stavano franando verso gli abissi. L'intera faccia della montagna si era staccata, e stava crollando, in una cascata di pietre che si muovevano con ingannevole lentezza e inesorabile violenza. Era una valanga dal moto pesante e tardo, ma Franklin sapeva che nel giro di pochi secondi le acque attraverso le quali il suo sommergibile doveva passare sarebbero state sconvolte dalla caduta dei detriti.
Avanzava a pieni giri, eppure gli pareva di rimanere immobile. Anche senza gli amplificatori, poteva udire attraverso lo scafo il mugghiare fragoroso della roccia che si fendeva. Pi di met dell'immagine sonar era ormai ostruita, o da frammenti solidi o dall'immensa nuvola di fango e sabbia che cominciava a oscurare l'acqua.
Ormai procedeva alla cieca; non poteva fare altro che mantenere la rotta e pregare.
Con un tonfo smorzato, qualcosa cozz contro lo scafo, e il sommergibile ne rintron da un capo all'altro. Per un istante Franklin temette d'aver perso il controllo; poi riusc a stabilizzare l'unit e a mantenerla in equilibrio. Appena fatto questo si rese conto di essere finito in balia di una fortissima corrente, presumibilmente dovuta alla massa d'acqua spostata dal crollo della montagna. L'accolse con gioia, perch lo stava spingendo verso la sicurezza del mare aperto, e per la prima volta os nutrire qualche speranza.
Ma dov'era Don? Impossibile vedere il suo segnale nel caos dello spettro sonar. Franklin mise il comunicatore sul massimo e cominci a chiamare attraverso le tenebre sconvolte. Nessuna risposta; forse Don era troppo occupato per rispondere, anche se aveva ricevuto il segnale.
Le possenti onde d'urto erano cessate; con loro erano scomparsi i peggiori timori di Franklin. Ormai non c'era pi pericolo che lo scafo venisse schiacciato dalla pressione. La corrente che l'aveva aiutato era diminuita d'intensit, e questo dimostrava che ormai il sommergibile si trovava molto lontano dal punto di origine.
Sullo schermo sonar la nebbia luminosa che aveva bloccato completamente la visione diminuiva via via che la sabbia e i detriti si posavano.
Lentamente, l'immagine diroccata della montagna riemerse dalla confusione di echi contrastanti. Lo schema cominci a stabilizzarsi, e un po' alla volta Franklin pot vedere la tremenda spaccatura lasciata dalla valanga. Il fondo era ancora nascosto da una spessa coltre di fango; dovevano passare ore prima che tornasse visibile.
Franklin aspett pazientemente che lo schermo si schiarisse del tutto. A ogni giro dello scandaglio, lo scintillio delle interferenze diminuiva; l'acqua era ancora torbida, ma non pi, ingombra di materiale sospeso. Ora si poteva vedere alla distanza di un miglio... di due... di tre.
E in tutto quello spazio non c'era segno dell'eco nitido e vivido che doveva indicare il sottomarino di Don. La speranza svaniva a mano a mano che il raggio di visibilit cresceva, e lo schermo sonar restava deserto. Infinite volte Franklin chiam nel solitario silenzio, mentre il dolore e la rabbia impotente si contendevano il dominio della sua anima.
Fece esplodere le granate di segnalazione che avrebbero messo in allarme tutti gli idrofoni del Pacifico, facendo accorrere l'aiuto immediato dal mare e dall'aria. Ma gi mentre iniziava una lenta discesa a spirale per le ricerche, sapeva che tutto sarebbe stato inutile.
Don aveva perso la sua ultima scommessa.
...
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...
Capitolo 17.
...
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...
La grande mappa che copriva l'intera parete era piuttosto fuori del comune. Tutte le zone terrestri erano completamente bianche: per quanto riguardava l'autore di quella carta, i continenti erano ancora inesplorati. Ma i mari erano letteralmente coperti di particolari, e sparpagliati sulle loro superfici c'erano innumerevoli cerchi di luce colorata, proiettati da qualche meccanismo posto all'interno della parete. Quei cerchi si movevano lentamente da un'ora all'altra, indicando, agli occhi degli esperti, la migrazione delle principali formazioni di balene che vagavano per gli oceani.
Franklin aveva visto quella mappa decine di volte, nei suoi quattordici anni di servizio, ma mai da quella vantaggiosa posizione. Infatti lui occupava, adesso, la poltrona del direttore.
Non c' bisogno che ti avverta, caro Walter, stava dicendo il suo exsuperiore -che tu rilevi la direzione dell'Ufficio Balene in un momento particolarmente delicato. Prima o poi, nei prossimi cinque anni, subiremo un grosso smacco da parte delle fattorie. Se non riusciamo a migliorare la nostra efficienza, le proteine derivate dal plankton saranno ben presto molto pi a buon mercato di quelle che produciamo noi.
"E questo  solo uno dei nostri problemi. La questione del personale diventa pi difficile d'anno in anno... il che, naturalmente, complica le cose."
L'ex-direttore spinse una circolare verso Franklin, che sorrise scuotendo la testa nel prendere visione del contenuto. La vignetta pubblicitaria gliera gi nota; da una settimana a quella parte era comparsa su tutte le maggiori riviste, e doveva essere costata un piccolo patrimonio al Dipartimento Spaziale.
Il Dipartimento Spaziale aveva urgente bisogno di giovani Guardiani e di esperti nella produzione alimentare per lo sfruttamento dei mari di Venere. Si promettevano attivit interessanti e ottime paghe, e le qualifiche richieste erano inferiori a quelle necessarie per fare il pilota spaziale. Il volantino terminava con uno slogan sul quale la Commissione per Venere batteva da sei mesi, e che Franklin si era ormai stancato di ascoltare: CONTRIBUITE ALL'EDIFICAZIONE DI UNA SECONDA TERRA.
Cosicch, osserv l'ex-direttore, il nostro problema  di mandare avanti la prima, mentre i giovani pi in gamba che dovrebbero collaborare si lasciano attirare su Venere. Resti tra noi, ma non mi sorprenderei affatto se il Dipartimento Spaziale stesse tentando di adescare qualcuno dei nostri specialisti.
Ma non possono fare una cosa del genere!
No? Sar, ma intanto  arrivata una domanda di trasferimento da parte del Guardiano di Prima Classe McRae; se riesci a fargli cambiare idea, e vedi di scoprire anche come mai voleva andarsene.
"La vita si complica" pens Franklin. Joe McRae era un suo vecchio amico. Poteva fare appello a quell'amicizia, ora che era diventato il capo di Joe?
Un altro problema  quello di tenere il Centro Ricerche sotto controllo. Lundquist  ancora peggio di Roberts. Quello almeno si faceva venire un'idea alla volta, ma questo ne ha messe in cantiere cinque o sei tutte insieme. Passa met del suo tempo all'isola di Heron. Forse non sarebbe male saltare su un aereo e andare a vedere che cosa diavolo combina. Io volevo sempre farlo ma non ne ho mai trovato il tempo.
Il dottor Lundquist fu molto lusingato dalla visita del nuovo direttore, essendo abbastanza ingenuo da illudersi che potesse significare un appoggio per la sua attivit. Sarebbe stato molto meno entusiasta se avesse intuito che doveva piuttosto aspettarsi il contrario. Nessuno era pi incline di Franklin a incoraggiare la ricerca scientifica, ma adesso che toccava a lui approvare le spese necessarie per quel genere di attivit, si accorgeva che il suo punto di vista era leggermente cambiato.
Lundquist era piccolo e magro, tutto pepe, dai gesti rapidi e scattanti che ricordavano a Franklin i movimenti di un passero. Era un entusiasta, come ormai se ne trovavano pochi, e univa una solida preparazione scientifica a una fantasia quanto mai sbrigliata. E Franklin doveva scoprire presto fino a che punto fosse sbrigliata.
Dapprima ci fu la doverosa visita al laboratorio, e Franklin dovette sorbirsi un'ora di spiegazioni noiosissime sui pi svariati problemi di igiene e cura delle balene. Comunque l tutto era in perfetto ordine, come Franklin gi immaginava.
Poi Lundquist lo pilot fuori del laboratorio e lo condusse verso la piscina grande, dicendo in tono convinto:
Ora vedrete: qui c' qualcosa di molto pi interessante. Siamo ancora in fase sperimentale, s'intende, ma le possibilit sono ottime.
Lo scienziato guard l'orologio, poi borbott tra s: -Mancano due minuti. Di solito a quest'ora la si vede arrivare. Scrut oltre la scogliera, poi annunci soddisfattissimo:
Ah, eccola!
Una lunga montagnola nera stava avanzando verso l'isola, e un attimo dopo Franklin vide il tipico spruzzo di vapore della balena megattera, o "schiena gobba". Quasi subito scorse un secondo spruzzo, pi
piccolo, e cap che stava osservando una femmina col suo piccolo. Senza esitare, i due animali infilarono lo stretto canale che era stato aperto nella scogliera di corallo per dar modo alle piccole imbarcazioni di arrivare fino al laboratorio. Poi si diresse a sinistra, in un ampio bacino che non esisteva durante la precedente visita di Franklin all'isola, e restarono l ad aspettare come due cani bene ammaestrati.
Due tecnici del laboratorio, protetti da lunghi impermeabili, stavano trasportando qualcosa che assomigliava vagamente a un estintore verso il bordo della grande piscina. Lundquist e Franklin si affrettarono a raggiungerli, e subito fu chiaro perch gli impermeabili fossero necessari sebbene la giornata fosse limpida e radiosa. Ogni volta che le balene sfiatavano avveniva una specie di acquazzone in miniatura, e Franklin fu ben lieto di vedersi offrire in prestito una protezione da. quello spruzzo violento e nauseante.
Uno degli scienziati mand un curioso grido stridulo, e subito la balena si rotol su un fianco, esponendo buona parte del ventre piatto fuori dall'acqua. N accenn a protestare quando una grossa coppa di gomma le venne applicata sulla mammella che restava esposta; anzi, si mostr dispostissima a collaborare, perch il misuratore sul serbatoio di raccolta stava indicando un quantitativo davvero sbalorditivo.
Come sapete, spieg Lundquist, le madri espellono il loro latte a pressione, in modo che il balenottero possa succhiare restando immerso senza che gli entri in bocca. Ma quando i piccoli sono molto giovani, la madre si rotola in quel modo perch il figlio possa fare la sua poppata fuori dall'acqua. E questo, naturalmente, ci facilita molto le cose.
L'obbediente balena, senza che le venissero date altre istruzioni, stava rotolandosi sull'altro fianco, per farsi mungere dall'altra parte. Franklin guard il misuratore; segnava quasi venti litri, e continuava a salire. Il balenottero evidentemente non era soddisfatto della cosa, perch faceva continui tentativi di portar via il posto al suo rivale meccanico, e i tecnici si davano da fare per allontanarlo.
Franklin era impressionato ma non sorpreso. Sapeva che erano gi stati fatti tentativi di mungere le balene, ma mai con tanta facilit e rapidit.
Vedete, spieg lo scienziato, certissimo che la dimostrazione avesse prodotto l'effetto desiderato, possiamo ricavare come minimo duecentocinquanta chilogrammi di latte al giorno da una sola balena senza danneggiare la crescita del balenottero. E se impiantassimo un allevamento di balene da latte, come si fa per le mucche, potremmo ottenerne una tonnellata al giorno senza difficolt. Vi sembra molto. Al contrario, direi. Pensate che le mucche di razza possono fornire pi di cinquanta chili di latte al giorno e una balena supera di venti volte abbondanti il peso di una mucca!
Franklin tent subito di arginare il fiume delle statistiche.
D'accordo, non dubito certo dei vostri dati. E non dubito nemmeno che si possa lavorare il latte di balena in modo da eliminare il gusto oleoso... Si, l'ho assaggiato, grazie. Ma come diavolo si fa a radunare tutte le fattrici in un solo branco, trattandosi poi di un branco che ogni anno emigra spostandosi di quindicimila chilometri?
Ah, abbiamo pensato anche a questo. Tutta questione di addestramento. E noi abbiamo imparato molto insegnando a Susan a venire qui obbedendo ai nostri comandi subacquei. Siete mai stato in qualche grosso caseificio, a vedere come le mucche, all'ora della mungitura, entrano ed escono da sole nella mungitrice meccanica, senza che nessuno degli addetti si preoccupi di sorvegliare l'operazione? E credetemi, le balene sono molto pi intelligenti, e quindi si possono addestrare pi presto delle mucche! Ho gi schizzato il disegno di una mungitrice meccanica che pu servire quattro balene alla volta, e che potrebbe accompagnare le balene nella loro migrazione. Tra l'altro, ora che possiamo controllare la produzione del plankton, volendo potremmo anche fermare la migrazione, e tenere le balene ai tropici senza che soffrano la fame.  tutto molto pratico, ve l'assicuro.
Suo malgrado, Franklin fu affascinato dall'idea. Gi vedeva con la fantasia centinaia di balene affluire, docilmente allineate, verso gli impianti di mungitura galleggianti, e fornire una tonnellata ciascuna dell'alimento che poteva essere considerato, senza tema di smentite, il pi ricco della terra. Ma per adesso, era solo un sogno; prima c'erano innumerevoli problemi pratici da affrontare, e forse l'esperimento tentato in laboratorio con un solo animale poteva rivelarsi irrealizzabile in mare, e su vasta scala.
Fatemi avere un rapporto, disse a Lundquist, indicando di cosa abbisognerebbe un... ehm... caseificio baleniero, in fatto di attrezzatura e di personale. Poi fatemi un calcolo di quanto latte potrebbe produrre e di quanto se ne ricaverebbe dopo il processo di raffinatura. In seguito potremo parlarne in modo pi concreto. Al momento  un esperimento interessante, ma non sappiamo se avr applicazioni pratiche.
Lundquist parve leggermente deluso dalla mancanza di entusiasmo di Franklin, ma non tard a ricaricarsi mentre si allontanavano insieme dalla piscina." Se Franklin s'era illuso che un progettino da niente, come quello di impiantare un allevamento di balene da latte, avesse esaurito i poteri di inventiva di Lundquist, si sbagliava di grosso.
L'altra proposta di cui volevo parlarvi, cominci lo scienziato,  ancora alla fase di progetto. So che uno dei nostri problemi pi seri  la scarsit di personale, e ho cercato di studiare il modo di aumentare la nostra efficienza alleggerendo gli uomini dalle incombenze di ordinaria amministrazione.
"Per la verit, continu Lundquist, il mio modo di accostare il problema  piuttosto anticonvenzionale, e siccome siete un ex-Guardiano dovrebbe senza dubbio interessarvi. Dunque, sappiamo che per radunare un numeroso gruppo di balene occorrono due o tre subvedette. Una sola non ce la fa. Per l'operazione viene diretta da un solo Guardiano. I compagni non devono fare altro che produrre i rumori necessari nei punti necessari... cosa che anche una macchina potrebbe fare benissimo.
Se state pensando a dei sottomarini telecomandati, interruppe Franklin, la cosa  gi stata tentata, e non va. Un Guardiano non pu comandare due scafi alla volta, e ancor meno tre.
S, conosco benissimo quell'esperimento, replic Lundquist. Avrebbe potuto anche riuscire se fosse stato affrontato nel modo esatto. Ma lasciamo andare. La mia idea  molto pi rivoluzionaria. Dite un po'... non vi dice niente il termine "cane da pastore"?
Franklin aggrott la fronte. Credo di si. Non erano quei cani che gli antichi pastori di pecore usavano per proteggere i loro greggi?
Non sono cose tanto antiche, direi. E la parola "proteggere" non spiega niente. Ho visto dei documenti sui cani da pastore in azione, e bisogna vedere per credere. Quei cani erano cos intelligenti e bene addestrati che potevano far fare al gregge tutto quello che il pastore voleva. In ogni modo, avete capito dove voglio arrivare? Abbiamo addestrato cani per secoli, quindi quelle prestazioni ci sembrano una cosa normalissima. Bene, io vi propongo di ripetere l'esperimento in mare. Sappiamo che buona parte dei mammiferi marini, le foche e le focene, per esempio, sono intelligenti almeno quanto i cani, eppure, salvo nei circhi o nei posti come Marinelandia,non si fa nessun tentativo di addestrarle. Venite a vedere quei film sui cani da...
Un momento, obiett Franklin, leggermente stordito. Mettiamo prima in chiaro una cosa. State proponendo che ogni Guardiano abbia un paio di... levrieri che lavorano con lui, quando deve radunare una scuola di balene?
Per certe operazioni, s. Certo, la tecnica avrebbe dei limiti; nessun animale marino ha la velocit di spostamento di un sommergibile. Ma io ho fatto degli studi, e penso che questi levrieri, come li chiamate voi, raddoppierebbero l'efficacia dei nostri Guardiani...
D'accordo, lo interruppe Franklin. Ma come volete che le balene tengano conto degli ordini di una foca? La ignorerebbero completamente!
Ah, ma io non vi suggerivo certo di impiegare le foche. Quelle servivano solo come esempio. Dobbiamo usare animali di notevole mole, che siano intelligenti quanto le foche e in grado di tenere le balene in soggezione. C' un solo animale che risponde a questi requisiti, e se voi me ne date l'autorit, vorrei appunto catturarne uno e addestrarlo.
Continuate, sospir Franklin, con tanta rassegnazione che perfino Lundquist, sebbene dotato di poco senso dell'umorismo, dovette sorridere.
La mia idea, dichiar lo scienziato, sarebbe di catturare un paio di orche e addestrarle in modo che collaborino con uno dei nostri Guardiani.
Franklin, esterrefatto, ripens a quelle torpedini lunghe nove o dieci metri di pura forza bruta, che aveva tanto spesso inseguito e sterminato nei mari ghiacciati del polo. Era difficile raffigurarsi uno di quei feroci bestioni domato e asservito al volere dell'uomo; ma poi ripens all'abisso che esisteva tra il lupo e il cane lupo, e come quell'abisso fosse stato colmato nei secoli scorsi. Si, si poteva tentare, sempre che ne valesse la pena.
"Quando sei in dubbio, presenta un rapporto" gli aveva detto una volta uno dei suoi superiori. Bene, ne avrebbe presentati almeno due al ritorno dall'isola di Heron, e sicuramente di scalpore ne avrebbe sollevato parecchio! Ma i progetti di Lundquist, per quanto affascinanti, appartenevano al futuro; Franklin doveva dirigere l'attivit dell'Ufficio Balene fin d'adesso, e doveva prima di tutto imparare a cavarsela, e poi pensare alle innovazioni.
Osserv l'isola rimpicciolire in distanza mentre l'aereo lo riportava verso casa. Erano passati quasi quindici anni da quando aveva fatto per la prima volta quel tragitto in compagnia del povero Don. Come sarebbe stato contento se avesse potuto vedere il risultato ultimo delle sue accurate lezioni di allora! E anche il professor Stevens, se fosse stato ancora in vita. Con una punta di rimorso, Franklin si disse che non aveva mai ringraziato come doveva lo psichiatra per quello che aveva fatto per lui.
Quindici anni soltanto, per passare da allievo nevrotico a direttore dell'Ufficio Balene: non poteva certo lamentarsi. "E adesso, Walter?" si domand.
Non sentiva il bisogno di ulteriori avanzamenti; forse le sue ambizioni erano ormai soddisfatte. Si sarebbe accontentato di pilotare l'Ufficio Balene nelle acque calme di un placido futuro, privo di grandi eventi.
Per sua fortuna, ignorava in quel momento quanto doveva rivelarsi vana quella speranza.
...
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...
Capitolo 18.
...
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...
Il fotografo aveva terminato, ma l'altro giovanotto che da due giorni era diventato l'ombra di Franklin pareva disporre di Un numero ancora illimitato di blocchi d'appunti e di domande da rivolgere. Valeva proprio la pena di subire quella tortura, solo per vedere la propria faccia esposta nelle edicole di tutto il mondo?
Franklin ne dubitava, ma l'Ufficio Relazioni Pubbliche della Divisione Marina aveva decretato cos, e il povero neodirettore doveva rassegnarsi alle noie della popolarit.
Moltissima gente, signor Franklin, disse l'inviato dell'"Earth Magazine", m'ha parlato del vostro interesse per il cosiddetto Grande Serpente Marino, e della missione in cui lasci la vita il Guardiano di Prima Classe Burley. Ci saranno nuovi sviluppi in questo campo?
Franklin sospir; sapeva che quella domanda sarebbe venuta a galla prima o poi, e sperava solo che l'articolo non desse troppo rilievo alla cosa.
Non saprei, rispose. -Ho tenuto aggiornato il mio materiale, ma da otto anni non mi  stato pi possibile pensare a riprendere le ricerche. Ormai la cosa dipende dal Dipartimento Ricerche Scientifiche, non da noi. L'Ufficio Balene ha altro di cui occuparsi.
Ma in cuor suo Franklin pensava che l'occasione era forse svanita per sempre. Forse nella vita di ognuno doveva esserci un sogno inutilmente accarezzato, una questione rimasta in sospeso capace di annullare tanti altri successi.
C' ancora una domanda che vorrei farvi. Cosa potete dirci sul futuro dell'Ente Balene? Avete qualche piano a lunga scadenza, qualche progetto ambizioso di cui vorreste parlarci?
Era un'altra domanda trabocchetto. Franklin sapeva per esperienza che gli uomini in vista dovevano collaborare con la stampa, ma alcuni progetti in cantiere erano fin troppo lungimiranti, tanto che lui aveva fatto in modo di allontanare Lundquist quando il giornalista aveva voluto recarsi di persona all'isola di Heron. L'inviato dell'"Earth" non sapeva niente delle due giovani orche che venivano mantenute a caro prezzo, in un recinto a occidente dell'isola.
Be', ormai conoscerete le nostre statistiche meglio di me, caro Bob, rispose, guardingo. Nei prossimi anni speriamo di aumentare il numero dei capi di bestiame del dieci per cento. Se l'esperimento della mungitura riuscir, diminuiremo il numero dei capidogli e ci concentreremo sull'allevamento delle megattere. Al momento forniamo il dodici e mezzo per cento del fabbisogno alimentare mondiale. Spero, mentre sono in carica, di arrivare al quindici.
Perch tutti possano avere la loro bistecca di balena almeno una volta alla settimana?
Se cos preferite. Ma la gente, senza saperlo, mangia balena tutti i giorni, ogni volta che fa soffriggere qualcosa o che spalma un po' di margarina sul pane. Nessuno si rende conto di quanto produciamo, perch i nostri prodotti vengono quasi sempre trasformati in qualcos'altro.
Il nostro giornale vi render giustizia; quando apparir l'articolo, ci sar una documentazione del quantitativo medio di generi vari che si consumano in una famiglia nel giro di una settimana. Per ogni genere un quadrante d'orologio mostrer qual  la percentuale di balena che contiene. Il tre e dieci, il quattro e venticinque, eccetera, eccetera.
Benissimo. A proposito, quando uscir l'articolo?
Se non si verifica qualche fatto nuovo, fra quattro settimane. Prima riceverete le bozze, naturalmente... penso verso la fine della settimana prossima.
Franklin accompagn il giornalista alla porta, quasi spiacente di separarsi da quel giovanotto che, se aveva il vizio di fare domande trabocchetto, sapeva per vita, morte e miracoli degli uomini pi in vista del pianeta. "E tra poco" pens Franklin, "di quel gruppo far parte anch'io". Infatti, almeno cento milioni di lettori seguivano regolarmente la serie di articoli intitolata: "Uomini della Terra".
Il servizio giornalistico apparve, come promesso, quattro settimane dopo. Era accurato, scritto bene, e corredato di eccellenti fotografie. Franklin ne rimase entusiasta e cos tutti gli altri dell'Ufficio Balene, della Divisione Marina e della stessa Organizzazione Mondiale per gli Approvvigionamenti. Nessuno avrebbe mai sospettato che nel giro di poche settimane quell'articolo avrebbe trascinato l'Ufficio Balene nella maggiore crisi che avesse mai attraversato.
L'Ufficio, o Ente Balene era un'organizzazione che aveva impiegato mezzo secolo a formarsi, e che adesso dava lavoro a ventimila persone e possedeva attrezzature valutate a oltre due bilioni di dollari. Era una componente tipica dello stato mondiale scientifico, con tutto il potere e il prestigio che tale posizione comportava.
E adesso rischiava di venire scossa dalle fondamenta per le miti parole di un uomo vissuto mezzo migliaio di anni prima della nascita di Cristo.
Franklin era a Londra quando si ebbe il primo sentore di guai, e con sua grande meraviglia si vide convocare d'urgenza dal segretario generale dell'Organizzazione. Approvvigionamenti, con preghiera di piantare tutti i suoi impegni e di precipitarsi col primo supergetto nientemeno che a Ceylon, in una cittadina mai sentita nominare e dal nome impronunciabile.
Allora!, disse Franklin al rappresentante dell'O.M.A. venuto ad incontrarlo all'aeroporto con un piccolo seguito di funzionari. Ditemi subito di che si tratta. Che succede di tanto grave da farmi correre fin qua per andare ad Anna... come diavolo si chiama quel posto?
Anuradhapura. Non ve l'ha detto il segretario?
L'ho visto per cinque minuti all'aeroporto di Londra. Quindi, cominciate pure a raccontare dal principio.
Be',  una faccenda che maturava da anni. Avevamo avvertito il Comando, ma non ci hanno mai presi sul serio. Ora la vostra intervista pubblicata sull' "Earth" ha fatto venire i nodi al pettine; il Mahanayake Thero di Anuradhapura,  l'uomo pi influente dell'Est, e sentirete parlare ancora molto di lui, ha letto l'articolo e subito ci ha pregati di procurargli un invito per una visita all'Ente Balene. Non possiamo. rifiutare, naturalmente, ma sappiamo benissimo a che cosa mira. Arriver portandosi dietro uno stuolo di operatori cinematografici e di telecronisti, e raccoglier abbastanza materiale per lanciare una campagna di fondo contro l'Ente Balene. Poi, quando avr influenzato ben bene l'opinione pubblica, chieder un referendum. E se il referendum sar contro di noi, posso garantirvi che passeremo seri guai.
Ora Franklin cominciava a vederci chiaro. Per un attimo, quasi si irrit di essere stato scaraventato dall'altra parte dell'emisfero, con quel caldo, per occuparsi di una minaccia cos assurda. Ma poi si rese conto che quelli che l'avevano mandato l non dovevano considerarla poi tanto assurda; probabilmente conoscevano, meglio di come le conosceva lui, le forze che quella campagna avrebbe scatenato.
Con l'immenso sviluppo dell'Asia, la religione buddista aveva fatto innumerevoli proseliti, scardinando altre fedi come la Ind, la Maomettana e via dicendo. Essendo inoltre una filosofia, pi che una religione, trovava credito anche presso le menti pi disincantate dalla fredda logica del progresso tecnico e scientifico, e per la sua natura fondamentalmente mite e pacifista viveva in buona armonia con le Chiese dell'Occidente.
Uno dei fondamenti del Buddismo, Franklin lo sapeva abbastanza bene, era il rispetto per le altre creature viventi. A questa legge, ben pochi buddisti obbedivano alla lettera, trincerandosi dietro la scusa che non ci fosse niente di male a mangiare un animale gi ucciso da altri. Negli ultimi anni, per, si era tentato di rendere pi rigorosa quella regola, e ne erano seguiti interminabili dibattiti tra vegetariani e mangiatori di carne, dibattiti che avevano appassionato l'opinione pubblica di larga parte della popolazione mondiale. Ma che quelle discussioni potessero avere un qualche effetto pratico sul lavoro dell'Organizzazione Mondiale Approvvigionamenti, era un'idea che non era passata neppure per l'anticamera del cervello di Franklin.
Dite un po', chiese, rivolto al rappresentante dell'O.M.A. mentre un piccolo aereo li trasportava ad Anuradhapura, che specie d'uomo  questo Thero dal quale mi portate?
Thero  il titolo. Corrisponderebbe ad arcivescovo, tanto per darvi un'idea. Il suo vero nome  Alexander Boyce, ed  nato in Scozia sessant'anni fa.
In Scozia?
Gi...  stato il primo occidentale che sia riuscito a penetrare nelle alte gerarchie del Buddismo.
E com' capitato a Ceylon?
Ci crediate o no, arriv come aspirante regista al seguito di una troupe cinematografica. Allora aveva circa vent'anni. Raccontano che sia andato a fotografare la statua del Budda Morente nel tempio di Dambulla, e che si sia convertito. Dopo di che impieg vent'anni ad arrivare in cima, ed  lui il responsabile di molte riforme che si sono avute da allora.
E adesso sta cercando di conquistare nuovi orizzonti?
Mah! A sentire lui, non vuole avere niente a che fare con la politica, per gli  bastato alzare un dito per rovesciare un paio di governi, e nell'Est praticamente pendono tutti dalle sue labbra. I suoi programmi "La voce di Budda" sono ascoltati da parecchie centinaia di milioni di persone, e si calcola che abbia almeno un bilione di simpatizzanti perfino tra la gente che la pensa diversamente da lui. Perci capite perch prendiamo la cosa tanto sul tragico.
Ora, Franklin ricordava che il Venerabile Alexander Boyce era stato l'argomento di un importantissimo servizio dell'"Earth Magazine", circa tre anni prima. Dunque, lui e il Thero avevano qualcosa in comune. Ora si pentiva di non aver letto l'articolo, a suo tempo. Non ricordava nemmeno la grande fotografia apparsa in copertina.
 un ometto dall'aria tranquilla, gli spieg l'altro. Vi sembrer cordialissimo e disposto a mostrarsi ragionevole, ma quando prende una decisione non lo ferma pi nessuno; avanza come un rompighiaccio, triturando ogni opposizione. Non  un fanatico, intendiamoci. Non gli va che si mangi carne, ma si rende conto che non tutti possono essere vegetariani. Infatti con noi  venuto a un compromesso, e cio: costruissimo pure il nuovo mattatoio, ma non in una delle due citt sacre, come intendevamo fare in origine.
E perch tutt'a un tratto s'interessa tanto delle balene?
Mah, forse avr deciso di mettere un punto fermo, una volta tanto. Del resto, non avete l'impressione che le balene appartengano a una classe diversa rispetto agli altri animali?
Franklin non rispose; da oltre vent'anni era tormentato anche lui da quell'interrogativo, e la vista degli edifici di Anuradhapura, con i suoi contrasti di antico e di modernissimo, lo esoner a tempo dalla necessit di esprimere la sua opinione.
Il tempo necessario a raggiungere la sede locale dell'O.M.A. conferire col soprintendente, rispondere con alcune frasi banali a un cronista che aveva saputo della sua presenza, e consumare un pranzetto tranquillo, bast a ridare a Franklin la certezza che sarebbe riuscito a cavarsela ottimamente. In fondo si trattava di un semplice problema di relazioni pubbliche; appena tre settimane prima ce n'era stato un altro simile, quando un articolo sensazionale e inesatto sui metodi di macellazione delle balene aveva attirato sul capo dell'Ente le ire di una dozzina di Societ per la Protezione Animali.
Si sent molto meno sicuro di s quando, qualche ora pi tardi, si ferm per contemplare l'accecante dorata spirale dell'imponente tempio a cupola, la cui costruzione, sapientemente restaurata, risaliva a circa ventidue secoli prima. Il cortile pavimentato del tempio era circondato da una fila di elefanti di pietra in grandezza naturale, che formavano una muraglia lunga pi di quattrocento metri. Arte e fede si erano unite per formare quel capolavoro mondiale di architettura, e il senso dell'antichit era stupefacente. Le grandi lastre del cortile scottavano sotto il sole infuocato, e Franklin ringrazi il cielo per aver tenuto le calze quando aveva lasciato le scarpe al cancello. Alla base della cupola, che si levava come una montagna splendente verso il cielo terso, sorgeva un edificio moderno in plastica bianca, a un solo piano.
Un monaco in veste color zafferano condusse Franklin nel comodo e lindo studiolo del Thero. Avrebbe potuto essere l'ufficio di un amministratore qualsiasi. Franklin, che si era sentito un estraneo fin da quando aveva varcato i cancelli del tempio, torn a suo agio.
Il Maha Thero si alz per salutarlo. Arrivava si e no alle spalle di Franklin. Al vederlo, Franklin non rest per nulla impressionato. Ma poi ripens a tutti gli uomini bassi di statura che avevano fatto tremare il mondo.
Dopo quarant'anni, il Maha Thero non aveva perso il suo accento scozzese. Dapprima poteva sembrare assurdo e quasi comico, in quei paesi, ma dopo qualche minuto Franklin non ci fece pi caso.
Siete stato molto gentile a intraprendere questo lungo viaggio per venire da me, signor Franklin, disse il Thero, con una cordiale stretta di mano. Confesso che non mi aspettavo di vedere accontentata cos presto la mia richiesta. Non vi  stato di troppo incomodo, spero.
No, replic Franklin. -Al contrario, aggiunse con calore
questa visita  un'esperienza nuova, e vi sono grato d'avermene procurata l'occasione.
Ottimamente!, esclam il Thero. Sembrava compiaciuto. Lo stesso penso io a proposito del viaggio alla vostra base nella Georgia del sud, sebbene non mi faccia molte illusioni sulle condizioni atmosferiche.
Franklin ricord le istruzioni ricevute: "Tenetegli testa se vi  possibile, ma senza dargli l'impressione di contraddirlo". Bene, ecco un'occasione.
Ecco un punto che volevo discutere con voi, rispose. -Nella Georgia del sud adesso  pieno inverno, e la base  praticamente chiusa fino a primavera inoltrata. Ricomincer a funzionare tra cinque mesi al minimo.
Sciocco che sono... avrei dovuto ricordarlo. Ma vedete, ho sempre desiderato andare all'Antartico e non m' mai riuscito. Forse era il segreto desiderio di realizzare quel progetto che m'ha tratto in errore. Cosa mi suggerite, allora, la Groenlandia o l'Islanda? Noi non vorremmo procurarvi alcun disturbo.
Fu quell'ultima frase a sconfiggere Franklin prima ancora che lo scontro avesse inizio. In quel momento, Franklin cap che aveva a che fare con un avversario che non era possibile ingannare n indurre a deflettere dalle sue decisioni. Non gli restava che far buon viso a cattivo gioco, temporeggiare, e sperare per il meglio.
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Capitolo 19.
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Le balene che attraverso i canali di misurazione e di peso erano state giudicate pronte per la macellazione, continuavano a nuotare fiduciose, fino a sfociare in una vasta laguna. Le altre, venivano fatte deviare e respinte verso il mare aperto.
Certe operazioni non potevano essere affidate completamente alle macchine; alcuni ispettori sorvegliavano in laguna che non venissero commessi errori, controllavano le condizioni degli animali e prendevano nota del numero di riconoscimento via via che le bestie condannate lasciavano la laguna per la loro ultima breve nuotata fino al recinto del mattatoio.
Sta arrivando la B.52111 -disse Franklin al Thero, mentre si trattenevano insieme nella camera di osservazione.  una femmina di ventun metri, che ha gi avuto cinque balenotteri, e ha passato da un pezzo l'et della riproduzione. Sapeva che, alle sue spalle, le cineprese stavano silenziosamente riprendendo la scena. Gli operatori dai lucidi crani color avorio e dalle vesti color zafferano le maneggiavano con un'abilit che aveva sconcertato Franklin, finch non aveva scoperto che erano stati tutti addestrati a Hollywood.
La balena non si accorgeva di niente; probabilmente non sentiva neppure il tocco lieve delle flessibili dita di rame che le sfioravano il dorso. Un attimo prima stava nuotando tranquillamente lungo il bacino del mattatoio; l'istante dopo era solo una carcassa inanimata, che continuava a spostarsi in avanti spinta dalla forza d'inerzia. La corrente a cinquantamila ampre che trapassava il cuore come una lama di luce non concedeva nemmeno il tempo per una convulsione finale.
Alla fine del recinto, l'enorme nastro convogliatore afferrava di peso l'immenso corpo e lo trascinava su per uno scivolo, fino a che era completamente fuori dall'acqua. Poi cominciava a trasportarlo lentamente in avanti lungo una serie infinita di rulli rotanti che si stendevano quasi a perdita d'occhio.
Questo  il nastro trasportatore pi lungo che esista al mondo, spieg Franklin con comprensibile orgoglio. Pu trasportare fino a dieci balene alla volta, pari a circa mille tonnellate. Nonostante che comporti spese considerevoli, sistemiamo sempre gli impianti di macellazione a ottocento metri almeno dai mattatoi, perch non ci sia pericolo che le balene si spaventino nel sentire l'odore del sangue. Ammetterete, spero, che non Solo l'uccisione  istantanea, ma che l'animale non mostra nessun segno di allarme fino alla fine.
Verissimo, riconobbe il Thero. Infatti sembra molto umano come metodo. D'altra parte, se le balene si spaventassero per voi sarebbe un bel problema riuscire a domarle, vero? Mi stavo domandando se vi prendereste altrettanta briga solo per un riguardo verso la loro sensibilit.
Era una domanda scaltra, come tutte le domande del Thero, e ancora una volta Franklin non seppe bene che cosa rispondere.
Immagino, disse lentamente, che tutto dipenderebbe dalla possibilit di trovare o meno i fondi. La decisione, in ultima analisi, toccherebbe all'Assemblea Mondiale. Le commissioni del bilancio dovrebbero stabilire fino a che punto potremmo concederci di essere caritatevoli. Del resto,  solo una questione teorica.
Certo, per ce ne sono altre meno teoriche, replic il Venerabile Thero, fissando pensoso le ottanta tonnellate di carne e ossa che sparivano in lontananza. Vogliamo tornare alla macchina? Desidererei vedere che cosa succede dall'altra parte.
"E io" pens Franklin "sono proprio curioso di vedere che effetto far a te e ai tuoi colleghi". I visitatori che assistevano alle fasi della macellazione uscivano dai cameroni pallidi e tremanti, e a pi d'uno capitava di svenire.
Il tanfo li colp quando ancora si trovavano a un centinaio di metri dal luogo. Con la coda dell'occhio, Franklin not che il giovane monaco addetto alla registrazione dei rumori cominciava gi a mostrare segni di disagio, ma il Maha Thero pareva pi vispo che mai. Altrettanto calmo e indifferente si mostrava cinque minuti dopo, mentre contemplava il puzzolente inferno in cui le gigantesche carcasse venivano  smantellate in montagne di carne, di fanoni e di budella.
Pensate, osserv Franklin, fino a duecento anni fa questo lavoro veniva fatto da uomini, che spesso lavoravano sul ponte beccheggiante di una nave, col mare in burrasca. Non  bello da osservare nemmeno adesso, ma vi figurate cosa doveva essere trovarsi l, con un enorme coltellaccio, a smembrare quella montagna di carne?
Potrei figurarmelo, rispose il Thero, ma preferisco non farlo. Si rivolse ai suoi operatori e diede alcune istruzioni, poi si rimise a osservare mentre una nuova balena arrivava lungo il nastro trasportatore.
Il gigantesco corpo era gi stato passato al vaglio dalle cellule fotoelettriche, e le sue dimensioni erano state immesse nel calcolatore che controllava le operazioni. Pur conoscendo il procedimento, si restava sbalorditi nell'osservare la precisione con la quale coltelli e seghe si spostavano in fuori sui loro bracci estensibili, eseguivano un tracciato di incisioni accuratamente calcolato, poi si ritraevano. Subito dopo enormi pinze afferravano la coltre di grasso di trenta centimetri di spessore e la strappavano con la facilit con cui un uomo sbuccia una banana, lasciando che la carcassa nuda e sanguinante scorresse via lungo il nastro fino al primo settore di smembramento.
La balena viaggiava a passo d'uomo, e si disintegrava sotto gli occhi degli spettatori che l'accompagnavano in tutte le fasi del percorso. Lastroni di carne grossi come elefanti venivano smantellati e sparivano gi per gli scivoli laterali; seghe circolari smontavano l'intelaiatura dello scheletro, in una nuvola di polvere d'ossa; le attorcigliate sacche degli intestini, ancora ripiene di una buona tonnellata di plankton e di pesciolini dopo l'ultimo pasto della balena, venivano trascinate via in un unico mucchio nauseabondo.
In meno di dieci minuti tutto era fatto. Nemmeno le ossa venivano sprecate; al termine del nastro, lo scheletro disarticolato precipitava in un apposito locale dove poi veniva trasformato in fertilizzante.
Questa  la fine del procedimento, disse Franklin -ma per quanto riguarda il processo di lavorazione  soltanto l'inizio. L'olio dev'essere estratto dalla pelle; la carne dev'essere tagliata in porzioni pi maneggevoli e quindi sterilizzata, e circa il dieci per cento degli altri prodotti base dev'essere separato e imbarcato per la spedizione. Sar lieto di mostrarvi tutte le fasi di lavorazione che possono interessarvi. Nessuno sar macabro come quello che abbiamo visto ora, s'intende.
Il Thero riflett in silenzio, studiando gli appunti che aveva preso. Poi guard in direzione della nuova balena che avanzava lungo il nastro sanguinolento.
C' una sequenza che forse non  riuscita bene, disse, con improvvisa decisione. Se non vi dispiace, vorrei tornare indietro e ricominciare da capo.
Franklin afferr in tempo il registratore che il giovane monaco s'era lasciato sfuggire di mano. Coraggio, figliolo, disse con voce rassicurante, la prima volta  sempre la pi terribile. Quando sarete qui da qualche giorno . vi meraviglierete di sentire che i nuovi arrivati si lamentano del tanfo.
Pareva incredibile, ma il personale addetto alla macellazione gli aveva assicurato che era verissimo. Franklin si augurava solo che il Venerabile Thero non fosse cos pignolo da voler constatare se era vero.
E adesso, disse Franklin allo scozzese, mentre l'aereo si sollevava oltre le cime coperte di neve e iniziava il suo viaggio di ritorno verso Londra e poi Ceylon, vi dispiace se vi domando in che modo intendete usare il materiale raccolto?
Durante i due giorni trascorsi insieme, tra il santone e l'amministratore si era stabilita una specie di cordiale e reciproca simpatia che Franklin trovava tanto sorprendente quanto piacevole.
Non ho niente da nascondere, rispose il Thero, e del resto l'inganno  contrario agli insegnamenti di Budda. La nostra posizione  semplicissima. Noi pensiamo che tutte le creature abbiano diritto di vivere. Da ci consegue che quello che voi fate  ingiusto. Di conseguenza noi vorremmo impedirvelo. Capisco quello che pensate, continu, prevedendo le obiezioni dell'altro. -Siamo perfettamente consapevoli dei problemi connessi, e ci rendiamo conto che  necessario procedere con molta calma. Ma da qualche punto bisogna pure cominciare, e l'Ente Balene ci ha offerto la testimonianza pi drammatica per poter presentare il nostro caso.
Grazie tante, replic secco Franklin. Vi sembra giusto? Quello che avete visto da noi avviene in tutti i mattatoi del globo, per le mucche, i maiali, le pecore e via dicendo. Il fatto che la nostra scala di operazione sia pi vistosa non cambia niente.
Sono d'accordo. Ma noi siamo uomini pratici, non fanatici. Ci rendiamo conto che  necessario trovare altre fonti di cibo prima che la fornitura di carni possa venire interrotta.
Franklin scosse vigorosamente la testa.
Spiacente, ma se anche poteste risolvere il problema degli approvvigionamenti, non potreste mai trasformare l'intera popolazione da carnivora in vegetariana, a meno che non vogliate incoraggiare l'emigrazione su Marte e su Venere. Per conto mio mi sparerei se sapessi di non poter assaggiare mai pi una bella costata o una bistecca ai ferri. Perci i vostri piani sono destinati a fallire per due motivi: il problema dei quantitativi di produzione e quello della psicologia umana.
Il Thero parve addolorato. Ma, caro direttore, credete davvero che avremmo trascurato una cosa cos evidente?
Prima di spiegarvi quale rimedio proponiamo, per, vorrei parlarvi di qualcos'altro. Vedete, c' una prova molto semplice, che divide l'umanit in due classi. Se un uomo camminando lungo una strada vede un insetto proprio nel punto dove dovrebbe posare il piede, pu fare due cose: schiacciarlo o evitarlo. Voi cosa fareste, signor Franklin?
Dipende: se fosse velenoso lo schiaccerei, altrimenti lo lascerei stare. Lo stesso, penso, farebbe ogni persona ragionevole.
Allora noi non siamo ragionevoli, perch pensiamo che sia giustificato uccidere solo per salvare la vita di un essere pi nobile. Ma torniamo al punto che volevo illustrarvi, perch mi pare che abbiamo perso il filo.
"Cento anni fa, un poeta irlandese che si chiamava Lord Dunsany scrisse un lavoro teatrale nel quale un uomo sogna di essere trasportato fuori del sistema solare per apparire di fronte a un tribunale di animali. Se non ne trover almeno due disposti a parlare in suo favore, l'umanit sar condannata. Solo il cane si fa avanti per fargli festa; tutti gli altri sono d'accordo nell'affermare che loro sarebbero stati meglio. se l'uomo non fosse mai esistito. La sentenza di distruzione sta per essere pronunciata quando arriva un altro difensore e l'umanit  salva. L'unica creatura che trova una ragione d'essere dell'uomo ... la zanzara.
"Ora, voi mi direte che si tratta di una divertente farsa. Ma i poeti a volte dicono verit che nemmeno loro stessi conoscono. Tempo un secolo, caro Franklin, e anche noi usciremo dal sistema solare. Prima o poi incontreremo forme di vita anche pi intelligenti della nostra, sia pure in specie completamente diverse. E quando verr quel momento, il trattamento che l'uomo ricever dalle razze superiori alla sua potrebbe anche dipendere "dal modo come lui avr trattato le altre creature del suo stesso mondo".
Quelle parole vennero dette con tanta semplicit, eppure con tanta convinzione, che Franklin prov una strana sensazione di gelo nel cuore. Per la prima volta sent che nelle convinzioni dell'altro poteva esserci qualcosa di pi del puro umanitarismo.
La vostra teoria regge, ammise, ma che ci piaccia o no, noi dobbiamo accettare la realt della vita. E se l'umanit dovr scegliere tra il cibo e l'etica, so gi chi avr la vittoria.
Ma qui  il punto, mio caro Franklin, replic il Thero con un sorriso misterioso.
Non si tratta pi di una scelta. Nella storia del mondo, la nostra  la prima generazione che pu interrompere il ciclo, e mangiare ci che le piacer, senza versare il sangue di creature innocenti. E vi sono sinceramente grato perch siete stato proprio voi a mostrarmi la via.
Io!, esclam Franklin.
Proprio voi, disse il Thero, senza smettere di sorridere. E adesso, se volete scusarmi, vorrei riposare un po'.
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Capitolo 20.
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E cos, brontol Franklin, questa sarebbe la mia ricompensa dopo vent'anni spesi al servizio dell'umanit. Essere considerato, perfino dalla mia famiglia, una specie di macellaio sanguinario.
Ma  tutto vero quello che abbiamo visto, no? osserv Anne, indicando lo schermo del televisore, che un attimo prima trasmetteva ancora immagini di crudo realismo ispirate alla macellazione delle balene.
Certo che  vero. Ma si tratta anche di sapientissima propaganda. Potrei mettere assieme un programma altrettanto efficace per sostenere le "nostre" ragioni.
Ne sei sicuro? domand
Indra. La Divisione Marina ti autorizzerebbe certo, ma chiss se ti riuscirebbe tanto facile.
Franklin sbuff, indignato.
Ma andiamo, quelle statistiche sono tutte sballate! La stessa idea di trasformare tutti i nostri branchi di balene da macello in balene da latte  un'assurdit. Se anche dedicassimo tutte le nostre energie alla produzione del latte di balena, non riusciremmo a compensare nemmeno un quarto delle perdite di grassi e proteine causate dalla chiusura degli attuali impianti di lavorazione.
Ma via, Walter, osserv, calma, Indra, non c' bisogno di farsi scoppiare un'arteria. Io lo so, quello che ti manda in bestia  la proposta che le coltivazioni di plankton dovrebbero essere estese per compensare il deficit.
D'accordo. Mi appello a te che sei biologa.  pratico, secondo te, trasformare quel pastone in filetti e costate di carne?
In ogni modo  possibile. E mi sembra una buona idea, visto che il cuoco del Waldorf ha assaggiato sia il prodotto genuino sia quello sintetico senza riuscire a distinguerli l'uno dall'altro. Certo, per te non sar divertente: i coltivatori passeranno In blocco dalla parte del Thero, e l'intera
Divisione. Marina si trover divisa in due partiti.
E magari lui aveva tutto previsto e calcolato, sospir Franklin, ammirato suo malgrado. Quel diavolo d'uomo sa tutto,  informatissimo. Quando mai ho parlato delle possibilit della produzione del latte, durante i nostri colloqui! Sono sicurissimo che tutto  cominciato da li.
Proprio di questo volevo parlare. Dove si  procurato le cifre sulle quali basa le sue statistiche? Per quanto ne so io, non sono mai state pubblicate da nessuna parte.
Hai ragione. Avrei dovuto pensarci subito. Domani mattina, per prima cosa, vado a Heron a far due chiacchiere con quel caro dottor Lundquist.
Mi porti, pap? domand Anne.
Stavolta no, signorina. Non voglio che una mia figlia innocente senta quello che mi uscir dalla bocca.
Il dottor Lundquist  fuori in laguna, direttore, disse il primo assistente di laboratorio. Non c' modo di avvertirlo, dobbiamo per forza aspettare che rientri.
Ah,  l? Benissimo, allora vado io da lui.
Non ve lo consiglio, direttore. Attila e Gengis Kan non fanno buona accoglienza agli sconosciuti.
Gran Dio... sta nuotando insieme a loro!
Oh, si. Gli sono molto affezionati, e vanno d'accordo anche con i guardiani. Ma se vedessero un estraneo potrebbero divorarselo in un boccone.
Franklin aspett un poco, poi telefon per chiedere un motoscafo che lo accompagnasse fino alla scogliera. Poco dopo arrivava al recinto, e per la prima volta vedeva da vicino i famosi Attila e Gengis Kan.
Le due orche misuravano circa nove metri, e all'avvicinarsi del motoscafo balzarono entrambe fuori dell'acqua e fissarono Franklin con i loro occhi intelligenti. Poi si rituffarono, apparentemente soddisfatte dell'esame. Fu allora che Franklin vide Lundquist. Lavorava a circa dieci metri di profondit su una torpedine carica di strumenti diversi. Probabilmente l'improvvisa agitazione delle orche aveva disturbato lo scienziato nel bel mezzo di una lezione. Lundquist emerse dall'acqua e galleggi verso lo scafo. Appena riconobbe il visitatore spinse all'indietro la maschera.
Buon giorno, signor Franklin. Non vi aspettavo quest'oggi. Che ve ne pare dei miei allievi?
Molto imponenti. Come si comportano? Fanno progressi?
Senza dubbio, anzi sono molto svegli. Anche pi intelligenti delle focene, e soprattutto? molto affettuosi. Ormai posso insegnar loro qualunque cosa. Se volessi commettere un omicidio perfetto, basterebbe che dicessi a Gengis Kan e ad Attila che siete una foca su un blocco di ghiaccio galleggiante, e loro rovescerebbero la barca in due secondi.
In questo caso, preferisco continuare la conversazione a terra. Avete finito il vostro lavoro qui?
Non  mai finito, ma non importa. Torner con la torpedine,  inutile caricare tutta questa roba sulla barca.
Franklin era molto pensoso durante il ritorno a terra. Conosceva Lundquist da anni, ma gli pareva d'averlo visto, quel giorno per la prima volta. Che fosse un originale, un mezzo genio, anzi, non ne aveva mai dubitato, ma ora aveva scoperto che lo scienziato possedeva anche un coraggio e uno spirito d'iniziativa non comuni. "In ogni modo" concluse Franklin tra s "queste belle doti non lo salveranno di certo se le sue risposte a certe domande che gli far non saranno pienamente soddisfacenti."
Rivestito con i panni di tutti i giorni, e visto nell'ambiente familiare del laboratorio, Lundquist era di nuovo l'uomo che Franklin conosceva.
Allora, immagino che avrete visto tutta quella propaganda televisiva contro di noi, gli domand il direttore.
Certo. Ma vi  sembrata proprio contro di noi?
Per lo meno contro la nostra attivit principale. Comunque, non  di questo che voglio discutere. Piuttosto ditemi: avete avuto contatti col Maha Thero?
S, certo. Si  messo in contatto con me subito dopo che la vostra intervista  comparsa sull'"Earth Magazine".
E gli avete passato delle informazioni confidenziali?
Lundquist parve sinceramente addolorato per il sospetto.
Mi meraviglio, signor Franklin!, esclam. L'unica informazione che gli ho dato  stata la copia del mio articolo sulla produzione del latte di balena, che apparir sulla Rivista Cetologica del mese prossimo. Voi stesso ne avevate approvato la pubblicazione.
L'accusa che Franklin stava per formulare and in frantumi, e lui si sent improvvisamente mortificato e colpevole nei riguardi dell'altro.
Mi dispiace, John. Ritiro quello che ho detto. Tutta questa storia mi ha sconvolto, e vorrei appurare i fatti prima che il consiglio d'amministrazione mi scarichi addosso i suoi fulmini. Ma non vi sembra che avreste fatto meglio a parlarmi di quella richiesta?
Francamente, non ne ho visto il motivo. Qui di richieste strane ne riceviamo tutti i giorni, e quella del Thero non aveva niente di diverso dalle altre. Naturalmente, siccome mi faceva piacere che qualcuno si interessasse a un mio progetto speciale, ho fatto del mio meglio per accontentarlo.
D'accordo, sospir Franklin. Non parliamone pi. Rispondete piuttosto a questo: come scienziato, siete davvero convinto che sia possibile eliminare la macellazione e puntare tutte le nostre risorse sul latte e sui prodotti sintetici?
Con una decina d'anni di tempo, se sar necessario potremo farlo benissimo. Per conto mio, non vedo nessun ostacolo di natura tecnica.
Ma vi rendete conto di cosa significa? Se si comincia con le balene, prima o poi si dovr fare lo stesso con tutti gli altri animali domestici.
E perch no? L'idea, personalmente, mi sorride. Visto che scienza e morale possono mettersi d'accordo per rendere meno crudeli le leggi di natura, mi pare che sia una buona cosa, no?
A sentirvi sembrereste anche voi un buddista, e poi mi sono stancato di ripetere che non c' crudelt in quello che facciamo noi. Be', se il Thero vi facesse altre domande, abbiate la compiacenza di dirgli che si rivolga a me.
Benissimo, signor Franklin, replic Lundquist, in tono sostenuto. Segu un silenzio imbarazzante per entrambi, che venne provvidenzialmente interrotto dall'ingresso di un assistente.
Dal Comando vogliono parlare con voi, signor Franklin.  urgente.
Posso immaginarmelo -brontol Franklin. Poi not l'espressione ancora un po' ostile di Lundquist e non pot reprimere un sorriso.
Visto che sapete addestrare le orche a fare i guardiani, caro John, forse fareste bene a cercare un mammifero, magari anfibio, adatto a venire addestrato per farne un nuovo direttore.
Franklin non ci teneva a fare il teste chiave davanti alla commissione d'inchiesta, ma capiva benissimo di non poter sottrarsi in nessun modo. Passava la maggior parte del suo tempo a raccogliere dati per confutare la tesi di quelli che desideravano abolire la macellazione delle balene, e il compito era pi arduo di quanto si fosse aspettato.
I dati erano insufficienti a dimostrare che il provvedimento avrebbe portato rilevanti svantaggi economici, e sarebbe stato onesto riconoscerlo. D'altro canto, da molte parti si facevano pressioni perch Franklin dimostrasse proprio il contrario. Inoltre, la sua stessa lealt verso l'Ufficio Balene, e il desiderio di non compromettere la sua posizione attuale, lo spingevano a prodigarsi in quel senso.
Ma non si trattava solo di una questione economica; altri fattori, di natura emotiva, turbavano il giudizio di Franklin e gli rendevano difficile prendere una posizione netta. Come la maggior parte degli uomini di quell'era materialistica, Franklin era intossicato dai trionfi scientifici e sociologici che avevano caratterizzato i primi decenni del ventunesimo secolo. Si vantava quindi del suo scettico razionalismo e della sua totale libert da ogni forma di superstizione. Quanto alle questioni fondamentali di filosofia, non se n'era mai preoccupato molto. Erano argomenti che non lo riguardavano direttamente.
E adesso, che gli piacesse o no ammetterlo, il fatto di vedersi aggredire da una direzione inaspettata lo coglieva completamente alla sprovvista. Si era sempre considerato un individuo piuttosto umano, e ora qualcuno gli aveva fatto notare che non era sufficiente. L'interno conflitto lo rendeva sempre pi irritabile, e le cose peggiorarono a tal punto che Indra decise di intervenire.
Senti, dichiar con fermezza al marito, una sera, dopo che Anne se n'era andata a letto piangendo in seguito a una lite col padre, sarebbe molto meglio per tutti se una buona volta ti decidessi a guardare in faccia la realt e a smetterla di tapparti gli occhi da solo.
Che diavolo stai dicendo?
Che da una settimana in qua te la prendi con tutti, eccezione fatta per un solo individuo. Te la sei presa con Lundquist, e in parte  stata colpa mia. Poi con la stampa, con i colleghi e i dipendenti, con i ragazzi, e da un momento all'altro te la prenderai anche con me. C' una sola persona che si salva dalle tue ire, ed  il Maha Thero, che  proprio la causa di tutto.
Perch dovrei avercela con lui? Sar un pazzo, d'accordo, per  un santo, o almeno qualcosa di molto simile.
Non discuto. Sto solo dicendo che in effetti tu sei d'accordo con lui, ma non vuoi ammetterlo.
Ma  ridicolo!, cominci a urlare Franklin. Poi la sua indignazione sboll. Era ridicolo, s, ma era anche la verit sacrosanta.
Subito si sent invadere da una gran calma; non ce l'aveva pi n con gli altri, n con se stesso. La sua indignazione per il fatto che fosse toccato proprio a lui dibattersi in un dilemma sollevato da altri, svan d'incanto. D'accordo, in tutti quegli anni aveva finito per affezionarsi ai bestioni affidati alla sua custodia, e non c'era ragione di vergognarsene. Se davvero si poteva evitare di macellarli, lui era il primo ad esserne contentissimo, a prescindere da tutte le conseguenze economiche per l'Ente che amministrava.
Il sorriso di congedo del Thero gli torn d'improvviso alla memoria. Possibile che quell'uomo straordinario avesse previsto fin d'allora che prima o poi lo stesso Franklin avrebbe sposato la sua causa?
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Capitolo 21.
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Il consiglio amministrativo si riuniva di solito due volte all'anno, e in genere non aveva molto da discutere, dato che tutta l'attivit dell'Ente Balene veniva esplicata in modo pi che soddisfacente dai vari gruppi addetti alla produzione, ai finanziamenti, al
personale e agli sviluppi tecnici. Franklin partecipava regolarmente, sebbene solo in veste di socio ordinario, perch la carica di presidente toccava sempre a qualcuno della Divisione Marina o del Segretariato Mondiale. Altre volte era tornato da quelle riunioni depresso e scoraggiato, ma non gli era mai capitato di venirne via completamente fuori di s.
Indra capi che qualcosa era andata di traverso nell'attimo stesso in cui il marito entr in casa.
Fuori il peggio, disse rassegnata, mentre lui si lasciava cadere di schianto su una poltrona. Devi cercarti un altro lavoro?
Scherzava, naturalmente, e Franklin si sforz di sorridere. Non siamo a questo punto, rispose, ma la faccenda  pi grave di quanto si pensava. Le decisioni annunciate dal presidente Burrow sono queste: a meno che non si possa provare che la produzione di cibo sintetico risulter molto pi economica dei metodi attuali, la macellazione delle balene continuer. Nemmeno un dieci per cento di risparmio sar considerato sufficiente a giustificare la trasformazione dei nostri impianti attuali. Per citare Burrow, a noi interessano i costi di produzione, e non astrusi principi filosofici come la giustizia verso gli animali.
"Fin qui, non mi sarei opposto di certo, dato che il discorso  ragionevole. Ma il peggio  cominciato durante l'intervallo, quando Burrow mi ha avvicinato per dirmi chiaro e tondo che io sarei stato un teste chiave durante l'inchiesta, e che la Divisione Marina non sarebbe certo rimasta soddisfatta se per caso io avessi preso le parti del Thero, tanto pi che l'inchiesta sar trasmessa e seguita da parecchi milioni di persone. ? se mi venisse chiesta la mia opinione personale? ho obiettato. Allora ha voluto che gliela dicessi francamente, e io l'ho accontentato.
"A questo punto, dopo aver discusso un po', Burrow si  allontanato per fare alcune telefonate, lasciandoci tutti li ad aspettare per mezz'ora mentre lui si consultava col Segretariato Mondiale. Finalmente  tornato con ordini precisi per me, anche se non si  espresso proprio in questo modo. Morale della favola: all'inchiesta io dovr comportarmi come un pappagallo, e ripetere tutto quello che mi verr imposto. Se mi verr richiesta un'opinione personale, dovr dire che non ne ho."
E tu cosa pensi di fare?
Non lo so, rispose Franklin. Proprio non lo so.
Era ancora indeciso quando l'inchiesta cominci e il Maha Thero fece la sua prima apparizione sugli schermi, di fronte a un pubblico composto praticamente dal mondo intero.
Franklin ascolt, e trov che il discorso era semplice, esplicito, e assolutamente privo di fanatismo, il che avrebbe potuto essere controproducente in un'epoca cos razionale.
Noi riconosciamo, disse il Thero, la necessit di uccidere microbi e insetti nocivi, ma lo sterminio deve cessare qualora non sia necessario, e nel caso degli animali superiori non lo . La produzione di ogni tipo di vitamine sintetiche  diventata oggi una possibilit, o lo diventer, purch sia compiuto lo sforzo necessario. Del resto, ci accontentiamo di lasciar parlare i fatti, perch il mondo possa fare da s la propria scelta.
Franklin spense il televisore; la scena che veniva trasmessa gli era pi che nota, dato che aveva aiutato il Thero a filmarla. "La Divisione Marina", pens Franklin "star certo deplorando d'aver concesso a Sua Riverenza la possibilit di visitare gli impianti e la catena di macellazione, ma ormai non pu farci pi nulla."
Tra due giorni lui avrebbe dovuto comparire davanti alla commissione per rendere la sua testimonianza. Si sentiva pi un criminale che un teste, per la verit. E in effetti, la sua coscienza era sotto processo. Gli sembrava strano pensare che, dopo aver tentato una volta di uccidere se stesso, ora gli sembrasse ingiusto uccidere delle creature inferiori. Chiss, forse in tutto ci si nascondeva qualche complicazione psicologica, ma era inutile tentare di scoprirla.
Tanto, non l'avrebbe aiutato a risolvere il suo dilemma.
Eppure la soluzione era gi in atto, e gli sarebbe arrivata da una parte assolutamente impensata.
Franklin stava per salire sull'aereo che l'avrebbe portato sul luogo dove si svolgeva l'inchiesta, quando rison all'improvviso il segnale di "Incidente Subacqueo". Franklin si vide recapitare in gran premura un messaggio urgentissimo, lo lesse, e da quel momento tutti gli altri problemi che l'assillavano cessarono di esistere.
L'SOS veniva dall'Ufficio Minerario, la sezione pi importante di tutta la Divisione Marina.
Trenta minuti dopo, Franklin era in volo, ma verso una direzione completamente diversa da quella prevista. E un'ora dopo, dati tutti gli ordini necessari, poteva telefonare alla moglie.
Indra rimase sorpresa da quella chiamata, ma un attimo dopo la sorpresa si mutava in apprensione.
Cara, sta' a sentire, esord Franklin. Non vado pi a Berna per l'inchiesta. Alla Mineraria si  verificato un grave incidente, e hanno chiesto il nostro aiuto. Uno dei grossi sottomarini  intrappolato sul fondo. Stava scavando un pozzo di petrolio e ha urtato contro una sacca di gas ad alta pressione. La gru meccanica  crollata sopra il sommergibile, che adesso non riesce pi a districarsi. A bordo c'erano una quantit di pezzi grossi, compreso un senatore e il direttore della Mineraria. Non so come faremo a tirarli fuori, ma dobbiamo tentare l'impossibile. Ti richiamer appena potr.
Dovrai immergerti anche tu? domand Indra preoccupata.
 probabile. Via, non prenderla a quel modo! L'ho fatto per anni, no? Stai tranquilla, cara. Salutami Anne, e non preoccuparti.
Indra guard l'immagine del marito svanire dallo schermo. Era svanita da un pezzo quando lei si rese conto che Walter non aveva pi avuto un'aria tanto felice da parecchio tempo a quella parte. Forse "felice" non era la parola adatta, visto che c'erano diverse vite in pericolo; era pi esatto dire "entusiasta". Indra sorrise. Conosceva bene il perch di quell'entusiasmo.
Ora Walter poteva sottrarsi a tutti i problemi d'ufficio, e poteva tornare, sia pure per poco, a immergersi nell'elemento che adorava.
Eccolo l, disse il pilota del sommergibile, indicando l'immagine che si stava formando proprio all'orlo dello spettro sonar. Sulla roccia, a cento metri di profondit. Tra un paio di minuti potremo distinguere i particolari.
Com' la visibilit? Possiamo usare lo schermo TV?
Non credo. Da quel geyser continua a scaturire gas... Eccolo l, quell'eco cos confusa. E poi l'esplosione ha sollevato fango per un raggio di molti chilometri.
Un bel pasticcio, mormor Franklin, confrontando l'immagine che si formava sullo spettro sonar con gli schizzi che aveva davanti. -Quanto ci vorr perch arrivino i grossi rimorchiatori?
Minimo quattro giorni. L'"Hercules" pu sollevare cinquemila tonnellate, ma si trova a Singapore.  troppo pesante per essere trasportato con un vagone volante, deve venire con i suoi mezzi, e...
Qui capitano Jacobsen -disse in quel momento l'altoparlante. Siamo lieti di avervi con noi, signor Franklin. Una delle nostre subvedette  gi al lavoro per tentare di smantellare la gru a un pezzo per volta. I vostri ragazzi stanno facendo un ottimo lavoro, ma ho paura che ci voglia molto tempo.
Come vanno le cose li da voi, capitano?
Abbastanza bene. L'unica cosa che mi preoccupa  lo scafo, tra le paratie tre e quattro.  li che ha subito l'urto, e si  avuta una distorsione.
Potete isolare la sezione, se per caso si producesse una falla?
Non  semplice, rispose Jacobsen. Corrisponde proprio alla parte centrale della cabina di comando. Se ci toccher evacuarla, resteremo completamente isolati.
Capisco... E i passeggeri?
Be'... stanno bene, rispose il capitano, in tono non troppo convinto. C' il senatore Chamberlain che vuole parlarvi.
Salve, Franklin, interloqu il senatore. Non immaginavo che ci saremmo ritrovati in circostanze del genere. Quanto tempo pensate che occorrer per tirarci fuori?
Non posso fare promesse, senatore, rispose cauto Franklin. Ci vorr un certo tempo per liberarvi da tutta quella roba. Ma vedrete che ce la faremo. Potete stare tranquilli.
Via via che il sommergibile si avvicinava alla scena del disastro, Franklin perdeva molto del suo ottimismo. La potente gru meccanica era lunga oltre sessanta metri, e sarebbe stata una bella impresa smantellarla pezzo per pezzo, tanto pi che le subvedette potevano asportarne solo piccole sezioni alla volta.
Nei dieci minuti che seguirono ci fu una specie di conferenza a triangolo tra Franklin, il capitano Jacobsen e il Guardiano di Prima Classe Warden Barlow, che pilotava la seconda subvedetta. Alla fine tutti e tre furono d'accordo di continuare lo smantellamento della gru. Anche secondo i calcoli pi pessimistici, quel lavoro avrebbe dovuto terminare due giorni prima dell'arrivo dell'"Hercules". A meno che, naturalmente, non si verificassero altre complicazioni. L'unico rischio possibile sembrava quello accennato dal capitano Jacobsen.
Come tutte le grandi citt sottomarine, la sua nave era dotata di un impianto purificatore dell'aria che avrebbe mantenuto l'atmosfera respirabile per diverse settimane, ma se lo scafo cedeva proprio nella zona della cabina di comando tutti i servizi essenziali del sommergibile sarebbero venuti a mancare. Gli occupanti potevano sempre ritirarsi al di l di un compartimento stagno, ma sarebbe stata una soluzione temporanea, perch presto l'aria sarebbe diventata irrespirabile. Inoltre, con parte del sottomarino allagata, nemmeno l'"Hercules" ce l'avrebbe fatta a sollevarlo.
Prima di dare man forte a Barlow nello smantellamento della gru, Franklin chiam la base con la trasmittente a lunga distanza e ordin tutta l'attrezzatura che poteva servire. Chiese che venissero spedite altre due subvedette per via aerea e invent li per l la produzione in massa di serbatoi di galleggiamento, col semplice procedimento di immettere aria dentro vecchi bidoni di petrolio. Agganciando alla gru un buon numero di quei palloni di fortuna, forse si poteva anche sollevarla senza altro aiuto, liberando il sottomarino prigioniero.
C'era un altro tipo di equipaggiamento che Franklin esit un poco prima di ordinare; ma poi si decise, e fece la richiesta, pur sapendo che quelli del Dipartimento Forniture si sarebbero domandati se era diventato matto.
Il lavoro di segare le putrelle della gru era noioso ma non difficile. Le due subvedette lavoravano di conserva, una fondendo il metallo, l'altra trascinando via il pezzo che si staccava. L'acqua si era fatta pi limpida, e questo facilitava il lavoro consentendo l'uso delle telecamere.
Franklin quasi si meravigli quando arrivarono i rinforzi. Gli sembrava impossibile che fossero gi passate sei ore; non sentiva n stanchezza n appetito. Le due nuove subvedette trasportavano anche una prima serie dei bidoni che Franklin aveva ordinato.
Adesso il piano di lavoro sub una modifica. I bidoni venivano assicurati alla gru uno alla volta, i tubi dell'aria venivano applicati ai bidoni, e l'acqua all'interno veniva soffiata via finch il bidone tendeva a scappare verso l'alto come un pallone frenato. Ognuno di quei recipienti aveva una forza di sollevamento di due o tre tonnellate; potendone attaccare un centinaio, calcolava Franklin, il sottomarino prigioniero sarebbe stato liberato.
I manipolatori telecomandati situati all'esterno delle piccole subvedette, e che venivano usati cos raramente, ora sembravano a Franklin un'estensione delle proprie braccia. Da quattro anni almeno lui non aveva pi usato quelle ingegnose dita metalliche che permettevano a un uomo di lavorare in punti nei quali il suo corpo non avrebbe potuto trovarsi senza la protezione di uno scafo. Ricordava, riandando ai primi tempi in cui se n'era servito, un certo tentativo di fare un nodo, e l'impressionante pasticcio che ne era risultato.
Stavano lavorando ad agganciare una seconda serie di bidoni, quando il capitano Jacobsen si fece sentire.
Devo darvi cattive notizie, Franklin, disse, con voce carica di apprensione. Cominciamo a imbarcare acqua, e la falla si allarga. Se continua cos tra un paio d'ore dovremo abbandonare la cabina di comando.
Era la notizia che Franklin aveva temuto. Trasformava un'opera di salvataggio in una corsa contro il tempo, senza quasi speranza di riuscita.
Quant' la pressione interna?
L'ho gi fatta salire a cinque atmosfere. Non  prudente aumentarla oltre.
Portatela a otto, se potete. Basta che resista qualcuno di voi, anche se gli altri svengono. Vi aiuter a rallentare l'allargamento della falla.
D'accordo... ma se svengono in troppi non so come faremo a evacuare la cabina di comando.
C'era troppa gente in ascolto perch Franklin desse l'unica risposta logica, cio che se si arrivava a dover abbandonare la cabina, pi niente aveva importanza. Il capitano Jacobsen lo sapeva quanto lui, ma forse i passeggeri non se ne rendevano conto.
La decisione che aveva sperato di non dover prendere ora gli pendeva sul capo: bisognava ricorrere agli esplosivi per liberare subito lo scafo dal peso della gru. Ma c'erano due obiezioni: il pericolo di usare esplosivi vicino allo scafo gi duramente provato, e l'impossibilit di applicare le cariche ai due piloni inferiori della gru per mezzo delle braccia meccaniche, perch queste non potevano assolutamente raggiungerli. Era un lavoro che solo un palombaro poteva compiere, e in acque poco profonde sarebbe stata una faccenda di dieci minuti.
Purtroppo quelle non erano acque poco profonde; si era a ben trecentotrenta metri di profondit, con una pressione di oltre trenta atmosfere.
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Capitolo 22.
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 un rischio troppo grande, Franklin. Non posso permetterlo!, "Non capita spesso" pens Franklin "di poter contraddire un senatore". Ma lui non si sarebbe certo lasciato intimidire.
Lo so, senatore, ma non c' altro da fare, disse.  un rischio calcolato, una vita contro ventitr.
Ma io so che  un suicidio per un uomo immergersi sotto i cento metri senza la protezione di uno scafo.
Si, se respira aria compressa. Prima l'idrogeno gli fa perdere i sensi, poi l'ossigeno lo fa asfissiare. Ma con la miscela esatta  possibilissimo. Col respiratore che user io, i collaudatori sono scesi fino a cinquecento metri.
Non  per contraddirvi, signor Franklin, interloqu Jacobsen, ma uno solo ha raggiunto i cinquecento metri... e le sue condizioni fisiche erano state accuratamente controllate. E inoltre non doveva affatto svolgere un lavoro.
Nemmeno io. Devo solo sistemare quelle due cariche.
Ma la pressione!
Purch sia bilanciata, non fa differenza. I miei polmoni saranno schiacciati da un peso di circa cento tonnellate, ma io avr cento tonnellate anche dentro, e non lo sentir.
Scusate se dico questo, ma non sarebbe meglio mandare un uomo pi giovane?
Non c'entra l'et con la capacit di immersione. Io sto benissimo, questo  quello che conta.
Franklin si rivolse al pilota e interruppe il contatto radio.
Emersione, ordin. Staremmo qui tutto il giorno a discutere, altrimenti. E io voglio far presto, altrimenti mi viene meno il coraggio.
Il petrolio scaturito dal pozzo aveva reso il mare cos piatto che il pilota del vagone volante aveva potuto ammarare. Il Comandante Henson, il primo palombaro della Divisione Marina, aspettava sull'aereo con tutto l'equipaggiamento necessario. Sarebbe toccato a lui scendere, ma Franklin conosceva le condizioni del fondo, mentre Henson avrebbe dovuto perdere tempo prezioso per fare prima una perlustrazione a bordo di una subvedetta. E cos Franklin ebbe partita vinta.
Franklin ingoi le pillole di "pH", fece delle apposite iniezioni preparatorie, poi s'infil nella tuta di gomma flessibile che l'avrebbe protetto dalla temperatura di circa zero gradi. Il complicatissimo apparecchio respiratore con i suoi tre cilindri gli venne legato sulle spalle, dopo di che Franklin venne calato in mare.
Il Comandante Henson gli nuot attorno per circa cinque minuti, mentre venivano compiuti i diversi controlli. Finalmente tutto fu in ordine. Le cariche esplosive gli vennero agganciate alla cintura e infine si aggrapp al corrimano che girava attorno alla torretta della subvedetta. Scendiamo pure, comunic Franklin al pilota. Quindici metri al minuto, e tenete l'andatura sotto i due nodi.
A nove metri di profondit, Franklin fu costretto a fare arrestare la discesa per circa un minuto, per liberarsi i timpani. Soffi e deglut a pi non posso, finch il ben noto "clic" all'interno delle orecchie lo avverti che tutto era andato a posto.
A trenta metri le orecchie non gli davano pi disturbo, e poteva respirare senza sforzo, ma un vago senso di depressione cominciava a impadronirsi di lui. Per distrarsi chiam il pilota e gli chiese quali notizie riceveva dal sottomarino intrappolato. Sei passeggeri erano svenuti, ma per il momento non sembravano in pericolo; gli altri diciassette si sentivano piuttosto male, ma cercavano di adattarsi all'aumento di pressione. La falla non si era allargata, ma c'erano ormai dieci centimetri di acqua nella cabina di comando, e tra poco poteva esserci pericolo di corti circuiti.
Novanta metri, avverti la voce del Comandante Henson, dall'interno della subvedetta. Controllate il contatore dell'idrogeno. Ormai dovrebbe verificarsi il cambiamento automatico di miscela.
Franklin guard il piccolo quadro di controllo inserito alla tuta. Si, stava avvenendo il cambio di miscela. Lui non avvertiva la differenza nell'aria che respirava, ma nei prossimi metri di discesa la maggior parte del pericoloso nitrogeno sarebbe stata eliminata. Sembrava strano sostituire il nitrogeno con l'idrogeno, ma quest'ultimo non aveva effetti narcotizzanti.
Il Comandante Henson chiam di nuovo. Ormai dovreste respirare il cinquanta per cento di idrogeno. Lo sentite?
S... ha un saporino metallico. Ma non  sgradevole.
Parlate lentamente, Franklin. Si fa fatica a capirvi, perch la vostra voce adesso  stranamente acuta. Vi sentite bene?
Benissimo, rispose Franklin, guardando il contatore di profondit. Si pu aumentare la velocit di discesa a trenta metri al minuto? Vorrei guadagnare tempo.
Il pilota esegu, e senza esserne richiesto accese i fari. Non c'era niente da illuminare in quel vuoto liquido a mezza via tra la superficie e il fondo, ma l'alone luminoso nelle tenebre serviva a rassicurare il palombaro.
Duecentoquaranta metri di profondit... Pi di tre quarti della discesa erano ormai coperti. Meglio fermarsi per tre minuti, avvert il Comandante. Vorrei tenervi fermo qua almeno per mezz'ora, ma lo faremo durante il percorso di ritorno.
Franklin si sottomise con pazienza all'attesa. Gli parve incredibilmente lunga; forse il suo senso del tempo era deformato.
Stava quasi per domandare a Henson se non avesse per caso l'orologio fermo, quando si ricord che poteva controllare sul proprio, altrettanto preciso. Il fatto di aver dimenticato un particolare del genere gli parve cattivo segno; stava a indicare che forse cominciava a istupidirsi. Per, se era ancora abbastanza intelligente da capire che stava diventando stupido, forse le cose non andavano tanto male... Per fortuna, la discesa ricominci in tempo per impedirgli di addentrarsi troppo in quelle complicatissime elucubrazioni.
Ora sentiva, sempre pi forte e distinto, il fragore incessante del geyser di gas. La fuoruscita scuoteva il mare tutt'attorno, impedendogli di sentire i consigli e i commenti dei suoi aiutanti. C'era un altro pericolo, dunque, oltre quello della pressione: se fosse stato colpito dal getto di gas, sarebbe stato scagliato all'ins per un paio di centinaia di metri nel giro di pochi istanti, e sarebbe esploso come un pesce degli abissi trasportato improvvisamente alla superficie.
Ci siamo quasi, avvert il pilota. Tra un minuto dovreste essere in grado di vedere la gru. Accender i fari medi.
Poco dopo Franklin intravvedeva al di sotto l'intelaiatura di piloni contorti. Una stella, assurdamente fuori posto in quel mondo di tenebre terrificanti, brill improvvisa oltre il cono di chiarore dei fari. Franklin stava osservando semplicemente una delle torce manovrate dalle braccia meccaniche dell'altra subvedetta per fondere il metallo della gru.
Con grande cura, il suo sommergibile lo port in posizione dietro la gru. Ora vedeva benissimo i due piloni ai quali avrebbe dovuto applicare le cariche esplosive; erano circondati da un groviglio di sbarre pi piccole, di travi e di cavi, attraverso i quali lui doveva in qualche modo aprirsi il passo.
Franklin si stacc dal sommergibile che l'aveva trasportato l sotto, e con lente, esperte bracciate nuot verso l'incastellatura. Nell'avvicinarsi, distinse per la prima volta la massa nereggiante del sommergibile intrappolato, e prov una stretta al cuore pensando a tutti i problemi che andavano risolti prima di poterlo liberare. Seguendo un improvviso impulso, nuot verso la superficie dello scafo e lo percosse con un paio di cesoie prese dalla cassetta dei ferri.
Gli uomini, all'interno, sapevano benissimo che lui era l, ma quel segnale li avrebbe senz'altro rincuorati.
Poi si mise al lavoro. Sforzandosi di ignorare le vibrazioni che riempivano l'acqua attorno a lui e gli rendevano difficile concentrarsi, inizi un'attenta esplorazione dell'intrico metallico dentro il quale bisognava penetrare a nuoto.
Raggiungere il pilone pi vicino e applicare la carica non presentava vere e proprie difficolt.
C'era un passaggio abbastanza largo fra le tre travi, bloccato solo da una sezione di cavo che poteva venire spostata facilmente, ma bisognava stare attenti che non s'impigliasse nel suo equipaggiamento, mentre lui passava. Poi il pilone sarebbe stato l a portata di mano, e per di pi c'era anche spazio per girarsi, evitando la difficile manovra di strisciare all'indietro.
Controll meglio, e gli parve che il calcolo fosse esatto. Per maggiore sicurezza, chiam il Comandante Henson e lo preg di verificare la situazione sullo schermo TV, dato che la visibilit era buona.
La struttura di ferro vibrava come un diapason gigantesco; Franklin sentiva la spinta ruggente del pozzo trivellato sia nell'acqua all'intorno, sia nel metallo che toccava. Gli pareva d'essere imprigionato in un'immensa gabbia vibrante.
Il rumore, unito alla pressione, cominciava a intontirlo e a rallentargli i riflessi; doveva continuare a ripetersi che molte vite dipendevano da quello che lui stava facendo.
Raggiunse il pilone e lentamente sistem la carica contro il metallo. Impieg parecchio tempo, ma finalmente la carica fu a posto, e nemmeno le vibrazioni l'avrebbero smossa.
Franklin si guard attorno per localizzare il secondo obiettivo: il pilone opposto.
Gli parve che niente potesse impedirgli di attraversare l'interno dell'incastellatura e completare il lavoro. Restava l'alternativa di rifare il cammino percorso, poi nuotare attorno e portarsi sull'altro lato del disastro. In circostanze normali sarebbe stato abbastanza facile... ma ora ogni movimento andava calcolato con cura, ogni spreco di forze andava fatto solo dopo averne accertato l'ineluttabile necessit.
Con infinita prudenza, cominci a muoversi attraverso l'interno.
Il bagliore delle luci di scandaglio della subvedetta lo investiva in pieno facendogli dolere gli occhi. Non gli venne in mente che bastava dire una parola nel microfono e il bagliore sarebbe stato immediatamente ridotto all'intensit desiderata. Cercava invece di tenersi il pi possibile nelle zone d'ombra, addentrandosi sempre pi nell'intrico di travi sfondate attraverso il quale si moveva.
Raggiunse il pilone, e rest aggrappato l per un bel po' cercando di ricordarsi perch era l e che cosa doveva fare. Ci volle la voce del Comandante Henson, che gli risonava nelle orecchie come un'eco distante, per ricondurlo alla realt.
Con cura e lentezza sistem allora la preziosa tavola di esplosivo in un punto adatto, e poi prese a fluttuarle intorno per ammirare il lavoro eseguito, mentre la noiosissima voce che gli risonava nelle orecchie si faceva sempre pi insistente.
Franklin si rese conto che, per farla smettere, sarebbe bastato strapparsi via la maschera che conteneva quel seccantissimo altoparlante. Per un attimo accarezz quell'idea, poi scopr che non era abbastanza forte per slacciare le cinghie che tenevano a posto la maschera. Peccato; ma forse la voce avrebbe taciuto se lui avesse fatto quel che gli veniva ordinato di fare.
Sfortunatamente non aveva la pi pallida idea di quale fosse la via giunta per uscire da quella foresta di ferro, in cui ora si trovava scomodamente impigliato. La luce e il rumore lo confondevano; come si moveva in una direzione ecco che andava a sbattere in qualcosa, e subito doveva fare dietrofront. La cosa lo irritava ma non lo spaventava, perch in fondo l si stava benissimo: era divertente.
Ma quella voce non gli dava tregua. E non era pi cordiale. Vagamente, Franklin si rendeva conto che stava diventando sempre pi villana, e arrogante, e che gli dava ordini con un tono che la gente di solito non usava con lui. Ma perch poi non lo usava. Mah) In ogni modo, ora gli venivano impartite istruzioni particolareggiate, e a forza di sentirsele ripetere, con enfasi crescente, lui finiva per eseguirle, quasi per dispetto. Era troppo stanco per ribellarsi, ma piangeva un poco, addolorato da quel trattamento scortese. Nessuno, da che era al mondo, gli aveva mai lanciato tanti insulti, e raramente aveva udito un linguaggio pi scorretto di quello che ora gli arrivava attraverso l'altoparlante. Ma chi poteva essere quello che gli gridava frasi di questo genere: Non da quella parte, idiota! A sinistra... SINISTRA! Cos va bene... ora avanti ancora un po'... non fermarti, imbecille! Maledizione, ora si addormenta di nuovo SVEGLIATI... MUOVITI, BESTIA! CHE VOGLIA DI VENIRE A TIRARTI IL COLLO! Ecco, bravo... quasi ci sei... forza, lumaca, ancora un metro... e cos via, incessantemente, e gi nuove imprecazioni e insulti!
Poi, con sua grande meraviglia, non ci fu pi traccia di metallo contorto intorno a lui. Ora stava nuotando lentamente in mare aperto, ma non pot nuotare a lungo. Dita di metallo si chiusero attorno a lui, e venne trascinato all'ins dolcemente, e ingoiato dal fragore delle tenebre.
In lontananza ud quattro esplosioni brevi, ovattate, e qualcosa proprio nei recessi pi remoti del suo cervello lo avvert che almeno due erano opera sua. Ma non vide niente del rapido dramma che si svolgeva sul fondo, mentre i detonatori radiocomandati fondevano e l'immensa incastellatura si spezzava in due. La sezione che pesava sul sottomarino ondeggi per un istante, poi scivol da una parte e si abbatt sul fondo del mare.
Il grosso sottomarino, libero da ogni impedimento, cominci a salire con velocit sempre maggiore; Franklin avvert lo spostamento d'acqua, ma era troppo intontito per comprenderne il significato. Stava lottando per riprendere conoscenza. Verso i duecento-quaranta metri di profondit, in modo del tutto inaspettato, cominci a reagire agli insulti ricevuti da Henson, e con gran sollievo del Comandante prese a rispondergli a tono. Per circa altri trenta metri non fece che infilare un'imprecazione dopo l'altra, poi si rese bruscamente conto di dove si trovava, e tacque, imbarazzatissimo. Solo allora comprese che la sua missione era riuscita, e che gli uomini da lui soccorsi si trovavano gi molto al di sopra di lui, prossimi a riemergere.
Franklin non pot uguagliare quella velocit. A livello dei cento metri di profondit lo aspettava una camera di decompressione, e in quello spazio ristretto dovette andare in volo fino a Brisbane, e l aspettare altre diciotto ore prima che tutti i gas assorbiti venissero espulsi dal suo organismo. Quando finalmente i dottori lo lasciarono andare, era troppo tardi per distruggere la bobina che aveva fatto il giro dell'Ente Balene. Ora Franklin era un eroe agli occhi di tutto il mondo, ma se mai gli fosse venuta la tentazione di inorgoglirsene, non doveva fare altro che ricordarsi che tutti i dipendenti avevano ascoltato religiosamente la filastrocca di insolenze indirizzate dal Comandante Henson al loro direttore.
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Capitolo 23.
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Peter non si volt mai mentre saliva la passerella che lo portava a bordo dell'astronave dalla quale, tra meno di mezz'ora, avrebbe visto la Terra recedere nello spazio. Franklin sapeva perch il figlio non si voltava: i ragazzi di diciotto anni non piangono in pubblico. E nemmeno, pens poi riferendosi a se stesso, i dirigenti di mezz'et a capo di grandissime imprese.
Anne, al contrario, non conosceva certe inibizioni, e piangeva a calde lagrime nonostante tutti i tentativi di Indra per confortarla. Solo quando le porte della nave spaziale si chiusero definitivamente, e la sirena di partenza ebbe sommerso ogni altro rumore, il pianto di Anne si trasform in una serie di singulti soffocati.
La marea di spettatori, di amici e parenti, di operatori e di ufficiali del Dipartimento Spaziale, cominci a ritirarsi dietro le barriere mobili. Stringendo per mano la moglie e la figlia, Franklin stesso si lasci trasportare dalla folla. Quante speranze e paure, quante gioie e dolori lo circondavano in quel momento! Cerc di rivivere le emozioni del suo primo viaggio spaziale; doveva essere stato uno dei momenti pi grandi della sua vita, anche se ormai era offuscato da trent'anni di continue esperienze.
Ora Peter stava incamminandosi sulla via un tempo intrapresa dal padre. "Che tu possa avere pi fortuna di me negli spazi" preg Franklin. Avrebbe voluto trovarsi presente quando, a Por Lowell, Irene avrebbe accolto il giovane che avrebbe potuto essere suo figlio, e Roy e Rupert avrebbero fatto conoscenza col fratellastro. Era sicuro che sarebbero stati lieti di accoglierlo; Peter non si sarebbe sentito tanto solo su Marte, come era capitato un tempo al Guardiamarina Spaziale Walter Franklin.
Franklin, durante l'attesa del decollo, pass in rassegna la sua vita. Ora che aveva lanciato il figlio verso il futuro, poteva dirsi soddisfatto dei risultati raggiunti? Era difficile rispondere con onest. Tante cose tentate erano finite con un fallimento, e perfino in tragedia. Quanto alle probabilit di innalzarsi oltre nella carriera, sapeva di non doverci contare: d'accordo, era un eroe, ma aveva mandato all'aria i piani di troppa gente quando, presentatosi all'inchiesta dopo il salvataggio, aveva dichiarato apertamente di appoggiare la tesi del Maha Thero. Tuttavia, sarebbe rimasto alla direzione dell'Ente Balene. Gliel'avevano detto chiaro e tondo: sei tu il responsabile di tutte queste trasformazioni, di questo sconquasso, per essere esatti, e quindi sbrogliatela tu.
Altri tre fischi di sirena interruppero le sue meditazioni. Un attimo dopo, in un silenzio che sembrava quasi assurdo a quelli che ricordavano l'era dei razzi, la grande astronave si stacc da terra e cominci ad avviarsi verso il suo elemento naturale. Ottocento metri al di sopra dello spazioporto, il campo di gravit autonomo entr in azione, annullando i concetti terrestri di "su" e "gi". L'immenso scafo punt la prua verso lo zenith, rimase per un istante sospeso tra le nubi come un obelisco metallico, poi spar rapidissimo lasciando il cielo nuovamente deserto.
La tensione si ruppe. La folla cominci a disperdersi. Franklin, tenendo abbracciate per le spalle Indra e Anne, le sospinse verso l'uscita.
A suo figlio augurava i mari senza lidi dello spazio. Per se stesso, gli oceani della terra erano sufficienti. Guard ancora una volta verso il cielo deserto, e le parole che il Maha Thero gli aveva detto mentre tornavano in volo dalla Groenlandia gli tornarono lentamente alla memoria. Non avrebbe mai pi dimenticato quell'agghiacciante profezia: "Quando verr il momento, il trattamento che l'uomo ricever dalle razze a lui superiori potr dipendere dal modo come si sar regolato verso le altre creature del proprio mondo".
Forse era un pazzo a permettere che simili fantasmi di un futuro lontanissimo influenzassero i suoi pensieri e le sue azioni, ma non aveva rimpianti per ci che aveva fatto. Mentre fissava l'infinito azzurro che aveva inghiottito il suo ragazzo, le stelle gli parvero d'improvviso vicinissime.
Dacci altri cento anni, bisbigli rivolto allo spazio, e ti affronteremo con mani e cuori innocenti... qualunque forma tu abbia.
Vieni, caro, disse Indra, con voce ancora un po' malferma. Non hai molto tempo. Il Comitato di Standardizzazione Interdipartimentale si riunisce tra mezz'ora.
Lo so, disse Franklin, soffiandosi il naso con decisione. Non mi sognerei mai di far aspettare quei signori.
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FINE.